il presidio
|«Palestina Libera!». La protesta ferma i camion del porto di Marina di Carrara. Bloccato anche il viale
«Tutti avrebbero dovuto aderire allo sciopero ed essere qui e bloccare tutto. È una situazione che lascia senza parole ogni giorno di più. Un genocidio. Se poi dobbiamo arrivare a definire chi è un bambino allora è chiaro che oramai l’umanità è sotto i piedi»
MARINA DI CARRARA – “Bomba o non bomba arriveremo a Roma” cantava Antonello Venditti. All’epoca erano gli anni ’70, c’era il terrorismo, c’erano gli anni di piombo, erano altri tempi, c’era un’altra protesta, ma già allora il popolo di Gaza soffriva sotto le bombe, anche allora c’erano le bombe che tuonavano e distruggevano in Palestina. Fino ad arrivare ai nostri giorni, a oggi con “l’ordine di distruzione finale”.
Stamani le bombe sono state anche le bombe d’acqua che hanno piegato il cielo, che si sono rovesciate sui manifestanti davanti al porto, ma che non hanno fermato il presidio, non hanno fermato chi protestava sotto la pioggia battente che cadeva incessante, scivolando fin sotto gli impermeabili e gli ombrelli. Ombrelli e bandiere della Palestina contro il cielo plumbeo, contro governi e un’umanità impazzita. In tantissimi hanno aderito allo sciopero e si sono presentati al Valico di Levante del porto di Marina di Carrara. Un centinaio circa, chi dice di più. Hanno fermato i camion in entrata e in uscita dallo scalo. Mentre in cielo echeggiavano tuoni lontani, si levava il coro ritmato “Palestina libera”.
A un certo punto dal megafono gli organizzatori dell’Usb, il sindacato di base da cui è partita l’iniziativa, danno ordine di spostarsi e far passare i camion in uscita. La folla si fa da parte. Esce dai cancelli del porto una decina circa di mezzi pesanti: carichi di container o blocchi di marmo. Ma chi è lì, a protestare, cittadini molti dei quali estranei al sindacato, non ci stanno, alzano la voce: «Allora cosa siamo venuti a fare qua?!?! Un blocco è un blocco!». «Li facciamo uscire ma non li facciamo entrare!» rispondono gli organizzatori. Ma i manifestanti non ci stanno. Quello che sta accadendo alla popolazione civile palestinese è insopportabile e ripugnante per loro. Sono indignati. Citano la domanda che tanto ha creato clamore in occasione di un recente dibattito televisivo italiano: “Definisca bambino!”. Per la coscienza di molti è insopportabile. E il blocco lo vogliono completo.
La folla si sposta allora in mezzo al viale da Verrazzano: non si passa più, il traffico è bloccato. Mentre la pioggia si fa sempre più intensa proprio come il loro risentimento, una coscienza popolare si è ormai diffusa. Poi gli organizzatori richiamano la folla dietro lo striscione: era previsto solo il blocco del porto. Il corteo cittadino ci sarà più tardi, alle 18. La protesta torna davanti ai cancelli.
«Sono qua per protestare contro questo genocidio, i governi, il nostro e tutti i governi, in questi due anni non hanno mosso un dito — risponde alla Voce Apuana Raffaella, una dei manifestanti, inzuppata dalla pioggia e dalla rabbia —. In questi giorni abbiamo assistito al riconoscimento tardivo dello Stato della Palestina, da parte della Gran Bretagna per esempio che sicuramente sarà seguito da altri Stati, però a questo punto sembra un atto dovuto con nessun impatto su quanto sta succedendo. E secondo me questo costituisce un grande precedente per tutti i potenziali conflitti in questo mondo, perché la Nato ha dimostrato una grave noncuranza».
«Questa è una causa giusta — ribadisce intervistata un’altra manifestante. Paola, lo dice con convinzione — tutti avrebbero dovuto aderire allo sciopero ed essere presenti qui a Marina di Carrara e bloccare tutto. È una situazione che lascia senza parole ogni giorno di più. Un genocidio. Se poi dobbiamo arrivare a definire chi è un bambino allora è chiaro che oramai l’umanità è sotto i piedi, è finita».
Elia Buffa di Usb spiega cosa sta succedendo: «Come in tutta Italia più di cento piazze stanno scendendo in corteo durante la giornata di sciopero generale indetta dall’Usb dopo la grande manifestazione tenuta a Genova dai lavoratori portuali del Calc di Genova hanno lanciato questa giornata di sciopero generale insieme al nostro sindacato. Siamo qua per dire che lo Stato italiano deve bloccare immediatamente qualsiasi rapporto economico e militare con lo Stato terrorista di Israele e crediamo che oggi come lavoratori e lavoratrici il nostro compito sia di scioperare e incrociare le braccia per fermare i nodi della logistica della guerra. Nel nostro paese nei porti e aeroporti e autostrade circolano armi dirette verso il genocidio, noi crediamo che questo non debba più venire. Come lavoratori incroceremo le braccia tutte le volte da questi porti partono armi verso Israele».

