l'approfondimento
|Carrara, Travaglio ‘spara’ a zero sulla propaganda occidentale: «Si vis pacem, para culum». Chiuso col botto il Paper Fest
Piazza stracolma e pubblico attento per il condottiero del Fatto Quotidiano che racconta e diverte insieme agli altri protagonisti delle due giornate. L’appuntamento è per il prossimo anno, promette l’assessore alla Cultura
CARRARA – A nostro avviso ce ne sono due di segreti che spiegano l’amore o l’odio che si può nutrire per Marco Travaglio: la capacità di cronaca e di ricostruzione dei fatti pignola e minuziosa e che presuppone un lungo e duro lavoro di ricerca e l’ironia con cui sbeffeggia i cosiddetti colleghi della grande stampa pescati con le mani nella marmellata della propaganda. Fatti. Solo fatti. E’ di questo che parla. E così anche la seconda giornata del Paper Fest in questa sua seconda edizione si è conclusa con il sold out di piazza Matteotti ed è stato Marco Travaglio a chiudere in bellezza riuscendo, nonostante il tema della guerra, a strappare risate tra il pubblico: complice il mainstream nostrano da lui ovviamente e come solo lui sa fare, messo alla berlina. C’è una cosa che va premessa, che Travaglio sa bene e lo dice anche, e che sappiamo tutti: gli italiani di entrare in guerra, di inviare armi o uomini o di riarmare chicchessia e nonostante le ‘insistenze’ da parte della cassa mediatica non ne hanno minimamente intenzione. Ma il sistema mediatico non si arrende, un po’ come l’Ucraina che nonostante siano tre anni che ‘sta per vincere la guerra’, ormai anche Zelensky ammette che le terre perdute (Crimea e Donbass) non potranno più essere recuperate. Però non molla. Non molla Zelensky nonostante siano tre anni che Putin stia per ‘morire di cancro o per altre patologie letali varie’ man mano tirate fuori dalla stampa, e invece sta ancora lì in trincea più vivo e vegeto che mai perché nonostante la cassa di risonanza italiana la guerra Putin la sta vincendo. Nonostante i morti, nonostante i renitenti alla leva tra gli ucraini, nonostante la fuga dei soldati ucraini in centinaia di migliaia, nonostante i 15 mila morti dal 2014 al 2022 di cui 4mila civili. Nonostante Zelensky abbia di fatto perso la guerra, per la nostra stampa Putin sta per cedere, è solo questione di tempo. Nonostante il generale americano Mark Alexander Milley il più importante generale negli Usa avesse detto già tempo fa che ormai le terre perse dall’Ucraina sono perdute, nonostante tutto questo, si continua a combattere. Certo, a Putin che la guerra la sta vincendo , fa notare sempre sornione Travaglio, non interessa negoziare, ma sarebbe senz’altro interesse del popolo ucraino arrivare a un compromesso e negoziare la pace, il cessate il fuoco. Ma Travaglio ha un forte sospetto: vuoi vedere che Macron, Von Der Leyen, Zelensky e agli altri governanti europei brucia ammettere di aver perso la guerra e la faccia? Sennò non si spiegherebbe, ragione il giornalista, il loro malumore ai tentativi di negoziati di Donald Trump con Vladimir Putin, mentre l’Europa non ha neanche nominato un misero delegato per la pace (Trump ne ha nominati due). E intanto dell’entrata dell’Ucraina nella Nato, la causa scatenante della guerra, guardacaso nessuno parla più. Del resto, rimarca Travaglio, questa guerra combattuta dagli Usa per procura grazie all’Ucraina contro la Russia, ormai persa dagli ucraini sì, ma anche dagli americani, si trova sulla stessa scia delle altre guerre americane, tutte perse dagli Usa da dopo la seconda guerra mondiale in poi e lasciate sul ‘groppone’ agli europei chiamati a pagarne il conto (riarmo al 5% del Pil). Anche in questo caso, come tra l’altro è successo solo di recente con l’Afghanistan, ma anche con il Vietnam o con la Corea, gli americani si ritirano: Trump cerca il negoziato e sarebbe sulla strada giusta. Ma ai leaders europei, a quanto pare non piace l’idea del negoziato, avrebbe il sapore della resa. Eh già. In merito il commento del giornalista su questa classe dirigente europea lo lasciamo in fondo all’articolo.
Ci sono però dei dettagli storici raccontati da Travaglio per cui vale la pena soffermarsi.
E’ stato lunghissimo il suo resoconto proprio perché raccontato con dovizia di dettagli. Prima di tutto: la guerra in Ucraina e i suoi morti, sono antecedenti all’invasione russa del 24 febbraio 2022 perchè era già in atto una guerra civile in un’area precisa del paese guidato oggi da Zelensky: nel Donbass. Il Donbass assieme alla Crimea sono, le due regioni russofone, abitate da gente che si sente russa e che parla russo. La Crimea, dobbiamo sapere racconta Travaglio, era sempre stata dei russi che l’avevano strappata, nella storia, agli Ottomani. Quindi non era mai stata ucraina. Viene regalata da Krusciov all’Ucraina nel 1954, perché all’epoca erano comunque tutti una grande famiglia chiamata Urss. Perché c’era la guerra civile in Ucraina?
