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Barotti: «Villa Massoni e il risveglio del Partito Democratico»

MASSA – Riceviamo dall’ex consigliere comunale di Massa (Massa-Carrara) Andrea Barotti (Civici Riformisti Europeisti) e pubblichiamo.

«Il Pd, forse per l’approssimarsi di un nuovo appuntamento elettorale, ha riscoperto Villa Massoni e così i democratici affrontano un tema complicato senza una visione precisa. È assai facile affermare che il complesso architettonico debba essere restituito alla collettività, ma con quali risorse? E una volta acquisita al patrimonio pubblico, quale funzione potrà avere la Villa? Quale Ente si farà carico del mantenimento degli edifici e del Parco? Questi sono i quesiti a cui i democratici dovrebbero rispondere per evitare di cadere nella mera propaganda.

Il tema della valorizzazione e della cura del nostro patrimonio storico rischia di mettere in difficoltà la politica locale; Villa Massoni versa in condizioni precarie non da un giorno, perciò i risultati, pessimi, che vediamo sono il frutto dell’inerzia delle varie amministrazioni succedutesi nel corso degli anni. Sul punto, basti ricordare che la petizione al Parlamento Europeo, presentata per salvare un simbolo della nostra città, riportava soltanto due firmatari: chi scrive e don Luca Franceschini; mi domando come mai gli esponenti del Pd, del Polo Progressista, del centrodestra, i rappresentanti istituzionali (sindaco, presidente della Provincia, consiglieri regionali etc.), il mondo delle associazioni e gli storici locali non abbiano aderito a un’iniziativa che mirava a realizzare l’interesse comune.

L’idea era di realizzare in terra apuana una sede degli Uffizi, una sorta di modello Guggenheim applicato alla Toscana. Tale soluzione garantiva un futuro meno incerto per Villa Massoni e trasformava un bene in decadenza in un motore per l’economia turistica. I finanziamenti sarebbero arrivati dall’Europa, dalla Regione Toscana (ricordo Giani in visita alle ex Terme Corallo di Livorno con la promessa di quasi 50 milioni di euro per il recupero) e probabilmente anche dal Ministero (la Soprintendenza aveva quantificato in 80 milioni il costo per riportare in vita Villa Massoni).

Quella battaglia per difendere e conservare un pezzo importante dell’identità massese ha dimostrato l’incapacità dei partiti di andare oltre lo steccato del proprio orticello e così, mentre a livello locale e perfino regionale nessuno rispondeva (le numerosissime lettere inviate a Giani e al suo staff sono rimaste prive di risposta), dal Ministero e dall’Europa un semplice consigliere comunale, senza bisogno di mozioni “fiorentine”, otteneva ascolto.

La proposta di istituire, in ambito regionale, un garante per i beni culturali e una fondazione per salvare dall’incuria la storia delle comunità toscane sono ancora in attesa di una valutazione. Qualcuno dirà che oggi la politica si è svegliata perché Villa Massoni andrà all’asta, ma in realtà la disciplina vigente già consentiva di acquisire l’immobile (art. 95 Espropriazione di beni culturali Dlgs n. 42/2004). Concludendo, mi auguro che si creino le condizioni per far rinascere Villa Massoni, ed è certo che le occasioni perdute non torneranno».