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Carrara, Sinistra Italiana su alloggi Erp a Murlungo: «No ai ghetti, si individui un altro luogo»

CARRARA -Anche Sinistra Italiana interviene sulla polemica circa la costruzione di case di edilizia popolare e si schiera tra chi le vorrebbe altrove rispetto a Murlungo, probabilmente a Marina presso Colonia Vercelli come la gran parte della sinistra chiede.

Come circolo di Carrara di Sinistra Italiana abbiamo seguito con attenzione il dibattito istituzionale – a cui non partecipiamo direttamente non avendo rappresentanti in Consiglio – e le varie critiche di comitati, forze sociali e partiti di opposizione sulla scelta dell’amministrazione di costruire i 28 nuovi alloggi popolari nella zona del Murlungo. In Italia esiste ormai un’emergenza abitativa che tocca anche città come Carrara. Questa emergenza è peggiorata dalla scelta del Governo Meloni di azzerare il contributo affitti con l’ultima finanziaria, ora messo a carico di regioni e comuni, indebolendo uno dei pochi strumenti che interviene su un mercato cresciuto in maniera folle nelle cifre richieste per gli affitti. Servirebbe un grande piano nazionale di investimenti nell’edilizia residenziale pubblica ed invece il patrimonio pubblico complessivo diminuisce: se è vero che leggiamo sulla stampa degli interventi di ERP spa per il recupero di abitazioni e – come nel caso del Murlungo – per la possibilità di costruire nuovi alloggi, questi interventi seguono sempre piani di alienazione di un numero maggiore di abitazioni di quelle che si vanno a costruire/recuperare. Di questo ci sarebbe piaciuto si discutesse in occasione dell’approvazione del bilancio di ERP spa e del rinnovo delle sue cariche sociali per capire se tra amministratori di centrodestra e amministratori di centrosinistra c’è davvero unanimità di vedute sul tema. A queste considerazioni generali aggiungiamo che in un contesto di crisi climatica sarebbe decisamente necessario recuperare il patrimonio esistente ed evitare quanto più possibile nuove cementificazioni e consumo di suolo, così come evitare di andare a intervenire in una zona – quella del Murlungo – che non ha superato le criticità ambientali derivanti dalla stagione della chimica nel nostro territorio. Un’amministrazione può – ed in un certo senso deve – avere l’ambizione di riqualificare zone periferiche e cambiarne nel tempo anche la vocazione urbanistica con l’evolversi delle esigenze sociali. Ma questo deve avvenire con una programmazione adeguata e non dando l’impressione che la scelta sia secondaria, con il rischio di creare situazioni “ghetto”. Serve un’edilizia popolare che garantisca opportunità, servizi e inclusione senza correre il rischio di relegare nell’ennesima periferia la fetta più fragile di popolazione, condannandola alla privazione della stessa del diritto ad immaginare un futuro diverso. Per tutti questi motivi chiediamo che amministrazione e regione ri-discutano insieme il progetto per verificare se quei criteri di soddisfacimento dei bisogni sociali, di tutela della salute e di tutela ambientale siano rispettati. E se si dimostrasse, come appare ad oggi, che non lo sono, si individui velocemente un altro luogo e un altro progetto senza perdere quelle risorse che sono necessarie per l’edilizia residenziale pubblica che ha bisogno non solo di quei 28 alloggi, ma di molti di più per fare fronte alla crisi sociale nel paese.