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Rapporto Ecomafie 2025: attenzione ai reati-spia, a Massa-Carrara crescono più che nelle altre province toscane

«Silvio Greco assessore della Calabria noto biologo marino: ‘Ci sono affondamenti sospetti in una stagione storica in cui c’è stata enorme produzione di rifiuti radioattivi che hanno trovato scorciatoie per essere smaltiti’. Passaggi anche dal nostro porto?»

MASSA-CARRARA – Ecomafia a Massa-Carrara? Sì, esiste ed è in crescita. Come del resto in Italia e in Toscana (la Toscana a livello nazionale cresce dell’11,6% rispetto al 2023. Nel 2023 i reati erano 2.318, nel 2024 arrivano a 2.587) ma la nostra provincia cresce più delle altre toscane e la nostra regione purtroppo, che si posiziona al 6° posto nella classifica nazionale generale, si pone al 4° in quella del ciclo del cemento dopo Campania, Puglia e Sicilia con Lombardia al 5°.

A dirlo è il rapporto Ecomafia 2025 di Legambiente dedicato al comandante Natale De Grazia, capitano di fregata morto per avvelenamento mentre indagava per conto della procura di Reggio Calabria anche su due navi dei veleni salpate per l’ultima volta dal porto di Marina di Carrara e poi sparite misteriosamente: la Rigel e la Michigan. Imbarcazioni su cui si investigava per il carico di materiale radioattivo o comunque tossico «schermato» dal granulato di marmo. Le navi partite dal porto di La Spezia, infatti, si sarebbero fermate a Marina di Carrara proprio per poter caricare e nascondere la merce «scomoda» a bordo con granulato di marmo.

Dall’Aspromonte a Carrara e La Spezia. La morte del comandante arrivato da Reggio Calabria per fare luce sulla vicenda delle due navi, scomparso nella notte tra il 12 e il 13 dicembre di trent’anni fa, resta avvolta nel mistero nonostante la magistratura e le commissioni parlamentari di inchiesta. Per questo Legambiente e l’associazione apuana Alberto Benetti Aps, organizzando l’incontro per illustrare i dati del rapporto presso l’auditorium della Chiesa Pio X, chiedono espressamente che la commissione parlamentare raccolga tutti gli atti acquisiti e arrivi a una verità pubblica, visto che non si riesce ad arrivare in fondo alla verità giudiziaria.

Dall’Aspromonte a Massa-Carrara. Allora, quando nel 1995 De Grazia morì, come oggi con la presenza di infiltrazioni di cosche malavitose sul territorio come riferisce il prefetto e come sembra rivelare l’esistenza dei reati ambientali. A Massa-Carrara, secondo il report, aumentano i reati ambientali accertati: nel 2024 sono 123 e sono cresciuti del 29% in un anno, ci sono 121 persone denunciate (+75,5%) e 9 sequestri, triplicati rispetto ai 3 del 2023. Il maggior numero di reati riguarda quelli contro gli animali (riguardanti soprattutto la pesca), seguiti da cemento e rifiuti. E il referente nazionale di Legambiente Enrico Fontana mette in guardia, i reati ambientali sono reati spia rivelatori «che qualcosa non va».

All’incontro pubblico la presidente di Legambiente Carrara Paola Antonioli ricorda le due navi dei veleni misteriosamente inghiottite nel nulla dopo essere salpate da Carrara e le 12 interdittive antimafia per altrettante aziende del territorio legate all’autotrasporto e al mondo del marmo oltre alle dichiarazioni del prefetto circa la presenza sul territorio di Grande Aracri cosca della ’ndrangheta, della cosca Gallace della camorra e della famiglia malavitosa Muto.

Cosa fare dunque? Fontana ammette che comunque una crescita delle denunce potrebbe non significare solo un intensificarsi del fenomeno ma anche una presa di consapevolezza, ma intanto Legambiente avanza a governo ed Europa delle richieste precise. Tra queste richieste, assieme all’associazione Benedetti, c’è la proposta di intitolare il nuovo pontile di Marina di Massa a quest’uomo di Stato che ha dedicato la vita alla ricerca della verità sulle navi dei veleni e che per questo motivo l’ha persa.

