l'intervista
|Porto, Pisano: «La Spezia e Marina di Carrara sono la vera alternativa a due poli importanti come Genova e Livorno»
Il presidente in pectore dell’Autorità di Sistema portuale del Mar Ligure Orientale parla a tutto campo sui due scali: «Crociere? Ho parlato col terminalista, siamo molto concentrati su quello che c’è da fare e ognuno deve farne una sua parte, quindi l’interlocuzione è avviata e continua»
LA SPEZIA – Poco più di un mese non è certo sufficiente per prendere le misure al nuovo ruolo, quello di commissario straordinario e presidente in pectore dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Orientale, ma Bruno Pisano ha dalla sua una conoscenza approfondita del porto spezzino e di quello di Marina di Carrara (Massa-Carrara) e quindi sta già per prendere in mano la barra del timone senza esitazioni. La consapevolezza del peso del nuovo incarico è ben presente, anche perché il cambio di prospettiva è stato importante: qualche mese fa in pochi avrebbero scommesso sul trasferimento dell’ex presidente dei Doganalisti dall’altra parte del guado. Ma alla fine, a ben pensarci, le caratteristiche del neo commissario corrispondono all’identikit del futuro presidente dell’ente di Via del Molo in maniera quasi fisiologica, avendo portato uno dei protagonisti della nascita e dello sviluppo del Sistema Spezia a guidare il posto spezzino proprio nel momento in cui c’è da indirizzare il rilancio dell’immagine e della struttura del sistema portuale.
Accolti in un ambiente in cui ancora si respirano i silenzi e alcune sfumature di imbarazzo per l’arrivo del nuovo capo, ma al contempo contraddistinto dalla serenità portata dall’esperienza e dalla familiarità della nuova figura, abbiamo incontrato il commissario Pisano nel suo ufficio per un’intervista.
I fronti aperti sono parecchi, ma partiamo dalla situazione dei traffici, che sono un po’la cartina al tornasole più trasparente dello stato di salute dello scalo, della comunità e dell’ Autorità di sistema portuale. Si sta confermando la ripresa del 2024?
“Partiamo da un 2024 che è risultato molto positivo. Di recente a Rapallo sono stati presentati i numeri dell’economia della Liguria e abbiamo avuto la conferma della crescita che il porto della Spezia ha avuto nel 2024, la più alta a livello nazionale come incremento di traffici. Mantenere il solito livello di traffici nel 2025, nonostante tutte le incertezze rappresentante da guerre, dazi e circumnavigazione dell’Africa, sia comunque un dato confortante. Anche perché viene ottenuto con grandissimo sforzo da parte degli operatori, alle prese con un caos che rende molto più complessa la gestione di un porto come il nostro, che basa tutto sulla programmazione e sugli incastri. Gli arrivi delle navi fuori finestra e i cambi continui di programma stanno impegnando più del dovuto le strutture portuali come terminal, autotrasporto, spedizionieri e quant’altro. Si sta mantenendo il solito livello di efficienza ma con sforzi dovuti a fattori esterni estremamente importanti”.
L’autotrasporto periodicamente manifesta problematiche, alla Spezia e non solo, e per sopperire adesso alle riduzioni di aree portuali a causa dei lavori all’orizzonte, avete fatto un’operazione agli Stagnoni per riservare un’area buffering. E nel frattempo è arrivata la peak season, come pensate di far convivere tutto?
“Il truck village agli Stagnoni è comunque un’area operativa che nel tempo ha avuto tanti utilizzi, fra cui quello di sosta dei mezzi e degli stessi container, quindi è un’area che nasce a supporto dell’autotrasporto, che però è integrata all’interno del porto e grazie a questa sua vicinanza si è sempre prestata per questo tipo di soluzioni anche temporanee. In un momento di picco come il mese di luglio, con le criticità di cui si parlava prima e l’inizio di alcuni lavori e la prospettiva di vedere partire altri cantieri, aumentano le difficoltà operative, i tempi di ricezione e di scarico dei container, con un disagio che inevitabilmente va a gravare sull’autotrasporto. È una situazione che dovremmo risolvere nel tempo perché non si può sempre pensare di scaricare sull’autotrasporto, come ultimo anello della catena che sopporta tutti i ritardi che si accumulano nelle fasi precedenti. Abbiamo trovato una soluzione temporanea, che è quella del truck village, che ci deve aiutare nell’immediato. Non è questa la soluzione che vogliamo dare né al terminal, né al porto, né all’autotrasporto, ma stiamo valutando soluzioni più importanti e con un progetto più ampio che abbracci la zona di Santo Stefano, la possibilità di integrare le aree del retroporto in maniera più funzionale, creare connessioni con il porto che ci permettano di risolvere in maniera più strutturale, anche con l’aiuto delle agevolazioni che verranno fuori con le Zone logistiche speciali. Sia per dare una risposta all’arrivo della peak season, sia alle ipotesi una crescita dei volumi che i lavori che stanno per essere lanciati si porteranno dietro”.
