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‘Gigi Guadagnucci Giò Pomodoro. Conversazione sulla natura’, è record di presenze: 1.622 ingressi in 3 mesi

«Sono triplicate rispetto al 2024 dove sono state 559 relative ai mesi di giugno, luglio e agosto, così come nel 2023 quando sono state 602»

MASSA – Un successo senza precedenti quello riscosso da ‘Gigi Guadagnucci Gio’ Pomodoro Conversazione sulla natura’  presso il Museo Guadagnucci. Il finissage dell’esposizione che ha visto due maestri della scultura confrontarsi sul tema a loro particolarmente caro come la natura è stata occasione per l’assessore Monica Bertoneri di rivelare i dati circa le presenze e stiamo parlando di 1.622 ingressi in soli tre mesi. “Vorrei condividere con voi – ha commentato durante la cerimonia di finissage l’assessore – qualche dato sulla mostra che ha avuto risposte importanti e tanto successo anche a livello nazionale, come testimoniano i numerosi articoli pubblicati non solo sui quotidiani ma anche e soprattutto sulle riviste di settore. Diversi i servizi televisivi sulla mostra come da Rai Cultura. C’è una grande soddisfazione sui risultati emersi anche dal mondo social e per le visite con la presenza fisica. Sui social i dati media fb e instagram ci rivelano 950mila visualizzazione nell’ultimo trimestre. I dati delle visite dall’inaugurazione del 21 giungo fino ad ora ci dicono che ci sono stati 1622 ingressi. Le visite – sottolinea l’assessore alla Cultura – sono triplicate rispetto al 2024 dove  sono state 559  relative ai mesi di giugno, luglio e agosto, così come nel 2023 quando ci sono state 602 presenze. Davvero una conferma della scommessa che abbiamo fatto e nella quale abbiamo creduto e continueremo a crederci. La mostra segna l’inizio di un lungo percorso che permetterà a Villa della Rinchiostra di tornare al entro della vita culturale della città”.

