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|La Filarmonica Arturo Toscanini a Massa: il programma
MASSA – Nel suo terzo appuntamento del 2025, dopo l’omaggio veronese a Mozart e Parma, il Maestro Oleg Caetani dirigerà la Filarmonica Arturo Toscanini, meglio conosciuta come La Toscanini. Domenica 2 febbraio alle ore 21.00 nel teatro Guglielmi di Massa, il celebre direttore d’orchestra dirigerà la formazione in un programma composto da due brani molto amati del repertorio classico. La serata inizierà con il Concerto per violino di Johannes Brahms, eseguito dal violinista Boris Belkin. Composto nel 1878, questo concerto è celebrato per la sua brillantezza tecnica e profondità emotiva, che lo rendono una pietra miliare della letteratura violinistica.
Il programma si concluderà con la Sinfonia n. 6 in si minore op. 74, conosciuta come la Patetica. “È l’ultimo brano che Pëtr Il’ič Čajkovskij ha composto – dice Caetani -. Rachmaninov era giovane, a quell’epoca e veniva a trovarlo a casa. Il compositore russo in una lettera scrive: ‘Rachmaninov è venuto oggi, mi ha fatto vedere una sonata per pianoforte, una sinfonia, un poema sinfonico e io in quest’anno non ho fatto altro che scrivere semplicemente una sinfonia’. Questo mostra la modestia di questo grande compositore”.
Completata nel 1893, poco prima della sua morte, la Patetica è considerata il testamento musicale di Čajkovskij, offrendo un viaggio profondo attraverso la malinconia, la passione e la risoluzione finale. “La Patetica – prosegue il Maestro – è una sinfonia molto moderna per la sua epoca. È la prima, dopo Beethoven, che finisce con un tempo lento, ed è l’unica prima di Mahler che termina con un tempo lento. Čajkovskij aveva pensato di finirla con lo Scherzo e l’ha invertito all’ultimo momento per concluderla con un tempo lento. I tempi che scelgo sono legati ai metronomi che Čajkovskij non utilizzava nei suoi brani precedenti e sono molto indicativi dei tempi che voleva. Si tende a eseguire questo finale troppo lento e a non rispettare tutti i ‘ritardanti’ o ‘ritenuti’, che sono due cose diverse, ‘accelerandi’ o ‘animandi’ come sono scritti. Io mi sento un po’ un Harnoncourt della Patetica perché rispetto assolutamente tutti i tempi scritti”.


