il report
|«Fortemente inquinate» le foci di Carrione, Lavello e Brugiano, parametri in peggioramento
I rilievi di Goletta Verde. Arpat e Legambiente: «Questa zona soffre. Adesso è necessario trovare gli scarichi abusivi e gestire i corsi d’acqua troppo cementificati»
MASSA-CARRARA – Sono fortemente inquinate le acque alla foce dei nostri corsi d’acqua, quest’anno c’è una conferma anzi un leggero peggioramento stando alle analisi di Goletta Verde. I parametri per Escherichia coli e gli enterococchi intestinali sono fuori dai parametri di legge con numeri elevati. Soprattutto per quel che riguarda la foce del Carrione. Su 20 punti di campionamento in area di costa toscana 12 punti sono fortemente inquinati, 1 è inquinato e 8 sono nei parametri e noi con Carrione, Lavello e Brugiano siamo tra i 12 fortemente inquinati. Questi 20 punti non sono balneabili ma che Goletta Verde monitora per controllare il trend, quindi questi dati non inficiano la balneabilità al di fuori dei punti analizzati. Spiega il quadro della situazione la squadra di Goletta Verde e Fausto Ferruzza presidente di Legambiente Toscana, al portavoce di Legambiente Stefano Raimondi e al membro del direttivo dell’associazione Federico Gasperini, ci sono i vertici Arpat.
“Registriamo un lieve deterioramento dei dati, c’è un peggioramento dovuto al fatto che abbiamo analizzato i campioni un mese dopo il mese consueto, perché il giro della Goletta Verde è antiorario dalla Liguria finisce in Friuli ma quest’anno è iniziato in Friuli e si finisce in Liguria quindi quest’anno i campioni sono stati fatti a metà luglio con un maggiore carico turistico sulle coste. 17 punti su 20, si tratta di foci, di acqua dolci che sfociano a mare e solo 3 punti sono mare propriamente inteso, all’Elba e all’Argentario. Non siamo in mare di balneazione. La aree dove campioniamo non sono aree balneabili. Normalmente la costa apuoversiliese dalla darsena di Viareggio fino a Marinella è un’unica grande città a mare ha dati su questa linea. Ci aspettavamo questo dato sulla costa apuoversiliese, non ci aspettavamo il dato sulla Toscana centrale. Una situazione che vede il 60% dei campioni inquinati o fortemente inquinati 12 su 20 (11 fortemente inquinati e 1 inquinato) e 8 nei limiti di legge”.
E’ Stefano Raimondi che chiarisce alcuni aspetti: “I dati derivano da situazioni per le quali le foci di fiume rappresentano una criticità che riscontriamo anche in altre regioni, la Toscana non fa eccezioni. I monitoraggi fatti – sottolinea e ricorda – non sono patenti di balneabilità ma vogliono segnalare una criticità per invitare gli amministratori ad attivarsi sulle cause di queste criticità: il tema della maldepurazione o depurazione assente – punta il dito – è un tema centrale da porre sotto attenzione. I monitoraggi sono eseguiti dai tecnici coordinati da un ufficio scientifico di Legambiente e poi portati in laboratori di analisi sul territorio con l’utilizzo di barattoli sterili e infine analizzati entro 24 ore massimo e i parametri sono quelli microbiologici previsti per legge: enterococchi intestinali ed escherichia coli. Ai valori previsti dalla normativa sull’ acqua corrispondono – spiega Raimondi – giudizi espressi quali: inquinato se enterococchi intestinali superano le 200 unità formanti colonia ogni 100 millilitri o per escherichia coli con 500 unità formanti colonia su 100 millilitri, fortemente inquinati se abbiamo valori pari o superiori al doppio ( 400 e 1000). Non inquinati se invece siamo al di sotto. Il tema importante è che l’attenzione che dobbiamo porre al tema della depurazione individuare: i depuratori non funzionanti o scarichi abusivi inquinanti che proviene dall’entroterra perché le foci portano quel tipo di acque che provengono da zone anche distanti dalla costa. Noi come associazioni che cerchiamo di pungolare amministratori per provvedimenti, hanno anche impatti sulla biodiversità perché gli inquinamenti incidono sulla biodiversità e poi c’è il tema del cambiamento climatico: tutte tematiche legate tra loro”.