Il retroporto di Santo Stefano si sta rivelando sempre più strategico, anche per limitare gli svantaggi dei corridoi doganali. Da ex doganalista, intende prestare particolare attenzione a questo asset?
“Assolutamente sì, perché quando parliamo di elevare l’efficienza del porto significa anche offrire più servizi alla merce, servizi a valore aggiunto che possono dare anche ricadute estremamente interessanti al territorio e aprire nuove opportunità. In generale c’è sempre stata una critica rispetto al concetto di porto telepass che viene scavalcato dai traffici. L’opportunità di Santo Stefano è enorme soprattutto perché da anni diversi operatori hanno investito su quell’area e sono state create delle strutture, penso al Centro unico dei servizi, che sono veramente all’avanguardia a livello nazionale. L’obiettivo è quello di dare una governance diversa a tutta la struttura, provando a creare una logica con una visione complessiva che permette di fare di Santo Stefano una sorta di polmone del porto, una cittadella della logistica con la possibilità di fornire servizi legati alla logistica, aree buffer e servizi a valore aggiunto alla fase dei controlli che non ha senso svolgere sulle banchine portuali, che sono limitate e preziose e possono così essere utilizzate solo per lo scarico e il carico delle merci. Siamo fra i pochi porti, l’unico nella Liguria, che hanno la possibilità di svolgere questi servizi in maniera integrata in un’area perfettamente connessa allo scalo. Questa è la grande opportunità del porto di Spezia, il grande tema su cui si potrà sviluppare il futuro”.
Ovviamente ad accompagnare questa ricerca di sviluppo ci saranno i lavori nei termini Lsct e Tarros…
“Questo è un momento estremamente interessante per il porto della Spezia perché se i due maggiori terminalisti stanno avviando investimenti per gli ampliamenti dei loro spazi e quindi dei volumi del porto, evidentemente siamo alla vigilia di un periodo di grande vivacità imprenditoriale che l’Autorità del sistema portuale deve supportare al meglio. Per quanto riguarda Tarros abbiamo avuto un incontro nei giorni scorsi e da settembre verrà presentato il bando di gara e partirà l’iter che permetterà di iniziare i lavori di allungamento della banchina e poi successivamente ci saranno i passaggi ulteriori. Riguardo a Lsct siamo in attesa della sentenza del Tar rispetto all’esito della gara che immagino che potremo avere per l’inizio di settembre. Contemporaneamente noi stiamo lavorando come Autorità di sistema portuale per completare la bonifica bellica e tutti i passaggi e registrare tutti i sincronismi che permetteranno di portare avanti i lavori e l’operatività del porto. Riteniamo che anche da questo punto di vista, fermo restando la decisione del Tar, che ci vede tutti i spettatori, ci sono tutti i presupposti per affidare a breve la gara per iniziare i lavori abbastanza velocemente. Guardiamo positivamente a entrambe le iniziative anche dal punto di vista della tempistica”.
Lo stesso ottimismo si può avere per i dragaggi del primo bacino legati alla realizzazione del nuovo molo su Calata Paita, una vicenda che sembrava aver messo un po’ a rischio addirittura l’arrivo di alcune navi a partire dalla metà di questa stagione?
“Su questa partita l’interlocuzione con Regione Liguria è andata velocemente e positivamente negli ultimi tempi, per cui anche da questo punto di vista sono partite le procedure per partire con il dragaggio e per riuscire a farlo nel periodo in cui l’attività croceristica rallenta. Abbiamo tempi più stretti rispetto alle altre situazioni però si sta lavorando in modo e maniera da sincronizzare tutto per non compromettere la stagione croceristica e procedere al meglio”.
C’è una specie di formula: alla scarsità di spazi corrisponde proporzionalmente la necessità di correre sempre più veloci. E da questo il porto spezzino sembra non poter proprio scappare.
