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L’avanguardia tecnologica all’Opa: BioCardioLab con nuovi spazi e senza sperimentazioni su animali

Giani: «È il cuore del cuore della sanità pubblica. Qui si sta raggiungendo la perfezione nella riproduzione del cuore e dei meccanismi che lo tengono vivo».

MASSA – “Monasterio è il cuore del cuore della sanità pubblica. Qui si sta raggiungendo una tale perfezione nella riproduzione del cuore e delle dinamiche che lo tengono vivo che da due anni Monasterio non sperimenta più sugli animali e questo sta consentendo una vera e propria rivoluzione”. Trapela entusiasmo dalle parole del presidente della Regione Eugenio Giani in visita all’ospedale del Cuore per una giornata particolare, perché di festa e di grande emozione: il BioCardioLab, laboratorio di Bioingegneria che si occupa di stampa 3D, simulazione numerica e sperimentale e di intelligenza artificiale, ha festeggiato i suoi primi dieci anni di attività con l’inaugurazione di nuovi spazi. Due  nuove sale, di oltre 45 metri quadri ciascuna, che ospitano attrezzature ad alto contenuto tecnologico.

A tagliare il nastro, ieri mattina, accanto a Luciano Ciucci, direttore generale di Monasterio, e a Simona Celi, direttrice della Bioingegneria, il presidente della Regione Eugenio Giani, l’assessore regionale al Diritto alla Salute Simone Bezzini e  le autorità locali.
Con il taglio del nastro Monasterio non ha inaugurato soltanto nuovi spazi, ma ha dato sostanza ad un percorso, già in essere da anni, di valorizzazione della risorsa umana e del potenziale tecnologico del BioCardioLab e di tutta l’unità operativa di Bioingegneria.

Nato nel 2015 come laboratorio interdipartimentale, con un solo ingegnere dedicato –  Simona Celi, appunto – conta ora su una squadra di 10 professionisti ed è diventato un centro internazionale di  ricerca e formazione.
In un decennio di attività ha accolto e formato oltre 100 persone tra tesisti, dottorandi e specializzandi dalle Università di Pisa, Padova, Pavia, Tor Vergata e dai  Politecnici di Milano e Torino, oltre a giovani ingegneri provenienti da Francia, Spagna, Grecia e Svizzera.

Non solo: il BioCardioLab vanta collaborazioni con aziende internazionali,  università europee e statunitensi e con la Food and Drug Administration statunitense. Riconosciuto dal Joint Research Center dell’Unione Europea, ha contribuito alla stesura del report sui metodi alternativi alla sperimentazione animale in ambito cardiovascolare e, negli anni, ha vinto numerosi progetti regionali, nazionali ed europei; tra questi i due importanti progetti  nazionali che nel 2016, dopo appena un anno di attività, hanno permesso al BioCardioLab di rafforzare gli organici e investire in tecnologia e, nel 2020, il prestigioso Meditate Marie Curie, finanziato dell’Unione Europea per la formazione dottorale e post-dottorale.

Negli anni le attività del BioCardioLab si sono sempre più integrate con la clinica, con la nascita di una sezione dedicata alla stampa 3D e alla creazione di modelli fisici del cuore dei pazienti – grandi e piccini – e del loro sistema cardiovascolare: con un macchinario creato interamente in house, gli ingegneri riescono a riprodurre cuore, flussi sanguigni, pressione e tessuti dei vasi del singolo paziente consentendo una dettagliatissima preparazione dell’intervento, con la possibilità di scegliere il migliore approccio e ridurre al massimo i rischi. Davvero una interconnessione strettissima tra clinica e ricerca.
Negli ultimi 5 anni, per ridurre ulteriormente i tempi di risposta al clinico e performare   al meglio l’attività di simulazione, il laboratorio ha dedicato una sua sezione allo sviluppo dell’intelligenza artificiale applicata alle immagini biomedicali dei pazienti (TAC,  risonanza magnetica, ecc.).

