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Nave carica di armi respinta a Livorno. La sindaca: «Non attracchi a Marina di Carrara. Qui un porto di pace»
La manifestazione di lunedì scorso a Marina di Carrara (foto postata dalla sindaca Arrighi)

Cgil Liguria: «Il mercantile statunitense contiene strumenti di offesa destinati al genocidio del popolo palestinese». Del Vecchio: «Siamo pronti insieme a tutti i lavoratori ad aprire lo stato di agitazione e bloccare lo scarico di strumenti di morte»

MARINA DI CARRARA – «Il porto di Marina di Carrara è un luogo di lavoro e di accoglienza, è un luogo dove chi scappa da guerre e fame trova sicurezza e riparo. Il porto di Marina di Carrara è un porto di pace e con la guerra non vuole averci nulla a che fare, per questo mi auguro che la ‘Slnc Severn’ dopo essere stata respinta a Livorno non venga ad attraccare da noi. Il popolo carrarino e apuano con la grande manifestazione di lunedì scorso ha espresso chiaramente come la pensa su quello che sta avvenendo a Gaza gridando a piena voce il proprio “No” alla guerra e al genocidio». Lo ha scritto sui social la sindaca di Carrara, Serena Arrighi, in relazione alla vicenda della nave battente bandiera dell’Alaska (stato appartenente agli Usa), respinta dal porto di Livorno perché la nave risulterebbe carica di armi destinate alla base militare di Camp Darby (Pisa).

«La nave risulta carica di armi e strumenti di offesa destinate al genocidio del popolo palestinese – ha affermato da Cgil Liguria e Filt-Cgil Liguria – Da una verifica effettuata la nave non risulta più localizzabile sui siti destinati al traffico marittimo internazionale e pertanto al momento non si è in condizione di conoscere la rotta né il porto di destinazione finale».

Sul caso anche la Cgil e la Filt-Cgil di Massa-Carrara con i rispettivi segretari provinciali, Nicola Del Vecchio e Enrico Manfredi: «Questa mattina siamo stati informati della possibilità di attracco della nave ‘Slnc Severn’ e del suo carico di armi nel porto di Marina di Carrara. Al momento sembra che questa possibilità sia sfumata anche grazie a un primo principio di agitazione dei lavoratori. Se, invece, la nave dovesse recarsi in porto, siamo pronti insieme a tutti i lavoratori ad aprire lo stato di agitazione e bloccare lo scarico di strumenti di morte nel nostro territorio, terra di Resistenza e fratellanza».