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Sciopero generale, bloccato il porto di Carrara. «Con la finanziaria proiettili al posto di ospedali e medici»

«Scioperiamo perché abbiamo un governo che invece di risolvere i problemi del paese lavora e manovra per portarci nella Terza Guerra mondiale»

CARRARA – Hanno bloccato nuovamente il porto di Marina di Carrara: nessun camion è potuto entrare o uscire dallo scalo. Usb Massa-Carrara ha chiamato nuovamente a raccolta i cittadini, aderendo allo sciopero generale nazionale, per ribadire con forza il proprio no a una «finanziaria di guerra» che dimentica sanità, scuola, salari e servizi pubblici in favore di un riarmo incomprensibile ai più, per difendersi da un nemico lontano, forse più un fantasma o uno spauracchio, al contrario di quel nemico che i cittadini riescono a vedere molto bene, annidato in casa, che si chiama liste di attesa interminabili nella sanità, medici introvabili, stipendi non allineati con il costo della vita, lavoro precario. Questi sì sono i nemici che i cittadini si sentono addosso, che vedono e toccano con mano. Sono schierati con gli striscioni davanti ai cancelli dell’ingresso di levante del porto e prendono la parola a turno, con ordine e senza creare problemi alle forze di polizia presenti per sorvegliare che tutto si svolga nel migliore dei modi. E denunciano i tanti disservizi. Questa volta, spiega Elia Buffa, il porto lo fermano per difendere il nostro popolo, il popolo italiano. L’ultima volta fu per il popolo palestinese, massacrato sotto l’artiglieria pesante israeliana: fu questo il motivo che aveva mosso Usb e Cgil a chiudere lo scalo da cui non avrebbero più dovuto partire armi, invocando un porto di pace e non di guerra.

«Anche qua a Massa-Carrara come in tutto il paese c’è lo sciopero generale dei sindacati di base – spiega a La Voce Apuana Elia Buffa –. Tutti gli occhi oggi sono puntati su Genova dove ci aspettiamo decine di migliaia di persone in piazza. Dalle 6 del mattino tanti porti sono bloccati. Il 22 settembre eravamo scesi in piazza in solidarietà al popolo palestinese, oggi per il nostro popolo. Siamo qua contro la finanziaria del governo Meloni, una finanziaria che taglia, così come le finanziarie precedenti, che investe solo sulla guerra. Ma noi crediamo che i lavoratori e le lavoratrici abbiano bisogno di salari adeguati, di posti letto negli ospedali, di scuole sicure, di edilizia popolare e invece il governo attuale spende solo per la guerra. Io mi domando: se una persona anziana va in ospedale a chiedere un posto letto o una visita, si dà in cambio un proiettile? Perché questa è la situazione: noi crediamo che ci sia bisogno di investire nei bisogni dei lavoratori. Invece si investe nella guerra. I salari sono fermi, non garantiscono più una vita dignitosa, così le pensioni. Qua con noi ci sono le nostre Rsu sanità, Rsu della Sanac, ci sono gli insegnanti, tutti lavoratori che oggi hanno deciso di incrociare le braccia. È un messaggio al governo per dire no ai tagli e sì ai diritti dell’uomo».

Marco Lenzoni della Rsu Sanità Usb punta il dito sulla sanità di base, in particolare sui medici di famiglia in numero insufficiente. E la riforma voluta dal governo Meloni sembra non andare nella direzione giusta con l’abolizione del test d’ingresso iniziale alla facoltà di Medicina: l’immatricolazione al primo semestre è ora libera, ma il numero chiuso è spostato alla fine del semestre stesso, tramite una graduatoria nazionale basata sugli esami sostenuti nel «semestre filtro». Marco Lenzoni punta il dito su governi di destra e sinistra che negli anni hanno portato avanti le stesse politiche.

«Scioperiamo – sostiene e contesta – perché abbiamo un governo che invece di risolvere i problemi del paese lavora e manovra per portarci nella terza guerra mondiale. Lo stiamo vedendo nei servizi che vengono tagliati, impoveriti e smantellati mentre la spesa per le armi lievita. Noi compriamo proiettili ma non abbiamo posti letto negli ospedali. La situazione è gravissima. Non solo ospedali ma anche con i medici di base: ne abbiamo pochissimi che seguono anche 1.800 pazienti, è una cosa fuori dal mondo, il medico non può seguire 1.800 pazienti, è una follia. Ci sono invalidi che per trovare un medico di base lo hanno dovuto cercare fuori dal comune di residenza. Una volta i medici erano in numero adeguato e potevano seguire in modo più serio. È inutile che in campagna elettorale si alzi il numero dei pazienti possibili che il medico si può prendere in carico, come ha fatto Eugenio Giani, perché poi: chi li seguirà, soprattutto quando si tratta di pazienti anziani? Ormai non abbiamo più speranza di far cambiare idea a questi governanti, l’unica nostra speranza è di cacciarli. Destra e sinistra sono uguali, fanno le stesse politiche: basta vedere il primo decreto di Giani al suo primo mandato, è stato di cancellare ai disabili minorenni il contributo annuo! Ma si tratta di bambini!».