18 gennaio 1945
|«Le bombe al fosforo e tanta disperazione». Carrara ricorda l’80esimo anniversario del bombardamento di via Groppini
«È importante ribadire che chi cercava di aiutare, non volendo, procurò anche vittime innocenti: ciò è quello che accade nelle guerre»
CARRARA – Questa mattina, venerdì 17 gennaio, alle 10, si è tenuta, a Carrara (Massa-Carrara), la cerimonia commemorativa per l’80esimo anniversario del bombardamento di via Groppini, avvenuto il 18 gennaio 1945, come “errore” per mano degli Alleati. Questi, con l’intenzione di “stanare” i nemici nazifascisti, lanciarono bombe al fosforo su via Roma, piazza D’Armi, via Canova e, soprattutto, nella piccola via Groppini. “Ringrazio i presenti di essere qui in un momento triste come questo”, ha iniziato così il discorso dell’assessora alla Cultura Gea Dazzi. Notando la presenza di studenti da varie scuole, in particolare le elementari Saffi, la media Carducci e il liceo artistico Gentileschi, ha continua il suo discorso: “La nuova generazione deve essere testimone, i ragazzi che si muovono dal banco di scuola servono per essere portavoce, insieme a tutti coloro che con le proprie gambe possono scendere per fare testimonianza; in memoria dei pochi sopravvissuti dobbiamo custodire questi ricordi, nella speranza che questi errori non succedano più”.
“Le bombe al fosforo lanciate dagli alleati erano (e sono) armi letali che provocano un effetto terribile, una sorta di cremazione chimica. Mi dispiace andare nel macabro, – si è scusata l’assessora – ma la guerra è questa, non ci si deve spaventare, bensì dobbiamo capirne l’orrore. Si tratta di bombe che, nonostante siano proibite dall’Onu, vengono lanciate durante gli attacchi nei due più grandi conflitti attuali: dai russi contro gli ucraini e da Israele contro i palestinesi”. Dazzi ha concluso, poi, il suo discorso ricordando i nomi dei grandi testimoni della strage, come Nando Sanguinetti, Cesarina Tosi, Giorgio Mori e Anna Giusti, sempre presente, quando era ancora viva, durante questo tipo di celebrazioni, dalla finestra della sua casa in via Groppini.
Successivamente la parola è passata all’assessora della Regione Toscana, Alessandra Nardini, che ha ribadito “l’unicità di questa commemorazione, rispetto alle altre ‘costretta’ a fare in provincia. È importante ribadire che chi cercava di aiutare, non volendo, procurò anche vittime innocenti: ciò è quello che accade nelle guerre”. Evidenzia l’importanza dell’articolo 11 della Costituzione per ricordare che il nostro Paese, non solo non riconosce la guerra, ma la ripudia. “Ci sono il dovere e l’impegno di ricordare e attualizzare la memoria, senza restare indifferenti e non voltarsi dall’altra parte, anche oggi che sono presenti guerre, oltre a quelle di cui parliamo, che insanguinano il mondo nel complice silenzio”.
Durante la cerimonia sono state lette vare testimonianze, come quella raccontata da Nardini di Cesarina Tosi, la quale, dopo il bombardamento, corse per vedere se i parenti erano sopravvissuti, trovando solo corpi smembrati dal fosforo. Silvia Tavarini, delegata alla memoria del comune di Luni, ringrazia l’amministrazione di Carrara per l’invito e ricorda Pina Pucciarelli e la sua corsa in via Roma con le sorelle più piccole, in mezzo a polvere, una folla urlante e la devastazione, sapeva solo di essere viva e il racconto della figlia di Almo Lazzari, partigiano carrarino, ritrovato in via Groppini rovinato dal fosforo, riconoscibile solo grazie ad una benda.
La cerimonia si è conclusa con la presidentessa di Anpi Carrara, Almarella Binelli, che, trovandosi d’accordo con tutto ciò già citato prima, compiacendosi della presenza dei ragazzi delle scuole e sottolineando che “la posizione di pace che siamo riusciti a raggiungere oggi, qui in Italia e nei Paesi vicini, pensiamo debba essere un diritto universale ma, in realtà, non è concepita tale in altri Paesi”. Binelli ha terminato il discorso, ricordando la “lotta di liberazione da parte dei partigiani, grazie ai quali, oggi, siamo in una repubblica democratica” e “l’importanza della nostra Costituzione”.