Maurizio De Lucia dell’associazione racconta la vicenda di questo eroe dimenticato: «Dal 2021 ci stiamo occupando delle vicende del comandante navale De Grazia al quale è intitolato il rapporto di quest’anno Ecomafia 2025. È scomparso 30 anni fa nella notte tra il 12 e 13 di dicembre del 1995. Noi insieme a il criminologo Andrea Carnì che si è occupato delle navi a perdere ovvero delle navi affondate dolosamente e cariche di rifiuti tossici, dal 2021 stiamo cercando di promuovere l’intitolazione di un luogo simbolo qui a Massa al comandante Natale De Grazia, uomo delle istituzioni, ambientalista di fatto perché si è sempre occupato del traffico illegale di rifiuti. Quindi l’anno scorso per l’anniversario avevamo richiesto al comune di Massa l’intitolazione del pontile poi c’è stato l’incidente della Guang Rong che lo ha distrutto e allora quest’anno nel celebrare il 30° anniversario della sua scomparsa vogliamo rinnovare l’invito al Comune per intitolargli il pontile una volta ristrutturato. Siamo contenti di condividere con Legambiente Massa, Montignoso e Carrara e con il responsabile nazionale Enrico Fontana di Legambiente questo evento che ci accomuna: sia perché il rapporto di Ecomafia 2025 è intitolato a Natale Di Grazia sia perché noi seguiamo da anni le vicende che non sono mai sfociate in una verità definitiva giudiziaria. Quello che è certo è che la commissione parlamentare di inchiesta della 16° legislatura per quanto riguarda il trattamento dei rifiuti ha ormai definitivamente accertato la morte per avvelenamento del comandante. Per cui si spera che la nuova commissione parlamentare di inchiesta formatasi nel 2023 possa riprendere l’esame della vicenda perché sia chiaro a tutti cosa è successo al comandante e sia per quanto riguarda gli affondamenti delle navi a perdere le cui indagini erano a carico del comandante per conto della procura della Repubblica di Reggio Calabria. De Grazia all’epoca stava indagando su varie navi affondate, tra cui alcune partite dal porto di La Spezia e di Marina di Carrara e poi sparite nel nulla. Le più famose sono la Michigan e la Rigel, la quale questa, affondava nel 1987 apparentemente carica di rifiuti non meglio identificati ma sicuramente con granulato e polvere di marmo che dovevano nascondere da eventuali controlli le scorie che trasportavano, schermare con il marmo rifiuti forse di natura nucleare ma comunque tossici. De Grazia mentre veniva a La Spezia per indagare su queste navi è morto e sembrerebbe che De Grazia fosse in grado di riconoscere le coordinate dell’affondamento della Rigel tant’è vero che aveva telefonato al procuratore di Reggio Calabria dicendogli: ‘Quando torno ti porto sul luogo esatto dove è affondata la Rigel’ ma non è mai tornato. Le indagini del comandante – ricorda De Lucia – nascono da un esposto di Legambiente a Reggio Calabria partendo da uno smaltimento illegale di rifiuti sull’Aspromonte e allora la procura di Reggio Calabria dà mandato anche al comandante di fare indagini su questo tema: dall’Aspromonte si arriva a Carrara e La Spezia».

Fontana illustra: «Il report di Ecomafia 2025 Legambiente racconta di una illegalità ambientale in Italia che cresce, si è superato il muro dei 40.000 reati contro l’ambiente nel nostro paese. La Toscana da questo punto di vista è una regione che soffre di una crescita di questi reati ambientali che si registrano anche nel territorio della provincia di Massa-Carrara. È un fenomeno diffuso, in crescita nelle diverse filiere, dal ciclo del cemento, al ciclo dei rifiuti. E questa crescita dei reati ambientali quest’anno l’abbiamo voluto legare al trentennale della morte di Natale De Grazia a cui è dedicato il rapporto di Ecomafia 2025, perché se ci fossero stati 30 anni fa i delitti contro l’ambiente che ci sono ora anche la sua storia probabilmente sarebbe stata diversa. Allora la magistratura non aveva gli strumenti per indagare in maniera efficace contro quei fenomeni così gravi e noi torniamo a chiedere che si faccia verità e giustizia. Lo facciamo qui a Massa, la nostra seconda tappa del viaggio che stiamo facendo, poi andremo in Basilicata e la chiuderemo a Reggio Calabria e a La Spezia. Chiediamo tre cose: che la commissione parlamentare di inchiesta ricostruisca tutti gli atti acquisiti dal parlamento e dalla magistratura per ricostruire quanto accaduto allora, che il governo italiano e il ministero dell’Ambiente mettano mano a un programma di ricerca sui relitti affondati al largo delle coste italiane e che la stessa cosa faccia la commissione europea in collaborazione con le Nazioni Unite sul Mediterraneo. Non permetteremo mai che su questa vicenda scenda il silenzio».