Ospiti illustri del finissage sono stati critici d’arte e curatori di fine pregio. Tra questi Massimo Bertozzi critico e storico d’arte, molto vicino a Guadagnucci. Lo storico su scultura e tradizione descrive il maestro Guadagnucci come un uomo libero. “Vorrei raccontare un ricordo con Gigi e Vangi. Nel 2001 ho fatto 2 mostre una di Vangi a San Pietroburgo e una sulla metafisica della forma intorno alla scultura astratta in cui c’era anche Gigi che girò molto in Europa da Vienna a Praga  e poi tornò a Massa. Parlandone riflettevamo su che cosa avevamo trovato nel nuovo millennio: Calvino rispondeva  che avremmo trovato tutto quello che saremmo stati capaci di portarci e a Guadagnucci e Vangi dicevo che la scultura che arriverà al 2000 sarà quella che’ voi sarete in grado di portarci’. Gigi riteneva che una tradizione troppo venerata fosse destinata all’asfissia”. Ed è Paolo Bolpagni direttore fondazione Ragghianti a spiegare la chiave della contemporaneità sia di Guadagnucci che di Pomodoro. “Sono convinto che il ‘900 sia stato un secolo di crisi ma non in senso negativo – ha spiegato lo storico d’arte – crisi è un ripensamento, è un’occasione, una molla di cambiamento. Effettivamente tutte le arti  nel corso del XX anche con l’irrompere di nuove forme espressive, hanno dovuto ripensarsi. Per la scultura è stato un ripensamento molto impegnativo fino ad arrivare alla negazione della materialità, solo che nella scultura è un controsenso logico. Guadagnucci e Pomodoro nonostante lo scarto anagrafico tra loro, si affacciano nel mondo della scultura a cavallo della 2° guerra mondiale, sono consapevoli di trovarsi in una congiuntura difficile, entrambi volevano dire qualcosa di personale e originale e ci riescono, ed è la natura una delle chiavi per entrambi, ma non imitandola, c’è qualcosa di più profondo. Soprattutto – continua a spiegare -Entrambi sono accomunati da qualcosa che è mancato agli scultori loro coetanei: una padronanza della materia  fin dalla più tenera età. Pomodoro nasce come orafo quindi ha subito un corpo a corpo con la materia e Guadagnucci parte non con studi teorici ma in bottega, quindi facendo monumenti funerari e imparando da subito ad avere a che fare con il marmo. Questo ha dato a entrambi una chiave fondamentale. Come rispondono alla crisi del 900? Pomodoro riflette molto sul concetto di spazio, quindi vede una natura allargata, intesa anche come fisicità quindi la riflessione sullo stare nello spazio. Inoltre c’è  la riflessine sula natura organica ma non attraverso l’imitazione della sua forma ma attraverso l’indagine dei meccanismi generativi, come la natura si genera, non l’apparenza della natura ma le forze intime che la innervano e che Pomodoro ha tentato di capire anche a livello cosmico. Guadagnucci ha un rapporto più vitalistico, più legato a una natura organica, le sue forme sono la stilizzazione di alcuni canoni della natura riflettendo su come la natura organica si sviluppa, come le ali della libellula o come nasce e si sviluppa una foglia, ma non per imitarla. Poi gli esiti sono diversi dal punto d vista formale ma alla base c’è la volontà di non mandare la scultura su un terreno speculativo ma per offrire una risposta contemporanea a un’arte antica ancestrale, mostrandone la possibilità di una attualità”. Lo stesso figlio di Gio’ Pomodoro, Bruto ripercorre il pensiero filosofico artistico del padre: “La natura è stata sicuramente uno dei motori principi della ricerca plastica di mio padre. L’investigazione sul mondo naturale non tanto come mera riproduzione caravaggesca della natura ma come investigazione sui movimenti del mondi naturale: le torsioni, le spirali, il fatto che comunque c’erano sottointese delle leggi universali che governavano i valori totali dell’universo dello spazio cosmico, naturale ma anche di quello della pietra, hanno portato mio padre a una continua investigazione pur non essendo uno scienziato ma fu sempre alla ricerca per capire cosa si celasse dietro al plasticità di un albero per esempio che lui considerava la scultura vivente più bella piuttosto che il movimento a spirale della conchiglia o della galassia. Vi aveva trovato un rapporto così stretto che lui andava a investigare di continuo”.

Interessante infine la proposta della professoressa Anna Laghi membro del comitato scientifico del museo Guadagnucci: “La mostra ha messo in evidenza due elementi fondamentali che oggi non ci sono più – è intervenuta la presidente emerita dell’Accademia di Belle Arti di Carrara -: il fatto che un artista per fare arte deve avere un pensiero e una idea per poi metterla in pratica e deve avere anche una conoscenza del materiale e del mestiere, che è fondamentale. Oggi molti artisti e sto pensando a Cattelan che è un intellettuale, ma mettere una banana attaccata al muro è solo provocazione. Molti artisti oggi provocano, militano ma non seguono più l’ideale della bellezza della forma. Oggi l’arte italiana è molto in crisi per questa negazione della bellezza, allora ecco la mia proposta che mi è venuta anche grazie a questa mostra: la strada da intraprendere è questa ma si deve allargare a un pubblico non solo cittadino o del turista, ma deve arrivare a toccare i giovani. Il museo Guadagnucci deve essere non solo centro culturale ma anche un centro educativo: credo che Massa per la sua storia e legame con il marmo e i laboratori che ci sono stati possa realizzare questo progetto. I ragazzi devono essere guidati verso l’apprendimento di un mestiere e di una storia e si può fare anche con un museo”.

Mirco Taddeucci il curatore ha infine salutato: “Questa mostra fortemente voluta dall’amministrazione, è la dimostrazione che anche una piccola città può organizzare una mostra di qualità”