A entrare nel dettaglio è Federico Gasperino: “Noi ci troviamo come negli anni passati, sostanzialmente ci diciamo un po’ le stesse cose: certamente c’è un leggero peggioramento però in sostanza andando a vedere i dati ci sono le conferme e purtroppo relativamente a quest’area toscana la situazione non è buona: i numeri parlano chiaro e una cosa è superare con 600 altro con 20mial escherichia coli. C’è una differenza e i numeri sono importanti quelli che escono dalle analisi. E’ vero che quest’anno ha piovuto due giorni prima del monitoraggio ma comunque l’anno scorso abbiamo fatto 4 mesi di campionamenti sul Carrione e tutti erano fortemente inquinati: in quest’area c’è criticità. Anche altrove criticità, non solo qua – precisa -. Poi i cambiamenti climatici peggiorano con acquazzoni che possono influire sui dati, però sostanzialmente ci sono conferme e tutti gli anni ci diciamo che certi impianti dovrebbero venire dimensionati a certi tipi di carico quando aumenta la popolazione estiva, c’è il problema degli scolmatori che rimane persistente soprattutto con eventi di pioggia e con le acqua che vanno direttamente a mare e poi vengono fuori gli scarichi non depurati, poi ancora ci sono gli scarichi abusivi. Tutto questo considerato che gli investimenti in questa zona sono stati fatti. Poi c’è tema di come sono gestiti i corsi d’acqua: è vero che hanno poca acqua ma si autodepurano e qui non ce la facciamo perché nelle aree di foce sono canalizzati ,c’è cemento e hanno una capacità autodepurativa scarsissima. Ci sono criticità ma teniamo conto che gli enterocochi degradano a mare e con la salinità che c’è in tre giorni scompaiono, però c’è una quantità e concentrazione di inquinanti che comunque arriva al mare. Bisogna continuare a investire perché se si passa da 2mila a 30mila abitanti gi impianti vanno in sofferenza. Poi i corsi d’acqua che sono secchi formano pozze inquinate e quando arriva il grosso acquazzone tutto viene scaraventato a mare”.
Venendo ai dati sul Carrione sicuramente in una delel situazioni peggiori: risluta fortemente inquinato. Si registrano 22.398 escherichia coli e oltre 8212 enterococchi, sul Lavello oltre 18mila escherichia e 7mila enterococchi, sul Brugiano 1000 escherichia e 1700 enterococchi. Sono numeri elevati come anche negli scorsi anni, “Tutto è fortemente inquinato, questa zona soffre” commenta Legambiente.
Pietro Rubellini il diretto generale di Arpat descrive l’azione dell’agenzia toscana e gli obiettivi: “Stiamo parlando dei fiumi: purtroppo gli ultimi della classe sono confermati ultimi della classe, anzi sembrano un po’peggiorati. In realtà sono stati fatti sforzi per cercare di migliorare: ciò che era facile da fare in termini di depurazione è stato fatto ora resta da fare il difficile con gli scarichi abusivi da intercettare. Bisognerebbe avere un drone con infrarossi da usare durante la notte: siccome gli scarichi hanno temperatura più alta dovemmo riuscire a individuarli bene, però è difficile. Purtroppo nonostante gli sforzi che facciamo e con gli investimenti delle amministrazioni di questi anni, il cambiamento climatico sta alzando l’asticella e rende difficile il lavoro. Il cambiamento di regime rispetto alla piovosità crea situazioni tali per cui dove prima c’erano piogge costanti durante l’anno, ora ci sono lunghi periodi di siccità con fiumi in secca e con pozze con inquinanti che ristagnano e poi le piogge improvvise sparano questi inquinanti in mare. Questa situazione negli ultimi anni sta diventando la normalità per cui dobbiamo affrontare questo pensando a come monitorare rispetto alle precipitazioni, perché se monitoriamo dopo le piogge il dato risulta sbagliato rispetto alla qualità che di solito è in mare, e poi è necessario un maggior impegno per togliere le fonti di inquinamento nei fiumi che hanno lunghi periodi di secca. Sulla balneazione – conclude -: spesso questi fiumi influenzano rispetto ai parametri della balneazione e purtroppo nel sud toscano è successo a fronte di lungo periodo di secca con successivo acquazzone e con gli inquinanti che si sono distribuiti lungo la costa costringendo a il divieto balneazione, poi siccome non erano inquinanti presenti costantemente in mare ma frutto dell’effetto pistone sparato, dopo un giorno a fronte della ripetizione delle analisi è stato tolto il divieto. Allora la sindaca ha fatto una proposta : dove i dati storici dicono che ci può essere influenza dei corsi d’acqua, in occasione di allarmi meteo facciamo scattare automaticamente il divieto di balneazione e quando finisce l’allarme meteo rientra il divieto di balneazione”.
Sui dati Arpat Alessandra Botticelli rapporta: “Ogni anno dal 1° aprile al 30 settembre Arpat monitora 277 aree di balneazione mensilmente per andare a verificare la qualità dell’acqua ai fini della balneazione e per determinare i parametri dell’escherichia coli e dell’enterocochi intestinale. Lavoriamo su 621 km di costa rispetto agli 840 della costa toscana, quindi sul 74% della costa e oltre a questi controlli svolgiamo anche controlli in 11 aree a divieto permanente di balneazione. Tutti i nostri risultati sono inseriti in tempi rapidi sul sito web. Quest’anno dal 1° aprile a fine luglio abbiamo fatto 1112 campionamenti programmati, poi dove troviamo dei superamenti le analisi vengono ripetute e quest’anno sono stati 120, un numero elevato per il quale si è avuto un concentrarsi nei primi mesi aprile e maggio e sono legati ad eventi meteorici importanti. Queste criticità che i cambiamenti climatici amplificano dipendono dalla imperfetta gestione del reticola del sistema di collettamento delle acque reflue e dalla depurazione. Possiamo dire che i nostri dati sono in linea con i vostri”.

