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«Ex Universal Beach: variante discriminatoria e insostenibile. Massa ‘città dei supermercati’»

Il Pd presenta 13 osservazioni: «Chiediamo l’apertura di una fase di confronto pubblico con il coinvolgimento di commercianti, categorie economiche, comitati e cittadini»

MASSA – Un polo della grande distribuzione organizzata in zona industriale? Il gruppo consiliare del Pd non ci sta e assieme all’associazione Polis Lab presenta le osservazioni, 13, alla variante numero 7 dell’area ex Universal Beach che porterà a realizzare in quell’area deputata in origine all’industria e all’artigianato un centro commerciale comprensivo di un supermercato e altri spazi di vendita. Parlano espressamente di ‘città dei supermercati’ Enzo Romolo Ricci, Stefano Alberti, Daniele Tarantino e Gabriele Carioli affiancati da Michele Porcu di Polis Lab. Ci sono critiche tecniche che i consiglieri segnalano e c’è la contestazione politica.

Carioli fa notare: “Non c’è una visione di città, vanno avanti a colpi di varianti. Come pensano di fare ancora un centro commerciale a fronte di un drammatico calo demografico della città? Chi  andrà a comprare in tutti questi centri? Dopo Sogegross, il centro commerciale di viale Roma e ora ex Universal Beach, tutti centri commerciali che ottengono il cambio d’uso attraverso varianti. E poi perché dare la possibilità solo a uno o due soggetti? Se fai il cambio di destinazione d’uso da industriale/artigianale a commerciale aumenterà la rendita catastale e allora altri artigiani confinanti potrebbero decidere di chiedere la stessa cosa, ottenere il cambio d’uso e poi vendere il capannone – osserva il consigliere di opposizione – questa è una discriminazione”.

Il progetto, lo ricordiamo, prevede di buttare giù il vecchio capannone e di ricostruirlo ma più grande. Una delle denunce che fa appunto il Pd riguarda proprio la nuova edificazione e  lo spiega Enzo Romolo Ricci: “Prima di tutto vanno a rendere commerciale una zona che non rientra nel perimetro di Fascia di Bordo della zona industriale dove è ammessa la riqualificazione in termini commerciali. Interpretano a loro modo il concetto di Fascia di Bordo laddove il Regolamento Urbanistico la confina tra via Oliveti e via Catagnina prevedendo 8 lotti. Loro aggiungono il 9° in un’area più interna che non è di bordo. Ma non solo: vanno ad assorbire tutto quel 30% di nuova edificazione ammissibile della Fascia di Bordo: chi un domani vorrà acquistare nella Fascia di Bordo per investire non potrà più costruire ex novo”.

“Sono 7mila mq, è una variante impattante – gli fanno eco le parole di Stefano Alberti – secondo la legge regionale si possono fare solo varianti semplificate e questa non lo è: è in contrasto con la legge regionale ed è anche in contrasto con la normativa europea sul rispetto dell’ambiente: aggiungendo traffico e inquinamento tant’è che sono previsti 500 posti auto”.

Restando ancora sulla critica politica e sul tipo di indirizzo sempre politico che con questa variante si intende dare al territorio i consiglieri hanno affrontato il tema dei negozi di vicinato e della desertificazione commerciale di cui soffre anche Massa come tante altre città. “Questa variante non è un atto tecnico e neutrale- affermano i consiglieri – ma una scelta politica che avrà effetti concreti, strutturali e profondi sulla nostra città. Riteniamo perciò che debba essere discussa pubblicamente  con trasparenza, coerenza e partecipazione. Questa variante ignora il Piano Strutturale (atto sovraordinato al Regolamenti Urbanistico) di Massa il quale indica in modo chiaro che la città ha già raggiunto se non superato il puntiodi equilibrio tra popolazione  residente e superfici destinate alla grande distribuzione, avendo valori ampiamente superiore alla media regionale per superficie commerciale procapite. Questa variante aggiunge nuovo consumo di suolo a fini commerciali. La crisi del commercio tradizionale non è un’opinione ma una realtà confermata dai dati: secondo Confcommercio Toscana e la Camera di Commercio Toscana Nord Ovest negli ultimi 12 anni Massa ha perso 247 negozi al dettaglio (-25,8%), il centro storico è passato dalle 614 attività del 2012 alle 450 del 2024 e le Aree extra Centro dalle 378 alle 295. Il commercio in sede fissa ha perso 130 attività in 10 anni. Le imprese ambulanti sono diminuite di 30 unità. Questi numeri non raccontano solo una crisi economica, ma una trasformazione urbana e sociale: ogni saracinesca abbassata significa meno servizi, meno presidio sociale, meno sicurezza e meno comunità. E’ enorme anche il danno per lo sviluppo industriale, artigianale e dei servizi strategici che soffriranno delle distorsioni della rendita urbana con l’innalzamento dei costi di tutte le aree. Ciò renderà impossibili gli investimenti produttivi: non a caso il Consorzio Zona ha espresso parere negativo”.

Venendo quindi alle altre criticità tecniche, i consiglieri assieme a Polis Lab fanno presente il rischio idraulico lì insistente: “L’area è classificata a pericolosità molto elevata- ricordano i consiglieri che aggiungono- è previsto il taglio di aree boscate e verdi e questo è in contrasto le prescrizioni del Pit regionale. Non c’è la valutazione dell’impatto sull’inquinamento atmosferico. C’è la palese violazione del Piano Strutturale che vieta l’insediamento degli esercizi alimentari. C’è la saturazione delle superfici della zona industriale come da parere della Provincia  rilasciato in conferenza di copianificazione”. Questo oltre alle già citate “incongruenze circa la superficie commerciale con i limiti previsti dal Regolamento Urbanistico, la concentrazione su un unico subambito, su una sola area escludendo e discriminando altri soggetti e creando una condizione di disparità, la violazione dell’articolo 99  della normativa urbanistica regionale che regolamenta l’insediamento delle grandi strutture, oltre alla violazione dell’Invariante Industriale come definita dal Piano Strutturale. Infine non c’è stata una valutazione comparativa con altre opzioni di riuso o localizzazione e non si è rispettato il concetto di Fascia di Bordo dove è possibile la riqualificazione sotto il profilo commerciale”.

“Non vediamo un piano strategico di pianificazione commerciale – conclude il consigliere Tarantino – e questo atto rappresenta un colpo duro per le imprese del territorio”.

Per questi motivi i consiglieri chiedono: il ritiro o in subordine la sospensione dell’iter di approvazione definitiva della variante, l’attivazione di uno studio indipendente sugli impatti economici, sociali e ambientali della nuova struttura e l’apertura di una fase di confronto pubblico con il coinvolgimento di commercianti, categorie economiche, comitati e cittadini.