Una voce che lascia il segno
|Lucia Annibali a Massa: la forza di una storia che trasforma il dolore in impegno collettivo
L’avvocato e autrice ha presentato il suo nuovo libro, condividendo una testimonianza intensa di coraggio e coinvolgimento civico. L’incontro ha raccolto istituzioni, studenti e cittadinanza intorno a un dialogo autentico sulla forza delle donne
MASSA – «Non ho mai voluto essere definita dalla violenza che ho subito. Sono io a decidere chi sono e io ho scelto di rinascere.» Con queste parole l’avvocato Lucia Annibali ha accompagnato la presentazione del suo nuovo volume (scritto in collaborazione con la giornalista Daniela Palumbo) ‘Il futuro mi aspetta. Ho scelto di Rinascere’, avvenuta nella mattinata di sabato scorso, 17 maggio 2025, all’interno della Sala della Resistenza di Palazzo Ducale a Massa (Massa-Carrara). La voce di Annibali è stata accolta da un silenzio denso, carico di attenzione e rispetto, di commozione trattenuta e consapevolezza. Di fronte a lei un folto pubblico, composto da studenti, avvocati, rappresentanti delle istituzioni, insegnanti e associazioni, che hanno riempito ogni posto della Sala. Lucia Annibali nasce a Urbino (Pesaro e Urbino) nel 1977 ed è avvocato. Il suo nome appare nelle cronache il 16 aprile 2013, quando viene aggredita da due sicari assoldati da Luca Varani (sua ex frequentazione) e il suo volto viene sfregiato con l’acido. Nel 2014 pubblica, assieme a Giusi Fasano, il suo primo libro ‘Io ci sono. La mia storia di non amore’ e l’8 marzo dello stesso anno il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano le conferisce l’onorificenza di cavaliere dell’ordine al merito. Da 10 anni è impegnata in progetti nelle scuole e in carcere per portare la sua testimonianza.
La consigliera Dina Dell’Ertole ha introdotto l’evento: «Siamo qui oggi perché è nostro dovere non dimenticare, perché la memoria si costruisce anche con la presenza, con il corpo, con l’ascolto. Il corpo delle donne è ancora oggi un campo di battaglia. Noi non possiamo restare neutrali.» Oltre a lei, a promuovere l’incontro sono state le consigliere provinciali Eleonora Petracci, Marzia Butteri, Maria Grazia Tortoriello e Benedetta Muracchioli. A moderare, con la delicatezza che il tema richiedeva, la giornalista Manuela Rosi. Il presidente della Provincia di Massa-Carrara e sindaco di Montignoso, Gianni Lorenzetti, ha aperto i saluti istituzionali con una riflessione: «Questa provincia ha una medaglia d’oro al valor civile che parla anche di donne, che resistendo ogni giorno alla violenza, al controllo, al giudizio – ha affermato Lorenzetti – sono eredi della stessa lotta. Nonostante questo, oggi, a distanza di decenni dalla conquista del voto, ancora troppe norme, troppi sguardi, troppi silenzi ci parlano di disuguaglianza. Il grazie che la Provincia rivolge a Lucia Annibali non è solo un atto di cortesia istituzionale. Si tratta di un grazie per averci ricordato, con la forza delle sue parole, che ogni testimonianza può diventare resistenza. Perché il dolore, quando trova voce, diventa memoria e la memoria, se condivisa, diventa giustizia.»
