«Massa tra i dieci comuni più colpiti dagli eventi estremi: ancora nessun piano climatico»
«È uscito il nuovo rapporto di Legambiente “Città Clima” sul rapporto sulla crisi del clima, e i dati non lasciano spazio a interpretazioni: le aree urbane italiane sono sempre più esposte».
MASSA – Secondo uno studio di Legambiente la città di Massa compare tra le prime dieci città , tra 50 e 150 mila abitanti, più colpiti da eventi estremi: lo riferisce il Comitato Ugo Pisa tornando a chiedere attenzione sul rischio idrogeologico e idraulico.”È uscito il nuovo rapporto di Legambiente “Città Clima” sul rapporto tra città e adattamento alla crisi climatica, e i dati non lasciano spazio a interpretazioni: le aree urbane italiane sono sempre più esposte a eventi estremi. Piogge violente, ondate di calore, tempeste e mareggiate mettono in ginocchio territori e comunità – sintetizza il contenuto del report il Comitato Ugo Pisa – Dal 2015 a oggi, nei Comuni con oltre 50 mila abitanti si sono registrati 811 eventi meteo estremi. Solo il 39,7% di queste città ha un piano di adattamento climatico. E, brutta sorpresa, Massa figura tra i primi dieci comuni italiani, tra 50 e 150 mila abitanti, più colpiti da eventi estremi. E allora non bastano più le belle parole dei nostri amministratori sulla tutela ambientale o le promesse nei Consigli comunali o i rimpalli di responsabilità fini a sè stessi. Alla luce di questi dati, sarebbe logico aspettarsi un’amministrazione pronta a reagire, dotandosi di un piano di adattamento climatico e di una politica urbanistica coerente con la crisi che viviamo. Invece accade l’opposto: Massa non ha ancora un piano e continua a seguire una logica di cementificazione, sacrificando aree verdi e difese naturali che potrebbero attenuare gli impatti di piogge e ondate di calore. Mentre i fenomeni estremi aumentano, le opere di difesa strutturali restano assenti, e la pianificazione territoriale sembra ignorare del tutto l’urgenza climatica. Essere in quella classifica non è un destino, ma il risultato di scelte sbagliate o mancate scelte. È tempo di invertire la rotta: stop al consumo di suolo, sì alla prevenzione, alla messa in sicurezza e alla cura del territorio. Perché Massa – conclue il Comitato – ha diritto a essere salvata e protetta con azioni concrete e non con proclami e propaganda politica”.


