Al Paper Fest è Antonio Padellaro che apre il festival e pungola la sinistra: «Oggi non è più generosa»
Il giornalista presenta “Antifascisti immaginari”. «Basta declamare la Costituzione, applichiamola!».
CARRARA – La sinistra lo detesta dopo aver letto il suo ultimo libro? In barba a chi ha messo il bollino rosso su “Antifascisti immaginari”, viene applaudito a lungo Antonio Padellaro, un abbraccio affettuoso che l’aula magna dell’Accademia di Belle Arti riserva al giornalista alla sua entrata in scena sul ‘palco’ del Paper Fest, la cui intelligenza e ironia affabili e pacate avevano già conquistato la piazza di San Francesco l’anno scorso con il suo libro “Solo la verità lo giuro” quando aveva fatto divertire la piazza nel racconto di aneddoti da retroscena del giornalismo e della politica del nostro Belpaese. L’apprezzato autore, penna di punta del Fatto Quotidiano, anche quest’anno intervistato dalla giornalista carrarese della Nazione Cristina Lorenzi, presenta la sua ultima fatica, “Antifascisti immaginari”. Un libro che in effetti sembrerebbe proporsi di svelare fantasmi, o forse si potrebbe meglio dire ombre, ombre rosse. Solo ombre : ciò che resta rispetto a un glorioso passato della sinistra che Padellaro ha conosciuto. Il giornalista romano non risparmia critiche infatti a una sinistra frammentata che mette quindi al centro della sua analisi, una sinistra spenta nella sua inadeguatezza e persa nel tentativo di tenere testa a una destra che supporta “il governo peggiore della storia della Repubblica italiana”. E di questo ne fa una colpa specifica proprio a quelle forze politiche di sinistra incapaci di stringersi unitariamente intorno a un progetto tutte insieme, nei numeri maggioranza, e invece lontane dal trovare una sintesi e dal riuscire così ad arginare un governo che rimane in questo modo sorretto in sostanza da una “minoranza”. Manca quella generosità che in politica è fondamentale, osserva critico Padellaro.
La giornalista Lorenzi definisce il libro del collega: “Lo tsunami della sinistra”, un elemento che la spacca: “E’ una critica feroce a quella sinistra che pochi amano, salottiera che si indigna spesso, della cultura woke che in Italia ha allontanato gli italiani dal voto. Difficile non condividere questa analisi. Ma in un momento in cui le destre sono al galoppo perché hai sentito il bisogno di spaccare la sinistra e fare le pulci a una forma di antifascismo?” chiede. Ma il libro di Padellaro è un libro profondamente antifascista, su questo non devono esserci dubbi, chiarisce l’autore a scanso di equivoci, è un libro di critica alla destra al governo. Ciò che chiede con forza il giornalista è di prendere le distanze dalla retorica vuota, dal linguaggio stucchevole “perché non accompagnato da progettualità. Sono atteggiamenti ormai logori” bacchetta Padellaro. Per l’autore, pietra angolare della crisi della sinistra nazionale come di quella internazionale è un suo arretramento a cui ha corrisposto l’avanzare delle destre. “Abbiamo un presente non adeguato al nostro passato” spiega citando Enrico Berlinguer e Sandro Pertini. Ma per Padellaro il nodo non è tanto la mancanza di un leader quanto la mancanza di un progetto unitario: guarda al mancato matrimonio tra Schlein e Conte, lo scrittore, ed è convinto come sia il tema dell’immigrazione il passepartout con cui le destre stanno facendo ingresso e crescendo nei parlamenti europei. “Perché – spiega – se ragioniamo sull’avanzata dei neonazi tedeschi nella Germania dell’est dobbiamo tenere presente una pressione anche accentuata da parte di una immigrazione che quelle popolazioni non tollerano. E il tema dell’immigrazione è uno dei cavalli di battaglia dell’avanzata del trumpismo negli Usa. Dimostrazione di una insufficienza progettuale che la sinistra ha dimostrato arretrando la propria presenza nella società”.
“Ma allora dobbiamo avere paura, temere per la nostra Democrazia?” Chiede ancora Lorenzi. “I pericoli ci sono -ammette il giornalista de Il Fatto -: ma non li chiamerei fascismo che è stata una cosa seria e tragica. Io penso che la Buonanima si rivolti nella tomba pensando che i suoi eredi siano questi: sono un gruppo che si è unito per ragioni di potere, andato al governo con personaggi impresentabili anche per Giorgia Meloni che è evidente che è un passo avanti rispetto a loro e i quali litigano ma che restano cementati al loro posto”. Del resto sì, è vero il governo va avanti a colpi di decreti, ammette Padellaro, ma oggi abbiamo una Corte Costituzionale che tra l’altro sta per esprimersi sul decreto sicurezza ed è già stata anticipata dalla Corte di Cassazione: oggi, sostiene il giornalista, possediamo gli anticorpi per impedire la deriva fascista e totalitaria.
La strada maestra da seguire per Antonio Padellaro, che nel suo libro distingue l’antifascismo vero, eroico di cui abbiamo dato prova nel passato da quello fasullo, di facciata di oggi, è mettersi in ascolto: “Noi dobbiamo capire – dice alla platea e lo scrive nel libro – dove sono le radici di questo nazionalismo, di questo sovranismo, di questo autoritarismo che incontra i favori delle persone”. Lorenzi parlando del libro chiama in causa anche Giampaolo Pansa, un altro giornalista ormai scomparso e proteso, con i suoi scritti ad andare oltre le frasi fatte, per cercare di capire altro, di capire l’altro, le cui opere tanto suscitarono polemiche proprio come “Antifascisti Immaginari” oggi. “Fece un lavoro meritorio” lo descrive Padellaro.
“Dovremmo essere attenti più che a declamare i valori della Democrazia e della Costituzione, ad attuarli, ad applicarli, a difenderli, a rinnovarli – contesta lo scrittore alla sinistra -. Pochi ricordano come la Costituzione in punti fondamentali non sia applicata, per esempio nel mondo del lavoro o sul ruolo della donna. Articoli inevasi. Dobbiamo rifiutare la Democrazia declamatoria e dobbiamo cercare di attuare la Costituzione per evitare che la Democrazia possa diventare stancante. Il trumpismo è anche l’effetto di una stanchezza della Democrazia”.

