Logo
«Un pasticciaccio brutto». La Fp Cisl apuana all’attacco sulle progressioni di carriera in Provincia

Mastorci promette battaglia legale al fianco dei lavoratori. «Viene usato un unico regolamento per due istituti completamente diversi»

MASSA-CARRARA – «Parafrasando Carlo Emilio Gadda, potremmo definirlo davvero “il pasticciaccio brutto di Piazza Aranci”: un groviglio di errori, improvvisazioni e scelte discutibili che oggi sta intasando uffici, ricorsi e richieste di accesso agli atti a causa delle progressioni verticali della Provincia di Massa-Carrara». Inizia con questa dura stoccata l’intervento di Enzo Mastorci, segretario della Fp Cisl di Massa-Carrara, in merito alla gestione delle carriere interne all’ente di Palazzo Ducale. Al centro della polemica c’è l’applicazione del Ccnl Funzioni Locali 2019-2021 che offriva la possibilità di valorizzare il personale tramite progressioni in deroga entro il 2025. Un’occasione che, secondo il sindacato, si è trasformata in un percorso a ostacoli dove «merito, esperienza, competenze» sono «parole che sembrano completamente scomparse dal vocabolario dell’amministrazione provinciale».

Un regolamento nel mirino
Mastorci punta il dito contro il Regolamento approvato a gennaio, definendolo «pasticciato» e «fonte di criticità». Le anomalie segnalate sono diverse: «Viene usato un unico regolamento per due istituti completamente diversi: progressioni ordinarie e progressioni in deroga». Una confusione che genera paradossi nei requisiti, tanto che «per le progressioni ordinarie a funzionario bastano titolo e 3 anni di servizio, per quelle in deroga servono almeno 5 anni: la deroga dove sarebbe?». Nel mirino della Cisl finiscono anche i criteri di valutazione: «La laurea finisce per pesare più dell’esperienza (meno di 10 punti!): quasi una selezione da dirigenti», mentre vengono assegnati punteggi alti per corsi svolti «senza alcun piano formativo dell’Ente».

«Bandi tardivi e “abiti su misura”»
L’accusa si sposta poi sulle tempistiche e sulle modalità di pubblicazione dei bandi, apparsi «casualmente dopo le elezioni regionali» e solo sulla rete Intranet, scelta che «esclude chi non ha accesso a strumenti informatici». Ma è sulle scelte organizzative che il segretario affonda il colpo, citando il caso della Polizia Provinciale: «Si bandisce un posto da funzionario quando il Corpo è ridotto a 6 unità. Negli anni in cui era composto da 10-12 agenti, tale posto non era ritenuto utile. Oggi sì… perché?». Il sospetto del sindacato è esplicito: «Alcuni “abiti su misura” sembravano confezionati con cura, eppure – sorprendentemente – qualche preferito è rimasto escluso». Il timore ora è che, con la proroga delle deroghe al 2026, «si tenterà di cucire un nuovo vestito su misura, dopo che il primo è venuto male».

«Gestione “fantozziana” e ricorsi»
La situazione ha generato malcontento tra i dipendenti. Mastorci riferisce di lavoratori «sconsigliati dal presentare domanda pur avendo i requisiti» e di personale con 16 anni di servizio che «non si vede riconosciuta la propria esperienza». Tutto questo mentre «da altri sindacati regna un silenzio assordante». Il giudizio politico sul presidente Gianni Lorenzetti è tranciante: «Appare ormai con la valigia in mano verso Firenze, lasciando in eredità una gestione approssimativa, quasi fantozziana, delle progressioni», interpretate forse «solo come un “premio fedeltà”». Il risultato finale di questo clima teso è che molti stanno «scappando» dall’ente e, conclude Mastorci promettendo battaglia legale a fianco dei lavoratori, «intanto fioccano i ricorsi».