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Villa Massoni: simbolo conteso tra memoria, inerzia e occasioni mancate

Il Pri favorevole alla proposta lanciata dal Pd nei giorni scorsi per l’acquisizione da parte del pubblico. Lo storico Frediani: «Serve chiarezza sugli interventi e sul futuro utilizzo. Noi, per ora, ci accontenteremmo della fruibilità del vasto parco»

MASSA – A Massa (Massa-Carrara) si riaccende il dibattito su Villa Massoni, gioiello architettonico e culturale ormai da anni avvolto nel degrado. A innescare la miccia è stato l’appello del Partito Democratico a Comune, Provincia e Regione affinché acquisiscano la proprietà della villa per sottrarla alla vendita all’asta e al rischio, come denuncia il Pri di Massa, che “cada in mani private” diventando “l’ennesimo esempio di sfruttamento commerciale di un bene che rappresenta l’identità cittadina”.

Il Partito Repubblicano si dice “pienamente favorevole” all’idea, ricordando come già nel programma elettorale di due anni fa l’acquisto della villa – detta anche Volpigliano o Rocca – fosse tra le priorità. “Il progetto lo avevamo – si legge nel comunicato – e l’abbiamo illustrato durante tutti gli incontri pubblici. L’attuale sindaco, invece, parlava di cementificare il territorio, senza spendere una parola per la valorizzazione del patrimonio culturale”.

Ma i repubblicani non nascondono il sospetto: “Parlare oggi di investimenti tanto rilevanti, con la scadenza per la candidatura di Massa a città della cultura 2028 fissata a fine settembre e l’asta per la villa già convocata per il 15 ottobre, suona più come slogan elettorale che non come effettivo interesse per lo sviluppo culturale”.

Sul caso interviene anche il noto storico locale Franco Frediani, che ricostruisce i principali passaggi che hanno segnato il destino della villa. “Nel 2009 – ricorda – Martina Nardi, allora assessore all’Urbanistica, propose l’acquisto della villa per 3 milioni di euro, ma l’offerta fu respinta dai proprietari, che ne chiedevano 10”. Da lì in poi, il lento declino: nel 2012 la mobilitazione cittadina, guidata da Massa Picta e Italia Nostra, raccolse oltre 18mila firme per far inserire la villa nel censimento Fai dei “Luoghi del cuore”. “Un record ancor oggi imbattuto – sottolinea Frediani – ma classificarsi undicesimi significò restare fuori dai finanziamenti”.

Non mancarono, però, occasioni di rilievo. Nel 2014, dopo una denuncia presentata al procuratore Aldo Giubilaro, corredata da immagini aeree realizzate con un drone, scattò il sequestro dell’immobile, fatto che attirò anche l’attenzione dei telegiornali nazionali. “Il ministero intervenne – prosegue Frediani – ma la risposta fu chiara: nulla si può finché il bene resta privato”. Una posizione ribadita anche in un incontro al ministero dei Beni Culturali nel 2016, e infine nella risposta ufficiale alla parlamentare Nardi: “Il recupero costerebbe 80 milioni, una cifra fuori portata”.

Oggi si torna a parlare di raccolte firme e di coinvolgimento della Regione Toscana. Ma Frediani avverte: “La cittadinanza ha già dimostrato il proprio attaccamento al bene. Serve chiarezza sugli interventi e sul futuro utilizzo. Noi, per ora, ci accontenteremmo della fruibilità del vasto parco”.

Intanto, il Pri rilancia la propria proposta di inserire Villa Massoni in una rete culturale cittadina che includa il Castello Malaspina, Palazzo Ducale, la Rinchiostra, il teatro Guglielmi e il Museo Diocesano. “Il nostro obiettivo – affermano – resta quello di proiettare Massa nel futuro, abbandonando modelli di sviluppo arcaici, dannosi e ormai superati”.

Nel frattempo, però, il tempo stringe: tra meno di tre mesi Villa Massoni andrà all’incanto, e con essa rischia di svanire anche un pezzo di identità collettiva.