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Regolamento agri marmiferi di Massa, Apuane Libere boccia le modifiche approvate dal Consiglio

«La brutta aria che tira in Regione nei confronti dell’ambiente, si riflette in maniera bipartisan anche in tutte le amministrazioni comunali apuane. La montagna è considerata carne da macello per risanare bilanci o per arricchire i baroni del marmo».

MASSA – L’associazione Apuane Libere boccia in pieno le modifiche apportate a 9 articoli su 23 del Regolamento degli agri marmiferi del Comune di Massa, perché “ritenute gravemente fuori dalla realtà climatica in cui stiamo vivendo” scrive e fa sapere l’associazione ambientalista.

“Potremmo entrare anche nel merito – spiega l’associazione  – di ogni singola modifica per smontarla totalmente: raccontando ad esempio che l’attività estrattiva che si svolge nel territorio comunale di Massa non viene destinata ad usi ornamentali, oppure come nel 2025 sia da mitomani parlare di progetti di coltivazione o ancora che il regalare estensioni temporali ai concessionari in cambio di qualche marchetta alla città è cosa che non fanno neanche più a Bagheria (con tutta la simpatia ed il rispetto che meritano gli amici siciliani). No, non è nostro interesse fare le pulci a queste proposte che proiettano l’ambiente apuano in quell’inaccettabile distopia che vedrebbe pure aumentare il numero di siti attualmente attivi, riaprendo vecchie ferite ormai rinaturalizzate da decenni. Vogliamo invece porre l’attenzione su quello che di ributtante sta invece avvenendo sottobanco tra il governo nazionale e quello regionale: cioè un vero e proprio legame tra il Partito Democratico e la Lega, espressione di propaganda e politica manipolatoria allo stato puro. Il nuovo «patto del marmo», pare inizi con il modificare al ribasso non solo il nuovo Piano Integrato per il Parco delle Alpi Apuane, ma voci di corridoio vogliano che anche ai Pabe siano tolti lacci e lacciuoli per poter disintegrare ancora più impunemente tutti gli ecosistemi in nome dell’economia e di un pugno di posti di lavoro”.

“Niente di nuovo sotto il sole della giunta Persiani – commenta Gianluca Briccolani presidente di Apuane Libere – che dopo essere stata incapace in nove anni dall’approvazione del PIT di  approvare i PABE che riguardano le cave dentro il Parco Regionale delle Alpi Apuane, adesso si dimostra ancora una volta prona a coloro che giornalmente macellano delle bellissime montagne per fare profitti milionari. Oppure quei Piani attuativi dei bacini estrattivi non sono stati volutamente approvati per favorire concessionari che attualmente escavano fuori dalla legge sopra i 1200 metri di quota? Per noi è importante raccontare la verità – continua il presidente – ed è quella che non esiste più «la coltivazione della cava» come disciplinata dalla legge il cui contenuto poteva andare bene negli anni quaranta del secolo scorso, quando per tirare fuori un blocco della montagna ci lavoravano 1000 persone per un mese. Oggi una macchina a catena diamantata taglia in sei ore un pezzo di montagna come un coltello caldo attraversa un panetto di burro, per poi travolgere tutto quello che contiene: devastando dal monte al piano, senza pietà, senza rispettare le grotte, la flora, la fauna, l’aria e soprattutto l’acqua di cui le Apuane sono ricolme. Dov’è l’amministrazione comunale di Massa che dovrebbe tutelare i cittadini da chi lavora in maniera banditesca e che inquina le falde acquifere? E la magistratura che dovrebbe indagare e perseguire il rispetto della legge? È accettabile che l’amministrazione sia incapace di emanciparsi da una economia fallita e dare vita a nuove forme di mercato libere dal ricatto o non vuole per questioni di bacini elettorali? La quasi totalità dei consiglieri comunali sono persone fuori dalla realtà – conclude Briccolani – che probabilmente concorreranno a far prendere una bella procedura di infrazione all’Italia per il non rispetto degli obiettivi previsti per il 2030 dal Regolamento Europeo della Nature Restoration Lawin fatto di ripristino di quegli ecosistemi degradati dalle cave e non”.