Al presidente della Regione in visita all’eccellenza apuana sono state mostrate tre sale di BioCardioLab. Una notizia rivoluzionaria ma che è indicativa della portata tecnologica  innovativa che fa capo a Monasterio, è che sono due anni che il personale non ha più bisogno di usare cavie animali grazie alle simulazioni  e alle riproduzioni perfettamente fedeli alla realtà. In una delle sale mostrate a Giani c’è il banco prova “rivolto all’impianto della valvola mitrale – spiega la bioingegnere Simona Celi -. L’intervento si chiama Valve in Valve e si riferisce alla valvola mitrale, ha un grado di complessità molto elevato  per l’operatore e che dà la possibilità di poter testare prima dell’intervento. Serve soprattutto ai giovani chirurghi per prendere maggior confidenza  con le strumentazioni che poi vanno a usare sul paziente nei giorni successivi, quando è pianificato l’intervento. E’ importante per pianificazione e training dell’intervento. Una strumentazione che sta facendo il giro d’Europa. Nell’altra sala visitata, invece, testiamo il tessuto biologico per capire a che grado siamo di malattia perché l’idea è,  grazie all’AI, di unire tutti gli altri dati del paziente per poter con la medicina di precisione prevedere i successivi sviluppi, e riuscire a prevenire la malattia. La terza sala mostrata al presidente è dedicata prevalentemente a tutte le patologie congenite e pediatriche perché ogni cuoricino è talmente diverso dagli altri per cui il chirurgo ha bisogno di sapere come è fatto, così da poter ridurre i tempi di intervento e poter entrare in maggior confidenza sapendo come sarà il cuore di quel bambino. Si riproduce uno a uno l’anatomia del cuoricino del bambino”. Insomma un vero miracolo della tecnologia che trova finanziamenti pubblici e privati.

“Dieci anni di successi, dieci anni di risultati a livello nazionale e internazionale – ha commentato il presidente Eugenio Giani -. Ringrazio il direttore Ciucci e tutti gli operatori perché quello portato avanti da Monasterio è un lavoro continuo, che si pone l’obiettivo di uno sviluppo e una modernizzazione costanti, come si vede dall’ampliamento del BioCardioLab che oggi festeggiamo. Nata in ambito pediatrico, ormai Monasterio è punto di riferimento d’eccellenza per la cardiologia e la cardiochirurgia a tutto tondo. Qui non solo i pazienti usufruiscono di un servizio che è sicuramente un’eccellenza a livello nazionale, ma si fa anche ricerca, ad alti livelli di professionalità. L’ospedale del Cuore con il suo laboratorio di bioingegneria è perciò una delle “perle” che la Toscana della sanità riesce ad offrire – ha sottolineato il presidente – e sono molto contento che tutto questo sia anche il frutto della convinzione che le idee “camminino sulle gambe degli uomini”. Qui infatti ci sono e vengono valorizzati professionisti che sono veramente il meglio che l’Italia possa esprimere”.

“Oggi celebriamo dieci anni del laboratorio di bioingegneria che è uno strumento fondamentale per far crescere la qualità delle prestazioni e la sicurezza delle cure – ha affermato l’assessore regionale Bezzini – La tutela del diritto alla salute infatti ha bisogno anche di innovazione e ricerca, perché senza di esse non è possibile migliorare la qualità dell’assistenza, che è il fattore primario che i cittadini toccano con mano quando hanno bisogno di una presa in cura da parte del sistema sanitario”.

“Il BioCardioLab – sono le parole del direttore generale Luciano Ciucci –  è la sintesi di ciò che siamo: multidisciplinarietà e ricerca applicata alla clinica, con medici e ingegneri che lavorano a fianco con un unico obiettivo, quello di  garantire la migliore risposta di cura al paziente”.

“Sono felicissima – spiega Simona Celi, direttrice della Bioingegneria – di aver contribuito a dare concretezza alla mission di Monasterio, lavorando ogni giorno per la ricerca applicata alla clinica. Oggi festeggiamo un traguardo importante, frutto di una visione e di un lavoro condiviso”.