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«Porto di Carrara: il dibattito dimentica ambiente e salute. La rotta con Tolone? Altri 411 camion al giorno»

«Si parla spesso di nuovi posti di lavoro come contropartita, ma nel caso delle navi Ro-Ro non regge: sono attività automatizzate. È questo il modello di sviluppo che vogliamo?».

MASSA-CARRARA – “Abbiamo seguito con attenzione i dibattiti elettorali sul porto di Marina di Carrara. È emerso chiaramente che, sia il candidato presidente di centro sinistra sia quello di destra, hanno sempre sostenuto l’importanza dell’ampliamento del porto come infrastruttura necessaria” esordisce nel suo comunicato il Comitato Ugo Pisa sottolineando l’aspetto ambientale su un tema che appartiene al territorio molto dibattuto acuenfosi con la notizia di una possibile rotta Marina di Carrara-Tolone per alleggerire il traffico su ruota in Liguria. Notizia che ha scatenato lo sdegno anche di Italia Nostra Apuo Lunense. Vediamo cosa scrivono il comitato e l’associazione.

Il COmitato Ugo Pisa prosegue: “Tuttavia -, il loro discorso si è concentrato esclusivamente sugli aspetti economici: cantieristica, turismo, nuovi posti di lavoro, collegamenti viari, lotta all’erosione e bilanciamento tra economia commerciale e turistica. Quello che è mancato del tutto è stato un ragionamento sull’impatto ambientale e sanitario di queste scelte. Nessuno ha parlato realmente degli abitanti di Marina di Carrara, dell’aria che respiriamo, del mare che si inquina, del traffico che aumenta ogni giorno o delle aree di deposito merci che si estendono sempre più verso la città e i territori limitrofi. Negli ultimi mesi, la cittadinanza ha espresso preoccupazione e proteste per l’inquinamento causato dalle navi ormeggiate nel porto. Una situazione aggravata dal fatto che nel nostro territorio non esistono centraline di monitoraggio dedicate ai fumi navali, alle polveri generate dal traffico portuale o all’inquinamento acustico. In altre parole, non abbiamo nemmeno gli strumenti per capire quanto “ci inquinino” ogni giorno. Ora apprendiamo dell’ipotesi di una nuova rotta marittima tra Tolone e Marina di Carrara, presentata come soluzione per ridurre il traffico pesante sulle autostrade liguri. In realtà, questa proposta rischia di spostare semplicemente il problema da una regione all’altra – fa notare il comitato -, trasformando ancora una volta il nostro territorio nel punto di scarico delle criticità altrui. Tradotto: più camion, più fumi, più rumore, più polveri e più inquinamento del mare. Tutto questo in una zona già gravata da un traffico portuale intenso e da una qualità dell’aria sempre più compromessa. Si parla spesso di nuovi posti di lavoro come contropartita a questi progetti, ma nel caso delle navi Ro-Ro (roll-on/roll-off) questo argomento non regge: si tratta di attività altamente automatizzate, dove il lavoro umano è ridotto al minimo. Lo “spauracchio dell’occupazione” non può essere sempre usato per giustificare nuovi carichi ambientali e sociali. È questo il modello di sviluppo che vogliamo per la nostra città? È stato chiesto alla cittadinanza cosa pensano di un ulteriore aumento del traffico e dei rischi ambientali? Condividiamo pienamente le preoccupazioni espresse dal consigliere comunale Ivo Zaccagna, che ha ricordato come “il nostro territorio ha già dato abbastanza”. Serve davvero adesso una visione diversa – chiosa e conclude il Comitato Ugo Pisa -, che metta al centro la salute dei cittadini, la tutela dell’ambiente e una vera transizione ecologica, non nuovi carichi di inquinamento mascherati da progetti di modernizzazione. Il futuro del porto deve essere veramente sostenibile, trasparente e condiviso con chi qui ci vive ogni giorno”.

