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Più di 2mila al corteo pacifico dell'”equipaggio di terra” della Flotilla: «Massa lo sa da che parte sta»

«Venerdì ci aspetta una giornata carica, lunga chiedo a tutti di esserci: fin dalla mattina alle 9 si parte dal presidio permanente con un corteo per la città affiancati dalle scuole, poi alle 15 con partenza dal piazzale di Sanac  andiamo a bloccare insieme l’autostrada»

MASSA – Erano più di duemila manifestanti. Hanno inondato le strade del centro della città, fermato per un tratto l’Aurelia, da viale Eugenio Chiesa  fino a via Maternità per poi svoltare su viale Trieste, nuovamente alla volta di Palazzo Civico, attraversando il centro e passando più volte, su e giù per viale Chiesa sotto il Municipio per concludere il percorso del corteo sotto la Prefettura. Tantissimi i ragazzi e le ragazze, i simpatizzanti di Cgil e Usb, e ancora di più i cittadini che sono nuovamente scesi spontaneamente in piazza, dopo le manifestazioni dei giorni scorsi, dopo il blocco del porto sotto la pioggia battente, dopo la notte dell’assalto alla Flotilla da parte dei militari israeliani quando larga parte della popolazione massese si è riversata per strada fin sotto la Prefettura “perché rappresenta il Governo Meloni complice del Governo terrorista di Israele”. Si sono nuovamente trovati al presidio di Usb ieri pomeriggio davanti al teatro Guglielmi, come succedeva contemporaneamente in mille altre piazze d’Italia. Un’onda umana si è mossa lungo le strade e le piazze italiane a sostegno delle imbarcazioni cariche di aiuti umanitari e di sostegno umano, affinché venga posto fine al genocidio dei palestinesi, ma fermate da Israele durante la notte. Anche Massa ha risposto numerosa all’appello lanciato e dal teatro l’equipaggio di terra della Flotilla come si sono definiti, ha portato e scandito a gran voce per la città il  messaggio di resistenza. A volte anche duro. Il loro grido di battaglia non risparmia certo il Governo Meloni, considerato connivente con Netanyahu, non risparmia le forze di polizia, presenti tra l’altro in gran numero per salvaguardare la sicurezza in caso di eventuali disordini come successo nei giorni scorsi in altre piazze del Paese ma non ieri pomeriggio a Massa, né a Carrara qualche giorno fa. Un imponente e pacifico corteo, una specie di serpentone umano si è dispiegato, salutato dalla gente che si fermava ai bordi delle strade, dai clacson delle macchine, da chi restava affacciato alle finestre. ‘Bella Ciao’, ‘Fischia il Vento’ ma anche ‘Siamo tutti antifascisti siamo tutti antisionisti’, ma anche ‘Se ci va bombardiamo la città’ ricordando amaramente quanto commesso da Israele a Gaza, ‘Bombardano ospedali ammazzano bambini’ cantilenano. Non sono mancati gli sbeffeggiamenti contro il sindaco Francesco Persiani, passando sotto Palazzo Civico, colpevole del suo sostegno alla bandiera israeliana. C’è una bambina mediorientale affacciata a una finestra di via Maternità, ha un cellulare con cui fotografa e filma il corteo e ha un hijab giallo che le copre blando i capelli scuri. Sorride timidamente al passaggio della sfilata.

“Noi che siamo equipaggio di terra non dobbiamo abbandonarli e dobbiamo continuare a pretendere lo stop al genocidio e che il nostro Governo complice immediatamente blocchi qualsiasi tipo di rapporti militare ed economico con Israele – esorta Elia Buffa di Usb ai tanti raccoltisi sotto il Guglielmi -. Dobbiamo mobilitarci e far sentire  la nostra voce. Per questo lo sciopero  da Usb, da Cgil, da Si Cobas, dal sindacato sociale di base. Ci aspetta venerdì una giornata carica, piena, lunga chiedo a tutti di esserci: fin dalla mattina alle 9 si parte dal presidio permanente con un corteo per la città affiancati dalle scuole, poi alle 15 con partenza dal piazzale di Sanac  andiamo a bloccare insieme l’autostrada”.

Gina De Angeli, l’infermiera battagliera che lotta assieme ai comitati per la salute pubblica ricorda  la fiaccolata al Noa di giovedì sera per tutti i medici e sanitari uccisi a Gaza e Giancarlo Albori dell’Anpi rivendica: “Siamo da anni in mobilitazione per questa causa!”. Le parole più accorate sono di Nicola Del Vecchio della Cgil: “L’aggressione alle navi civili impegnate in una missione umanitaria pacifica, a cui partecipano anche attiviste, attivisti e parlamentari italiani, rappresenta un fatto di gravità assoluta. – e poi attacca la premier – C’è chi fronteggia le bombe e chi gli scioperi. Nel primo gruppo ci sono sindacati, attiviste e attivisti, nel secondo la Premier Meloni, che dall’alto del suo scranno, distribuisce pagelle e insulti. “Irresponsabili”, sentenzia con aria da pedagoga inflessibile, bollando chi incrocia le braccia o porta aiuti verso la Palestina. Eppure il paradosso è lì, sfacciato: chi prova a fermare il genocidio diventa minaccia, chi lo copre riceve l’onorificenza dello statista. Meloni ha deciso di arruolarsi nella “pace” cucinata da Trump e Netanyahu, un patto di cartapesta che sa di resa, non di tregua. Difenderlo significa chiamare stabilità ciò che è occupazione, ordine ciò che è macelleria. E guai a chi svela la farsa. Vogliamo una pace senza condizioni! Un grazie sincero va a tutte e tutti coloro che hanno messo sul piatto la loro vita per affrontare questo viaggio, i loro detrattori al massimo si sono limitati ad un post indignato. Ed è in quel divario che si misura la voragine tra chi osa resistere e chi ha già firmato la resa. Loro non cercavano gloria, così come non la cerchiamo noi, loro e noi cerchiamo giustizia. E mentre i Governi trafficano silenzi in cambio di commesse d’armi, quelle barche fragili hanno attraversato il mare come grida insopprimibili, più potenti, più vere e più pericolose di qualsiasi Parlamento. Adesso sta a tutte e a tutti noi. Quando il diritto è negato, l’umanità diventa bussola, la disobbedienza dovere”. Ultimi ma non ultimi sono infine i giovanissimi studenti del Nuovo Collettivo di Massa che promettono di affiancare in questa battaglia tutto l’equipaggio di terra della Flotilla.