Logo
I due capolavori del maestro del ‘600 Carlo Dolci ricollocati a Palazzo Ducale. Amorese: «Presto altri ritorni»

Il 25 novembre sarà consegnato il progetto definitivo di Palazzo Rosso che sarà liberato dalle ‘perenni’ impalcature

MASSA – “Madonna Addolorata” e “Vergine Annunciata” di Carlo Dolci uno dei massimi pittori barocchi fiorentini, artista che si può considerare il maggior pittore fiorentino del 600, finalmente sono tornate a casa, a Palazzo Ducale.  Restaurate e tornate a splendere di quella luce originale tanto cruciale da evidenziare in modo magistrale la sofferenza della Vergine e da mettere a fuoco quell’ intenso chiaroscuro in entrambi i dipinti, le due tele intraprendono un viaggio di ritorno dopo aver ‘soggiornato’ per più di 10 anni presso gli Uffizi  in seguito all’evento sismico che colpì la nostra città nel 2012. Si tratta di un momento speciale per la città che non nasconde di nutrire forti ambizioni culturali tanto da candidarsi a capitale italiana della cultura nel 2028. Una giornata che il prefetto Guido Aprea ha celebrato al cospetto di tutte le autorità del territorio laiche, militari e religiose, presso Palazzo Rosso condividendo il tavolo istituzionale con l’onorevole Alessandro Amorese, il presidente della Provincia Gianni Lorenzetti e il direttore degli Uffizi Simone Verde.

Particolarmente lungimirante è stato il discorso del prefetto che ha richiamato alla potenza della cultura come il viatico  migliore per contrastare tutti quei fenomeni, quando violenti e quando connotazione di malessere giovanile, che purtroppo emersi nella nostra società. “Sono uno dei pochi prefetti che non ha mai chiesto di intervenire con l’esercito nelle nostre strade, perché la strada da seguire è questa” segnala Guido Aprea affermando chiaramente che sarebbe un fallimento per la società optare di ricorrere all’esercito: “La strada da seguire è la cultura, lo studio, il rispetto, l’approfondimento e la condivisione”. Ha poi ribadito un tema a lui caro: il tema del fare squadra tra le istituzioni del territorio e ricordando la sinergia  con il deputato apuano e il presidente della provincia, i quali  hanno lavorato assieme  per il bene comune del territorio, del patrimonio culturale apuano e di Palazzo Ducale. “C’è stato un lavoro sinergico – ha ricordato il prefetto – è già stata restaurata parte delle facciate e gli infissi del palazzo. Il territorio ha intrapreso un percorso che si basa sulla cultura, che è l’anticamera per l’azione di contrasto per tutto quanto di male sta accadendo caratterizzando la nostra società”.

Il ritorno dei due capolavori non sarà comunque il solo ‘rimpatrio’: saranno altre le opere che rientreranno a Massa, promette il deputato Alessandro Amorese che si sta prodigando in questa opera di collegamento così proficuo tra il Ministero e Massa e che promette: “Vedremo finalmente Palazzo Rosso completamente libero dalle impalcature” e poi dichiara: “Questo è un segno di distinzione che facciamo, Massa deve diventare sempre più capitale della cultura”. C’è stato anche il saluto del presidente della Provincia Gianni Lorenzetti, l’ “altro” padrone di casa insieme al prefetto: arrivato alla fine del suo secondo mandato, Lorenzetti ha ricordato questi 9 anni di presidenza trascorsi tra mille difficoltà: “Diventai presidente quando la Provincia era in procinto di essere abolita, quello stesso anno nel 2016 ci fu il referendum costituzionale ma dopo il suo fallimento, le province sono rimaste ed eccoci qua. Non avevamo risorse e proprio in un momento in cui il palazzo aveva bisogno di essere curato, come le scuole. La prima cosa che feci fu di aprire il palazzo alla città dopo molti anni di chiusura, dovevamo dare un segnale: il palazzo è di tutti. Aprimmo alle visite la Sala degli Specchi e il Salone degli Svizzeri. Il mio impegno  è di restituire il palazzo alla città completamente restaurato – ha sottolineato ricordando la candidatura di Massa a capitale della cultura -. Con l’onorevole Amorese che ringrazio siamo stati a Roma al Ministero e abbiamo portato a casa 5 milioni – ha fatto presente poi aggiornando -. Abbiamo già affidato un primo lotto di 789mila euro e il 13 ottobre  è prevista la consegna dei lavori mentre il 25  novembre viene consegnato il progetto definitivo del resto del palazzo che prevede il rifacimento delle ronde e le statue intorno al cornicione e la tinteggiatura. Quindi – ha concluso – abbiamo messo tutto in fila su questo palazzo che non è solo il palazzo di Massa ma il palazzo di tutti e 17 i comuni”. “Sono felice di essere qui – ha infine preso la parola il direttore degli Uffizi – sono soddisfatto dell’operazione, la restaurazione è andata a buon fine. Carlo Dolce è uno dei pittori barocchi fiorentini più importanti, le sue opere si trovano nei musei di tutto il mondo. Queste due tele e questo ritorno è un simbolo di una direzione che la comunità sta prendendo: sono felice per la candidatura della città e concordo che qua lavori una squadra di altissimo livello”.

La cerimonia si è poi conclusa con la visita di tutti gli ospiti presso la cappella del palazzo dove sono state collocate le due opere per la benedizione del vescovo fra Mario Vaccari. E in modo del tutto estemporaneo, su invito di Gianni Lorenzetti, la circostanza ha assunto un sapore di particolare magia grazie alla sempre commovente Ave Maria di Schubert e soprattutto grazie  alla potente, e insieme delicata, interpretazione del maestro della lirica, il baritono Sergio Bologna, presente tra il pubblico che ha accettato volentieri di intonare un brano che rendesse omaggio al ritorno dei due capolavori.