Il prefetto Guido Aprea ha preso la parola con tono fermo, quasi ruvido nella sua lucidità aggiungendo gravità al contesto. «Ogni giorno arrivano sulla mia scrivania segnalazioni di violenze domestiche – ha denunciato il prefetto – si tratta un’emergenza silenziosa, che si consuma tra le pareti delle case. La violenza di genere non è un fatto sporadico, ma strutturale e quotidiano.» I dati confermano le parole di Aprea: nei primi cinque mesi del 2025, sono già circa 37 i femminicidi registrati in Italia. Nella sola Toscana, oltre 3.000 donne si sono rivolte ai Centri Antiviolenza nel 2024, con un incremento del 5% rispetto all’anno precedente. Numeri che raccontano un sistema sociale ancora profondamente malato. Il consigliere regionale Giacomo Bugliani ha dunque posto l’accento sulla necessità di agire con urgenza, a livello normativo ma soprattutto culturale: «La politica non può fermarsi alla retorica. C’è bisogno di formazione, di educazione sentimentale nelle scuole, di un cambio di paradigma nei tribunali. La violenza non inizia con un pugno. Inizia con uno sguardo che giudica, con una parola che umilia.»
Successivamente è stato il turno degli interventi di Eleonora Lama e Sofia Stai, avvocate impegnate presso il ‘Centro Aiuto Vita’ e nel sostegno alle donne in uscita da relazioni violente. «Spesso – ha evidenziato Lama – la prima cosa che manca è la consapevolezza. Le donne arrivano da noi chiedendo se davvero possono denunciare. Se hanno il diritto di sentirsi salve. E noi dobbiamo rispondere sempre: sì, lo avete. È un vostro diritto, è un dovere nostro.» Stai ha invece voluto sottolineare l’importanza di un sistema che protegga: «I tribunali non devono solo punire. Devono accompagnare. Devono ascoltare. Devono credere alle donne. Troppo spesso, ancora oggi, vengono accusate di esagerare, di provocare. Non possiamo più accettarlo.» In seguito, la dottoranda in Storia Contemporanea Anna Volpi ha portato nella conversazione il punto di vista della ricerca: «Le narrazioni pubbliche sulla violenza sono ancora fragili, frammentarie. Servono più voci come quella di Lucia, che sappiano raccontare il dopo. Perché la violenza non finisce con la sentenza. Inizia lì un altro percorso, che è quello della ricostruzione.»
Dopo aver ascoltato ogni intervento Annibali ha preso il microfono per raccontare della sua vita spezzata e ricucita con pazienza e determinazione. «Mi sono ritrovata sola, sfigurata, senza più la mia faccia – ha dichiarato con forza – ma non ho mai smesso di cercarmi. E alla fine mi sono ritrovata. Forse diversa, ma più vera. Racconto la mia storia perché non appartenga solo a me. Perché contenga un noi. Perché sia utile, soprattutto ai più giovani, a non sentirsi soli.» Parlando del suo nuovo volume ‘Il futuro mi aspetta. Ho scelto di Rinascere’, Annibali lo ha definito come una lettera rivolta anche ai più giovani, una testimonianza viva di speranza utile ad ogni cittadino. Rosaria Bonotti, referente e docente del liceo Classico di Massa, dando ragione all’autrice: «Portare storie così forti tra i banchi di scuola non è facile. Ma è necessario. I ragazzi non vogliono parole astratte. Vogliono capire. Vogliono sapere. Vogliono strumenti per non ripetere ciò che è stato.»
A concludere la mattinata, la lettura di una toccante lettera di Lucia Annibali, dedicata a Giulia, la sua nipotina di quattro anni, simbolo di tutte le bambine del mondo. «A Giulia e a tutte le Giulia – ha scritto Annibali – auguro un futuro in cui nessuna debba più giustificarsi, difendersi o temere lo sguardo di un uomo.Un augurio che è anche un monito. Perché il futuro, come ci ricorda il titolo del libro, non è solo un destino da attendere, ma una responsabilità da costruire. In quel momento, l’intera sala si è fermata. Nessuno ha osato muoversi. Era come se il dolore, la speranza, il futuro, fossero diventati una cosa sola. Quando l’incontro si è chiuso, nessuno aveva fretta di andarsene. Le persone si sono attardate nei corridoi, con occhi lucidi, con parole sottovoce. Perché il coraggio di Lucia è contagioso e il suo futuro è anche un po’ nostro.