“Ho sempre notato che il fattore tempo è un elemento estremamente importante e a volte ha un valore diverso nelle programmazioni del mondo privato e rispetto alle risposte del mondo pubblico. Devo dire che questo primo impatto di un mese e mezzo da commissario dell’Autorità di sistema portuale mi ha fatto toccare con mano che le tempistiche autorizzative dei procedimenti sono veramente dovute a procedure lente, dove legittimamente e in maniera giustificata ci sono tutta una serie di passaggi complessi da seguire. Sto toccando con mano lo sforzo degli uffici, ma a volte non è sufficiente per rispettare le tempistiche che l’evoluzione dei traffici o i cambiamenti repentini del mondo imporrebbero. Questo è un tema su cui forse il sistema Paese deve ragionare e si deve interrogare, però devo dire che sono molti gli sforzi per correre nella maniera che lei diceva. E con le incertezze che ci sono nel mondo di oggi la capacità di rispondere velocemente fa la differenza”.
Ha parlato con le compagnie di navigazione e anche con il terminalista Spezia & Carrara Cruise Terminal per quanto riguarda la prossima stagione?
“Non ancora con le compagnie di navigazione, con il terminalista sì. Siamo molto concentrati su quello che c’è da fare e ognuno deve farne una sua parte, quindi l’interlocuzione è avviata e continua: saltiamo da riunioni interne a riunioni con i terminalisti quasi quotidianamente per cui diciamo che in questo mondo la tranquillità totale non la possiamo mai avere, però sicuramente siamo confidenti di riuscire a rispettare i termini. Comunque il dialogo è positivo e costruttivo quindi anche di fronte ai problemi, che possono sempre sorgere quando parliamo di procedure così complesse, c’è uno spirito di collaborazione per superarli”.
Per l’elettrificazione delle banchine, intervento molto atteso dalla città, erano stata annunciata l’entrata in servizio entro la fine del 2025. Questa scadenza sarà rispettata?
“Rispetto a questa tematica il porto della Spezia è più avanti di tutti gli altri porti d’Italia e stiamo rispettando i tempi che erano stati comunicati. Stiamo andando avanti con il primo intervento e siamo consci dell’importanza di questa opera. Ci sono tante aspettative, ma ovviamente il fatto di essere i primi ci espone al fatto di essere anche pionieri sotto diversi punti di vista. Ieri mattina c’è stato un incontro con i nostri consulenti, con i colleghi che tengono contatti con il ministero perché ci sono diversi aspetti da affrontare e una volta che avremo l’infrastruttura pronta ci sarà tutto un tema di gestione del servizio e da questo punto di vista ci sono valutazioni che devono essere fatte a livello nazionale, se è vero come è vero che il Mit sta periodicamente facendo delle call dove interroga tutti i porti italiani per allineare le procedure a livello nazionale per la gestione di queste attività che non devono portare a distorsione di traffico oppure a situazioni che possano creare diverse applicazioni delle norme”.
Riguardo all’ipotesi di scissione da Marina di Carrara, dopo essersi già espresso nelle scorse settimane, oggi che sensazioni ha?
“L’emendamento al decreto Infrastrutture è stato ritirato ed è stato depositato un ordine del giorno che ne riprende un po’ i temi. Si tratta in buona parte di questioni squisitamente politiche che in questo momento attengono al dibattito politico, soprattutto in una regione come la Toscana, alla vigilia di elezioni regionali, quindi ci sono diverse logiche che vanno un po’ al di fuori dell’ambito di competenza, sicuramente mio, e in generale dell’ente.
Io non posso che ribadire quello che in più sedi ho detto e che peraltro non è solo il mio pensiero, ma il pensiero di tutti gli operatori, sia della Spezia che di Marina di Carrara.
Dico anche della Spezia perché dopo questa integrazione è cresciuto il porto apuano, ma anche quello spezzino, a conferma di un equilibrio che è stato un esempio di integrazione virtuosa fra due soggetti che svolgono attività complementari, ma diverse, e che sono vicinissime tra loro e che quindi possono sviluppare sinergie anche dal punto di vista logistico.
Personalmente credo che l’obiettivo non debba essere di dividere Spezia da Marina di Carrara: i numeri dicono che insieme sono più forti.
Le due Zls sono pronte a partire e credo che sia molto più interessante lavorare sull’evoluzione di questo sistema, quindi non più solo sui due porti ma anche sui due retroporti che vanno a comporre un sistema complesso dal punto di vista logistico, ma che può portare dei valori aggiunti interessantissimi per le possibilità di interscambio di servizi ulteriori ma soprattutto per tutto il territorio e i mercati che andiamo a servire normalmente, come Emilia-Romagna, Nord Toscana e Sud della Lombardia.