Tutto nasce dal fatto che con lo scioglimento del Patto di Varsavia che si contrapponeva alla Nato nel 1989 e con il crollo del comunismo, del Muro di Berlino, Gorbaciov acconsentiva allo scioglimento del Patto stringendo un accordo con gli americani: tranne la Germania dell’est che si sarebbe unificata con la Germania dell’ovest e che entrava quindi nella Nato, gli altri Stati dell’orbita ex Urss non sarebbero dovuti entrare. Il punto nodale del racconto di Travaglio probabilmente è questo: “Nel 1990 la Nato aveva 16 membri e nel tempo violò quell’accordo 16 volte: oggi la Nato conta 32 Stati perché ha inglobato 16 Stati dell’est Europa. L’Ucraina era uno di quei paesi che non avrebbe mai dovuto entrare proprio perché sotto le finestre della Russia la quale considera una minaccia per la sua esistenza l’ingresso dei suoi vicini- racconta Travaglio che ricorda come dopo il crollo del Muro con Boris Elstin alla guida del Paese, c’era il fantoccio americano che privatizzò tutto e consegnò la Russia in mano agli oligarchi. La Russia non aveva quindi la forza di reagire mentre a uno a uno gli ex paesi satelliti della ex Urss venivano introiettati nella Nato. Le cose andranno diversamente con Putin che rimette in piedi il paese”. E c’è una cosa che Travaglio rivela: “Già negli anni 90 nei documenti della Casa Bianca anche se non se ne parlava pubblicamente un gruppo di pazzi neoconservatori neocon non si accontentavano di aver messo in ginocchio la Russia militarmente ed economicamente, voleva smembrarla attirandola in guerra per poi farla a pezzi. Perché la Russia ha un territorio che è il doppio di quello della Cina (perché mai dovrebbe sentire il bisogno di allargarsi ulteriormente? )anche se ha un decimo dei suoi abitanti (150 milioni contro i 500 milioni europei e il miliardo e mezzo di cinesi) ricchissimo di risorse naturali ( il 20% di quelle esistenti soprattutto risorse strategiche come petrolio, gas e terre rare ed è la più grande potenza nucleare al mondo). Quando il 24 febbraio 2022 Putin invade l’Ucraina gli americani in realtà ottengono quello che volevano”.
Ecco poi giusto un paio di passaggi storici, come la chicca che ci racconta il giornalista, di quando la responsabile della Segreteria di Sato americana (èra del democratico Biden)da piazza Maiden a Kiev in occasione della rivoluzione di primavera (ne scoppiarono parecchie nei paraggi della Russia in quel periodo) in una telefonata intercettata e poi diffusa dai russi mentre asseriva che gli americani avevano investito fior fior di dollari nella rivoluzione e rivelava chi avrebbe dovuto prendere il posto del presidente ucraino regolarmente eletto dal popolo ma cacciato dalla rivoluzione, alla domanda se l’Europa fosse stata avvisata rispose: “Fuck you Europe!”.
Altro punto da considerare: la Crimea, una delle regioni russofone viene annessa alla Russia nel 2014 in seguito a referendum indetto nella regione, mentre per quanto riguarda il Donbass le sue due repubbliche Doneck e Lugansk (aree altamente industrializzate) si dichiarano indipendenti e volevano essere anche loro annesse limitandosi poi in seguito a chiedere di diventare regione a statuto speciale: Putin non aveva interesse ad annetterle perché votavano in Ucraina e votavano filorusso. Ora sono state entrambe conquistate dai russi. Ancora un’altra cosa: non è vero come hanno cercato di far credere che gli ucraini volevano entrare nella Nato, volevano restare neutrali per questo votarono ben due volte il presidente Poroshenko neutralista il quale però venne cacciato da due rivoluzioni ‘colorate’ dagli americani, con i cecchini pagati dalla Cia per sparare sulla folla nella piazza principale di Kiev e per poi scaricare la colpa su polizia antisommossa e sul presidente, provocandone la cacciata. Ultimo punto: il tentativo di far entrare l’Ucraina nella Nato si ha già nel 2008 quando al vertice Nato di Bucarest provarono ad annettere Ucraina e Georgia ma all’epoca la Merkel e Sarkozy fermarono tutto. Purtroppo così non andò nel 2022 con Trump che aveva perso le elezioni, la Merkel in pensione e al posto di Sarkozy Macron. Non solo, subito dopo l’inizio del conflitto fu il cattivo Erdogan insieme al premier israeliano Bennett a preparare tavoli di negoziato per porvi fine, nell’indifferenza dell’Europa e nell’ostilità di Biden: i russi non rivendicavano territori a loro bastava che l’Ucraina non entrasse nella Nato e lo statuto speciale per il Donbass. Ma gli inglesi e Boris Johnson sostennero che si doveva andare avanti fino alla vittoria.
Terminiamo quindi con il commento di Marco Travaglio sulla nostra Europa: “La vera minaccia per l’Europa non è la Russia ma sono le classi dirigenti europee in mano a gentaglia che non si è mai posta il problema di salvare vite umane perché deve salvarsi la faccia e il culo che peraltro coincidono. I veri amici degli ucraini sono quelli che vogliono i negoziati”. Citiamo quindi la battuta finale sulla famosa frase pronunciata in Parlamento dal premier italiano in merito alla guerra: si vis pacem para bellum: “Il professor Canfora ha smentito che questa frase sia stata mai riportata in qualche scritto storico, forse comunque la frase più giusta sarebbe: si vis pacem para culum”. Risate. Sipario. L’appuntamento è per il prossimo anno.

