«Massa, Casa Ascoli lasciata sola: spettro liquidazione vicino. Compass non potrà più accordare stralci»
Ugolotti (Compass): «Noi non chiedevamo sussidi, ma il nostro, quanto ci spettava, e non è possibile che le istituzioni non abbiano fatto niente»
MASSA – A dare l’allarme è Cesare Ugolotti presidente di Compass: si sta per materializzare un grosso problema sociale con 80 posti letto nella Rsa Casa Ascoli di Massa (Massa-Carrara) che rischiano di perdersi a causa della probabile liquidazione della struttura, mettendo parallelamente in gravi difficoltà la realtà delle cooperative sociali del territorio. “Le istituzioni hanno lasciato sola Casa Ascoli” accusa pacatamente in conferenza stampa il presidente della cooperativa. A fare chiarezza sul groviglio che si è creato attorno alla Rsa Casa Ascoli è infatti il presidente stesso della cooperativa la quale, assieme alla Cooperativa Di Vittorio e Fullservice di Viareggio, ha accumulato un credito di circa 4 milioni originali (oggi saliti a 6 milioni). All’orizzonte di Casa Ascoli, ricorda Ugolotti riprendendo una notizia nota alla cronaca, il 12 dicembre si esprimerà il Consiglio di Stato in udienza con una sentenza che potrebbe confermare questo scenario.
Cesare Ugolotti ricorda le varie fasi che hanno portato a quello che rischia di diventare uno scacco matto per la casa di riposo massese. “Un anno fa Compass su segnalazione fece ricorso al Tar per una gara di appalto fatta da Casa Ascol – ripercorre le vicende – secondo noi c’erano delle irregolarità e il Tar ci ha dato ragione il 19 aprile 2023 quando le nostre motivazioni vengono giudicate accoglibili, per cui Casa Ascoli avrebbe dovuto assegnarci la gara e noi avremmo dovuto entrare in servizio. Noi però – prosegue il presidente della cooperativa – non siamo entrati in servizio perché Casa Ascoli ha presentato ricorso al Consiglio di Stato. Quando però Casa Ascoli fece ricorso – precisa Ugolotti – , chiese la sospensiva della sentenza vale a dire chiese al Consiglio di Stato di sospendere la sentenza del Tar in attesa del giudizio definitivo ma il Consiglio di Stato non la concesse: credo che probabilmente abbiano ritenuto le ragioni della sentenza del Tar valide e forti, basate su principi giuridici solidi”. Cesare Ugolotti ricorda quindi un passaggio recente molto importante: “Nel frattempo avevamo iniziato a ragionare con Casa Ascoli per vedere di trovare un punto di incontro e infatti firmammo un accordo il 20 maggio 2024 con il quale noi e gli altri creditori principali, vale a dire la Cooperativa Di Vittorio e la società Fullservice (servizio pulizia e lavanderia), abbiamo aderito ad un patto con il quale pur di incassare concedevamo uno stralcio del credito di oltre il 20% ( circa un milione di euro) con la rinuncia da parte nostra alle liti in quanto anche noi avevamo chiesto il decreto ingiuntivo: tutto questo a condizione che il pagamento avvenisse entro il 30 giungo 2024. Questo accordo però è saltato e con esso le sue condizioni dato che nessuno ha pagato”. Ricordiamo che il 95% del fatturato di Compass è destinato a stipendi e contributi Inps.
A questo punto della storia la situazione si complica ulteriormente. Come aggiorna Ugolotti, la Cooperativa Compass, che conta in tutto 300 operatori (mentre la Di Vittorio che è un po’ più grande 1500), andando in difficoltà per la carenza di liquidità, è stata costretta a scegliere di compiere due passi implicanti non poche conseguenze. Da una parte, riferisce Ugolotti, ha stipulato dal primo di novembre un contratto di affitto di azienda per due anni, per cui in questo periodo i dipendenti di Compass lavoreranno per un’altra cooperativa: ciò permetterà alla cooperativa massese di essere sollevata dalle spese correnti, quali pagamento stupendi e contributi, e contemporaneamente di incassare l’affitto. La cooperativa potrà riprendere quindi fiato, riscuotere nel frattempo le vecchie fatture e mano mano ripianare i debiti pregressi portando a compimento il piano di risanamento del procedimento di composizione negoziale. Infatti l’altro passo gravoso ma necessario compiuto dalla cooperativa, è proprio di essere ricorsa al procedimento previsto dal codice della crisi di impresa: è un procedimento che gestisce la Camera di Commercio di Firenze, con cui vengono riconosciuti 2 anni di tempo a Compass durante i quali non verrà disturbata dai suoi creditori, per essere libera di seguire il piano di risanamento studiato.
“Tutto questo – sottolinea Cesare Ugolotti – comporta però che noi oggi non possiamo più fare quello che facevamo prima della composizione negoziale, quando ci sedevamo a un tavolo con Casa Ascoli per negoziare, e questo perché il tribunale che mi concede il periodo di salvaguardia, difendendomi dalle richieste dei creditori, non potrebbe accettare da parte di Compass uno stralcio dei crediti la cui riscossione è fondamentale per pagare i nostri debiti. Con Casa Ascoli si tratta di una gara di 6 anni con 10/12/13 milioni di volume di affari”. Non solo: c’è un’altra considerazione del presidente di Compass non certo secondaria: se la sentenza, come ritiene probabile, verrà confermata, Compass rientrerà in servizio a Casa Ascoli ma ovviamente non con i prezzi della cooperativa concorrente che aveva offerto 200 mila euro in meno, bensì con i prezzi offerti dalla cooperativa massese. Questo comporterà per Casa Ascoli il dover sopportare un aggravio di costi di 200 mila euro che andrà ad appesantire ulteriormente la situazione grave di perdite pregresse. “Casa Ascoli andrebbe in crisi irreversibile – commenta Ugolotti – e credo che l’unica strada sarà la liquidazione. Sono 80 posti letto. In più ci sono quelle 60 persone che lavorano lì. Diventa un problema di carattere sociale. La Compass – contesta – è dovuta andare in composizione per colpa di Casa Ascoli, perché la cooperativa esiste da 38 anni e non ha mai avuto problemi. Noi non chiedevamo sussidi, ma il nostro, quanto ci spettava, e non è possibile che le istituzioni non abbiano fatto niente”. La struttura, ci ricorda ancora il presidente di Compass, ha la forma giuridica di Asp (a differenza del Regina Elena che è partecipata), ha quindi autonomia patrimoniale anche se gli amministratori sono nominati dal Comune e la legge regionale prevede che se una Asp non sia in grado di mantenersi a livello economico la Regione ne decreti lo scioglimento e quei debiti andranno in capo all’Asp più vicina disponibile all’acquisto. “Ma sarà difficile che qualcuno voglia acquistarla – conclude Ugolotti – altrimenti, la legge regionale prevede vada in capo al Comune di riferimento, cioè Massa. Alla fine questi 6 milioni li pagherà il Comune, i cittadini”.


