«Cave ‘sfitte’ a Carrara? Non sono case ma luoghi di morte e distruzione». Apuane Libere contro la giunta Arrighi
L’associazione ambientalista condanna «fermamente l’operazione con cui s’intende far escavare altri sei mappali di proprietà collettiva»
CARRARA – In occasione della prima asta pubblica che la giunta di Carrara (Massa-Carrara) guidata dalla sindaca Serena Arrighi ha lanciato per rimettere nuovamente a reddito porzioni di cave “sfitte” situate appena sopra la città di Carrara (qui l’articolo), l’organizzazione di volontariato Apuane Libere interviene per “condannare fermamente l’operazione con cui s’intende far escavare altri sei mappali di proprietà collettiva”.
“Adesso che i cittadini – spiegano dall’associazione ambientalista – sono più consapevoli di quello che oggigiorno viene fatto con il marmo di Carrara e di come la città sia ormai relegata a culla del carbonato di calcio, gli amministratori comunali la dovrebbero smettere di strizzare l’occhio a ditte private per concedere loro di fare ulteriori profitti con nuovi disastri ambientali che pagheranno soltanto le future generazioni. Nel 2014 lo disse addirittura l’ex presidente regionale Enrico Rossi: a Massa-Carrara “o incapaci, o collusi o ladri” e che cosa è cambiato da quando crollò l’argine del torrente Carrione, oltre ai 20 milioni di euro pagati a società fallite, oltre ai 150 milioni di danni ai cittadini in aggiunta ai danni incalcolabili sul piano bio psicofisico per il trauma sofferto, niente: dopo undici anni il processo ancora aperto…”.
“Eppure la relazione misurale della Procura della Repubblica, attribuisce la causa e la responsabilità delle alluvioni del 2003 a Marina di Carrara, alle cave, alla distruzione del reticolo idrografico e all’effetto cementificazione. Risultato? Tutti responsabili, ma nessun responsabile a causa della prescrizione. Perché l’amministrazione di Carrara non vuole il territorio dal sistema feudale coloniale devastante che opprime la città? Si aspettano forse nuove disgrazie? Nuovi morti? Questa amministrazione non vuole consapevolmente aprire il territorio a nuovi mercati a nuove politiche economiche e sociali culturali, perché è serva delle peggiori lobby del marmo e si rifiuta ostinatamente di agire nell’interesse di tutti; continuando con politiche a vantaggio di pochi che sono distruttive del patrimonio irripetibile e non rinnovabile delle Alpi Apuane”.
“È vomitevole – spiega Gianluca Briccolani presidente di Apuane Libere – come la giunta Arrighi continui nel 2025 ed in piena crisi climatica ed ecologica a voler rimpinguare le casse comunali e private con altro consumo di suolo, altro inquinamento e purtroppo altre possibili disgrazie, mentre si potrebbero dare alternative economiche ed occupazionali realmente sostenibili dall’ambiente e che diano un reale sviluppo a quella che da molti cittadini è considerata la Beirut dellaToscana. Qualche esempio? Tra i moltissimi interventi che possono essere intrapresi e che verosimilmente avrebbero dovuto essere intrapresi da decenni, ad esempio c’è il recupero immobiliare di strutture che possono dare spazio a migliaia di posti di lavoro e di indotto come il Marble hotel, le ristrutturazioni del teatro Politeama con cinema,ristorante, bar e albergo, la ristrutturazione del Castello di Moneta, dell’area dello Stadio, dell’area ex liceo scientifico, delle aree mercato coperto a Carrara, Avenza e Marina, dell’Area ex Mediterraneo, dell’area ex campo profughi, etc…”.
“Pensiamo – prosegue – che l’economia del lapideo siamo ormai una pratica destinata a non avere futuro e per questo non riusciamo a concepire come sia necessario mettere a gara la distruzione di alcuni parti di montagne, sprecando tempo ed opportunità per liberarsi dalla monocultura del marmo, mentre Carrara è sempre di più una città fantasma che sta morendo grazie alle scelte scellerate di tutte le amministrazioni comunali che da sempre si sono succedute. Ricordiamo fin troppo bene –conclude Briccolani – che a fine campagna elettorale per le comunali del 2022, a tirare la volata all’allora candidata a sindaco Serena Arrighi, arrivò persino il governatore Eugenio Giani (si proprio colui che successivamente si permise di affermare che le Apuane sono uno straordinario bacino economico) ed in quel preciso momento, tutti noi comprendemmo che il destino delle Alpi Apuane sarebbe stato ancora segnato dal disatro di questa attività schiavista che non rispetta né chi vi lavora né tanto meno delle bellissime montagne a pochi metri dal mare che tutto il mondo ci invidia.”