La Spezia e Marina di Carrara sono la vera alternativa a due poli importanti come Genova e Livorno, per cui io continuo a vedere questo tipo di futuro e delle grandi prospettive: non capisco quale possa essere il valore aggiunto di una scissione di questo tipo, né quale possa essere il valore aggiunto di un porto come Marina di Carrara nel momento in cui dovrà interagire con uno scalo e un ente distanti 100 chilometri e con cui, almeno dal punto di vista logistico, sarà difficile creare connessioni”.
Guardando verso Ovest, cosa pensa della proposta di un Sistema ligure della portualità di cui ha parlato in passato il presidente della Regione Liguria, Marco Bucci?
“Il porto della Spezia, ha sviluppato un certo tipo di percorso basato sulle peculiarità di questo territorio, su una buona velocità di reazione e di adattamento rispetto a tanti cambiamenti, sulla capacità di adattarsi alle esigenze di un mercato locale che chiedeva una grande flessibilità. Vale un po’ il ragionamento che facevo prima per Marina di Carrara su Livorno: non si riesce a capire troppo il valore aggiunto che un’operazione di questo tipo potrebbe avere perché diciamo in queste piazze, La Spezia e Marina di Carrara, che personalmente ho sempre frequentato, l’idea è sempre stata quella di un servizio diverso, di un’alternativa a porti importanti come Genova e Livorno che servono mercati e aree geografiche diversi. La forza dell’ascella alto tirrenica è data dal fatto che abbiamo questi tre poli, Genova e Savona, La Spezia e Carrara e Livorno, che hanno caratteristiche diverse e afferiscono a mercati e aree geografiche differenti. Mi sembra una storia di successo che forse non ha molto senso modificare”.
Il rapporto tra la città e il porto. Nei decenni siamo passati da una certa indifferenza alla fase dello scontro, sociale e anche istituzionale in alcuni momenti. Oggi la situazione è sicuramente molto più tranquilla, molto più pacifica, però è pur vero che il porto è in città e la convivenza sarà sempre comunque un po’ complicata. Come vede il futuro, con le prospettive di automazione e ambientalizzazione portuale di cui si parla da tempo?
“Quando ero giovane vivevo questa contrapposizione: l’economia della città non era basata sul porto e le maestranze venivano sempre da Beverino, Casale e dintorni. Per lo spezzino, l’ambizione lavorativa era più spostata sull’arsenale. Quindi c’è sempre stata questa frattura fra città e porto, che poi era quel limite culturale che ha portato a tutta una serie di scontri. C’è stata un’evoluzione negli ultimi anni, grazie al lavoro di tutti. Oggi, francamente, questa spaccatura fra città e porto non si avverte più. Poi è chiaro che i temi e i problemi sono sempre tanti da affrontare. Ma la prima cosa che mi sono detto, pensando ai tempi in cui in questa stanza c’era Giorgio Bucchioni che doveva gestire una situazione di conflitto con una parte della città, è che io sono estremamente fortunato a essere seduto qui in questo momento. Gli obiettivi sono chiari e sono condivisi, soprattutto. Il mio compito qua è, con il grande supporto di tutta la struttura, di arrivare nel più breve tempo possibile a portare a termine gli obiettivi, ma non ho il dubbio su cosa fare, che siano i dragaggi, o il rilascio delle autorizzazioni, situazioni legate alla nautica, oppure alla mitilicoltura o qualsiasi altra. È tutto molto complesso ma molto chiaro e definito. Questo è un grandissimo vantaggio e questo tipo di approccio, questo tipo di legame fra la città e il suo porto, credo sia un valore da preservare e da sviluppare. Ma riusciremo a farlo se continueremo ad avere, come è stato fatto negli ultimi anni, una buona capacità di ascolto e a intervenire sui problemi che sono anche di sostenibilità ambientale. In una città piccola come La Spezia evidentemente il porto rappresenta una presenza ingombrante, ma se riusciamo a trovare tutti gli strumenti per una convivenza virtuosa.
Allo stesso tempo è chiaro che il porto è uno strumento per il sistema Paese: non è il porto della Spezia, è un porto d’Italia, così come Marina di Carrara. Ma devono saper contraccambiare, controbilanciare l’ingombro e alcuni disagi con opportunità, sostenibilità ambientale e crescita. E mi riferisco alla formazione, perché anche questo è un elemento col quale dobbiamo saper restituire alla città opportunità positive. Se riusciamo a stabilire e a mantenere questo tipo di relazione il rapporto tra città e porto non potrà che migliorare”.