Anche l’associazione Italia Nostra scrive con toni preoccupati: “Abbiamo appreso dalla stampa della proposta del viceministro Rixi di attivare una linea Ro-Ro tra Marina di Carrara e Tolone, per alleggerire le autostrade liguri. Alleggerire dal traffico pesante le autostrade è certamente un obiettivo encomiabile. Da quarant’anni, come minimo, in Italia si parla di “autostrade del mare” ed è giusto riconvertire buona parte del traffico pesante sul mare. Il problema è che non si è fatto molto finora per attrezzare i nostri porti per realizzare questa riconversione.  Come la logistica insegna, occorrono porti attrezzati con infrastrutture dedicate (non solo strade ma ferrovie!). Non rientra per nulla in questa casistica Marina di Carrara. Purtroppo, nel nostro Paese, chi pianifica o meglio chi decide (senza pianificare) non tiene mai conto delle criticità locali né della capacità di carico di un territorio, nel senso che se ne vogliono ignorare i limiti in termini ecologici, idrogeologici, sociali ed anche economici. E’ il caso di Marina di Carrara dove  non solo si pensa a ipotesi devastanti come questa ma si vorrebbe anche ingrandire il porto, restringendo ulteriormente la foce del Carrione. All’epoca dell’alluvione del 5 novembre 2014 qualcuno definì i responsabili dell’esondazione “O complici, o incompetenti o ladri…” e non era un ambientalista bensì il presidente della Regione Enrico Rossi.  Non serve essere scienziati per comprendere che il traffico Ro-Ro è per definizione un trasporto di veicoli (rotabili, prevalentemente camion). Il suo impatto ambientale sulla città è legato al flusso di questi mezzi che entrano ed escono dal porto, immettendosi nella rete urbana ed extraurbana che da noi non è predisposta a ciò. Le conseguenze saranno ulteriore congestione e inquinamento atmosferico e acustico, aggravando una situazione urbana già molto compromessa, oltre a problemi di sicurezza stradale e incidentalità. Senza considerare poi le emissioni delle navi ormeggiate che abbondano di particolato ultrasottile e i movimenti sui piazzali con ingenti dispersioni di polveri in generale. I nostri amministratori e il viceministro sono a conoscenza che, nelle immediate adiacenze dell’imbarco, c’è una ex ridente cittadina di 20.000 abitanti che in estate raddoppiano senza contare tutto il tessuto urbano attraversato dai camion, già adesso fin troppo numerosi? Ci basta e avanza Grendi, che, con tutto il rispetto per la sua legittima attività economica, ha peggiorato notevolmente la qualità della vita, sia per i residenti che per gli ospiti, di Marina di Carrara con scarsissimi, per giunta, benefici occupazionali. Accettare, come è stato fatto nel 2017, il suo arrivo è stato da parte dell’Autorità Portuale e dei nostri amministratori, una grave atto molto discutibile. Tutto perché i suoi traffici, che oggi corrispondono al 42% circa dell’intera movimentazione del porto, sono serviti a far superare alla allora nostra Autorità Portuale i fatidici 3 milioni di ton /annue (base minimo per il mantenimento della stessa). Nessuno si è curato minimamente di valutare quale fosse l’impatto sulla città di centinaia di camion a fronte di risibili ricadute occupazionali. Ed oggi si vorrebbe moltiplicare con una linea ‘campione’ con altri 100-150 mila camion?!? Corrispondenti a 411 camion al giorno! Siamo su “Scherzi a parte”? Avete mai provato a fare un calcolo sul rapporto occupati al porto commerciale e spazio utilizzato? E confrontarlo con altri usi (vedi nautico-turistico) possibili nell’infrastruttura portuale? Oppure a quantificare le “diseconomie” prodotte dall’inquinamento (di tutti i tipi) di centinaia di camion quotidiani sul lungomare? Se lo faceste, contrariamente alle “magnifiche sorti e progressive”, osannate da qualcuno che difende esclusivamente interessi particolaristici seppur legittimi, vi rendereste conto che il porto occupa in maniera totalizzante sempre più spazi pubblici a fronte di livelli di occupazione sempre più bassi! In un territorio fragile come il nostro non si può fare tutto e il contrario di tutto! Nessuna sindrome “Nimby”, come qualche malfidato potrebbe sollevare, solo la constatazione, da parte di persone ragionevoli, responsabili ed informate, che una proposta del genere è da respingere in toto! Un altro modello di sviluppo non solo è auspicabile ma possibile se solo si cambiasse la mentalità “sviluppista” di anacronistici decisori politici. Favorire le vocazioni di un territorio straordinario e non pregiudicarle! Come purtroppo si continua a fare”.