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«Pronto Soccorso, anziano cade da barella e si rompe il femore: paghiamo lo scotto della carenza di personale»

Comitato Sanità Pubblica: «In questi anni abbiamo denunciato la malasanità. La gravità della situazione impone assunzioni qualificate per far funzionare gli ospedali, per l’abbattimento delle liste d’attesa, per servizi territoriali legati alle necessità di cittadini e cittadine»

MASSA-CARRARA – “In questi anni abbiamo denunciato la malasanità. La gravità della situazione impone assunzioni qualificate per far funzionare gli ospedali, per l’abbattimento dei tempi delle liste d’attesa, per servizi territoriali legati alle necessità di cittadini e cittadine”. Il Comitato Sanità Pubblica Versilia, Massa-Carrara mette il dito nella piaga e denuncia ancora la situazione critica in cui versano le strutture sanitarie del territorio locale e nazionale raccontando di un episodio che non avrebbe dovuto accadere e capitato a un anziano al Pronto Soccorso del Noa. “Se mancano 4.000 medici nei Pronto Soccorso – entra nel vivo il comitato -, ciò coincide con le inaccettabili condizioni in cui versano i pazienti che, assieme a chi opera nella sanità, pagano il prezzo di carenze, tra attesa per un posto letto, strutture inadeguate e difficoltà per la mancanza di personale. A conferma di ciò, la testimonianza di un episodio verificatosi al Pronto Soccorso di Massa. Ad agosto un anziano paziente affetto da demenza senile, che necessita di una costante vigilanza, è caduto dalla barella con la frattura del femore (e conseguente intervento). Ai familiari non era stato consentito essergli accanto. Occorre constatare – osserva il comitato – che il personale sanitario è stretto tra la morsa di subire le decisioni della direzione aziendale e dover fare i conti con le necessità del paziente. Decisioni che privano della propria professionalità fino a subordinare la cura e l’assistenza ad atti amministrativi. Il tempo con il paziente, la necessità di curarlo, sostenerlo, aiutarlo per la malattia, la sofferenza o la morte, è di estrema necessità. Un episodio estremamente grave che dovrebbe essere di monito per chi gestisce gli ospedali: ogni paziente deve essere assistito da un numero sufficiente di operatori sanitari, rapporto bypassato con il trasferimento di medici e infermieri in altri reparti, riducendo così altri servizi e/o sfruttando lavoratori/trici delle cooperative. La carenza di personale è un fatto gravissimo, frutto di scelte politiche finalizzate a budget e profitti, tanto da far pagare un alto prezzo a pazienti, familiari, lavoratori/trici. Tra il 2020 e il 2025: sono in pensione 35.129 medici, 58.339 infermieri, 38.483 unità di altro personale; 8.299 medici e 10.054 infermieri mancano al Servizio Sanitario nazionale (SSN). Nel 2024, gli accessi ai Pronto Soccorso sono cresciuti del 2,2% sul 2023, con previsioni di 19 milioni di visite l’anno; i pazienti con codici bianchi attendono in media 4 ore; con codici verdi 2-3 ore, e il 26% degli accessi aggrava il servizio, causa la mancanza di servizi territoriali, costringendo così a recarsi nei Pronto soccorso anche per esigenze non urgenti. Il Comitato è a fianco del paziente e della famiglia – conclude il Comitato -. La carenza di personale è l’aspetto centrale: più operatori/trici per un lavoro più professionale e umano; così vi potrà essere totale rispetto per la dignità del malato, della sua sofferenza, e dell’angoscia sua e dei famigliari”.