Logo
«L’esodo dei medici verso il privato mentre si finanziano armi e settori privati»

«Siamo in situazione di allarme prima di tutto culturale  oltre che politico. Siamo in una situazione in cui il governo ha deciso unilateralmente per la prima volta nella storia di definanziare un contratto di ben 10 punti rispetto all’inflazione»

MASSA-CARRARA – La fuga dei medici e degli infermieri dalle strutture pubbliche è una vera e propria emorragia e ha a che fare con il loro livello retributivo (20% in meno per i medici rispetto alla media europea e 30% in meno per gli infermieri): anche per questo il rinnovo del contratto dei medici nel settore pubblico al di sotto di 10 punti rispetto all’inflazione come proposto dal governo è inaccettabile per la Cgil, come sottolinea la stessa nella riunione tenutasi al Noa per l’area vasta Toscana nord ovest. I vertici nazionali del sindacato gireranno tutte le regioni del paese, tra i pochi ad aver rifiutato la firma sulla preintesa.

Spiegheranno area per area la piega che sta assumendo l’economia italiana: un’economia di guerra, quindi con poche risorse da destinare ai servizi essenziali come sanità pubblica e scuola pubblica, in favore del riarmo e non solo: con una distribuzione delle poche finanze iniqua in favore dei settori privati e dei piani più alti nel pubblico, come in questo caso i primari, sacrificando i medici professionisti che così rischiando di perdere.

Andrea Filippi è il segretario nazionale della Funzione Pubblica Cgil medici e dirigenti sanitari e lo dice chiaramente: «Siamo in una situazione di allarme prima di tutto culturale oltre che politico. Siamo in una situazione in cui il governo ha deciso unilateralmente per la prima volta nella storia di definanziare un contratto di ben 10 punti rispetto all’inflazione. Quando subimmo un blocco contrattuale di due contratti per 10 anni abbiamo perso un potere d’acquisto inferiore di quello che stiamo perdendo oggi: allora perdemmo 9 punti, oggi con un colpo solo ne stiamo perdendo 10. È gravissimo: ci stanno dando un aumento che avrebbe dovuto essere di 540 euro in più, che non ci danno. Ci sarebbero dovuti essere almeno 18.000 euro in più di arretrati che non ci daranno, che non daranno ai medici, che non daranno ai dirigenti sanitari, ma la verità è che non daranno a tutti i dipendenti pubblici. Stanno completamente definanziando e smantellando i servizi pubblici colpendo il cuore, i professionisti e i lavoratori che sono i garanti della tutela dei servizi sociali e dei servizi sanitari di questo paese».

«Per questo il 12 dicembre scioperiamo come confederazione e vogliamo coinvolgere tutti i lavoratori del pubblico e del privato perché qui è in gioco la struttura di questo paese, la possibilità di tenuta di questo paese. Il definanziamento dei contratti avviene a fronte di una dimensione di economia di guerra che questo governo sta mettendo in campo: non ci scordiamo che nei prossimi anni avremo delle leggi di bilancio che finanzieranno soltanto le armi. Noi stiamo chiedendo di adeguare i contratti del pubblico esattamente come stanno facendo per il privato. Esattamente 15 giorni fa è stato firmato un contratto dei metalmeccanici con un aumento pari al 12%, quasi come l’inflazione al 17%, e a noi ci propongono un contratto al 5,68% di aumento».

«L’aspetto più critico però è che i sindacati che firmano questo contratto rinunciano alle loro prerogative sindacali, stanno rinunciando a fare negoziazione, a fare mobilitazione, a costruire massa critica in questo paese che invece è indispensabile. Poi non possiamo lamentarci se la gente non va a votare se noi rinunciamo addirittura a fare il sindacato. Ecco perché stiamo girando tutto il paese, io sto girando insieme agli altri compagni e compagne delle segreterie nazionali tutto il paese e in tutte le aree per stimolare la partecipazione, quell’interesse che in questi anni è stato completamente smantellato».

Conferma e aggiunge Pasquale Donofrio, segretario regionale Fp Cgil: «Questa riunione è per discutere problematiche contrattuali: non abbiamo firmato la preintesa in quanto è stato proposto un incremento del 5,68% a fronte di un tasso inflattivo di quasi 17 punti che comporta la perdita di 11 punti del potere di acquisto per tutte le categorie del pubblico. Dove è stato riconosciuto questo divario di incremento si determina un impoverimento dei lavoratori che non verrà più compensato perché questa perdita esce dalla massa salariale, quindi anche nei prossimi contratti avremo un impoverimento dei rinnovi. Si tratta di una perdita del potere di acquisto di circa 400 euro al mese ingiustificata perché è un periodo di forte inflazione per cui non recuperiamo quello che è stato perso nel corso di questi anni. È la prima volta che accade: solitamente gli aumenti sono stati in linea, leggermente inferiori all’inflazione, ma non una differenza del 70% in meno. Parliamo di un rinnovo col 70% in meno delle risorse – conclude – e quindi non firmeremo questo contratto».

La fuga dei medici e dei sanitari dalle strutture pubbliche è strettamente collegata all’impoverimento dei contratti, conferma Donofrio. «Ogni volta che si rinnova un contratto in cui si abbassa il potere d’acquisto dei professionisti, siano medici o infermieri, si incoraggia la fuga – osserva –. Attualmente il livello di retribuzione dei medici è del 20% sotto la media europea e quello degli infermieri è del 30% in meno: questo determina una fuga dal sistema pubblico. Poi c’è un altro problema in questo contratto: sono state avvantaggiate le categorie apicali. Le risorse sono state date ai primari e ai livelli più alti e sono stati impoveriti i livelli professionali, quindi noi rischiamo di perdere proprio i professionisti che sono sul campo perché il contratto non solo è sottofinanziato ma è anche ingiusto per le distribuzioni al suo interno».

«Faremo assemblee e riunioni in tutte le regioni – annuncia –. Abbiamo scelto il Noa per l’area Toscana nord ovest e spiegheremo le ragioni della mancata sottoscrizione, che è funzionale allo sciopero della Cgil, la quale in questo è stata chiara: ha difeso il potere di acquisto dei lavoratori in tutti i modi, prima col referendum, ora con gli scioperi, perché nessuno possa dire alla Cgil che abbiamo legittimato la perdita del potere d’acquisto. Questa accusa noi la rigettiamo. Nessuno potrà dire che la Cgil non si è battuta per difendere il potere di acquisto dei lavoratori. Garantire il potere d’acquisto è fondamentale per garantire i servizi pubblici».

Sul governo e sugli altri sindacati firmatari Donofrio stigmatizza: «Il ministro Schillaci ha condiviso gli atti della preintesa firmata dai molti sindacati che si sono accontentati e affidati a quello che è stato raccontato: per cui non possiamo adeguare il tasso di inflazione perché ci sono problemi legati al debito pubblico. Noi abbiamo sostenuto che siccome investono il 5% degli armamenti, forse sarebbe meglio stornare queste risorse su servizi essenziali come sanità e scuola».