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Casa Ascoli, bufera dopo le parole di Casotti. I lavoratori: «La direzione ha ritenuto di liberarsi di noi come fossimo inutili ingombri»
Giancarlo Casotti (archivio)

Le reazioni dei sindacati e della politica

MASSA – Bufera dopo le parole pubblicate su un quotidiano locale del presidente della Rsa Casa Ascoli di Massa (Massa-Carrara), Giancarlo Casotti. Diverse le reazioni arrivate da sindacati, politici e gli stessi lavoratori.

«Rimaniamo basiti – ha scritto Enzo Mastorci, segretario provinciale della Cisl Fp – dalle dichiarazioni del presidente della Rsa Casa Ascoli, Giancarlo Casotti. Dopo aver preso una decisione che mette in mobilità sei persone su otto dipendenti di Casa Ascoli, oggi, tramite la stampa, afferma che queste persone si trovavano nella struttura senza svolgere alcuna attività, senza compiti specifici. Le sue affermazioni sono di una gravità inaudita, poiché questi dipendenti, come abbiamo già sottolineato, sono lavoratori e lavoratrici che hanno sacrificato parte della loro salute dedicandosi al lavoro presso Casa Ascoli. Le dichiarazioni di Casotti dimostrano disprezzo verso queste persone, che invece meriterebbero un encomio. Questi lavoratori, demansionati per problemi di salute, avrebbero dovuto essere utilmente ricollocati all’interno della struttura. Se la direzione e il cda non sono stati capaci di riqualificare queste lavoratrici e questi lavoratori in ruoli adeguati, è il caso che si interroghino sull’efficacia della loro gestione. Il compito principale del cda, della direzione e del precedente commissario era, ed è, quello di organizzare il lavoro. Questo episodio appare come una vera e propria autodenuncia di incapacità. Chiediamo a Casotti di ritirare quelle dichiarazioni e di scusarsi con quelle lavoratrici e quei lavoratori che, prima di lui, hanno onorato il proprio lavoro all’interno della Rsa Casa Ascoli».

I lavoratori di Casa Ascoli e Rsa Pelù

E nelle ultime ore, come dicevamo in apertura, sono intervenuti anche i lavoratori di Casa Ascoli e della Rsa Pelù. Riportiamo integralmente di seguito.

In merito alle recenti esternazioni del Sig. Casotti, riteniamo necessario fare una breve cronistoria del nostro percorso lavorativo, anche per informare il nostro presidente che pare non esserne a conoscenza. Siamo stati assunti in Ascoli nel lontano 1990 dopo aver vinto un concorso pubblico, con mansioni di assistenza all’anziano. Abbiamo lavorato duramente nei reparti per più di trent’anni, senza ausili, per alcuni periodi sotto organico e con posti letto in esubero che non comparivano in occasione delle visite della Commissione Asl. Ci occupavamo inoltre dell’assistenza dei pazienti ricoverati nel reparto cure intermedie, ma avendo la direzione tolto l’infermiere di notte, non è stato più possibile erogare tale servizio, prezioso per la cittadinanza e per l’economia dell’azienda. Nel novembre del 2021 il commissario dottor Pezzoli ci ha obbligato ad un cambio di mansione collocandoci nelle segreterie di Ascoli e Pelù, senza aver ricevuto alcuna formazione. Ci siamo quindi dovuti adattare a questo nuovo ruolo, cercando di acquisire autonomamente competenze e garantendo, salvo malattie e permessi 104, il servizio in tutto l’arco della giornata. È doveroso sottolineare che inizialmente gli operatori della segreteria Ascoli e l’unica infermiera dipendente, avevano anche la gestione della posta elettronica ed effettuavano un controllo generale dei bisogni della struttura per poi riferire ai superiori, successivamente anche questa mansione è stata loro tolta Ad oggi due dei sei dipendenti continuano a curare le attività di guardaroba a Casa Ascoli, mentre gli altri quattro dipendenti continuano a svolgere attività di segreteria/portineria in Rsa Ascoli e Pelù. A fronte di tutto ciò, a pochi passi dalla pensione essendo tutti ultra sessantenni, la direzione ha ritenuto di liberarsi di noi come fossimo inutili ingombri, con la messa in mobilità. È inutile ricordare che questi “sei soggetti” hanno tutti le limitazioni a causa di problemi osteo-articolari derivanti senza dubbio dagli anni di lavoro. Il vero paradosso è che questo modus operandi venga proprio da dirigenti di una Rsa, la logica è: siete vecchi, siete malandati, non ci servite più !!! Vorremmo infine ricordare al Sig. Casotti, che se non fosse stato per noi, che per trent’anni abbiamo portato Ascoli ad essere il fiore all’occhiello della nostra amata città, probabilmente non sarebbe seduto nella sua comoda poltrona.

Le reazioni politiche

Fratelli d’Italia: seria preoccupazione per gli esuberi

“Prendiamo atto con molta preoccupazione della decisione di mettere in esubero sei lavoratori, quindi sei famiglie senza più certezza del futuro, dipendenti di Casa Ascoli. Da tempo come gruppo regionale di Fratelli d’Italia stiamo monitorando la difficile situazione in cui versa l’Rsa di Massa e di conseguenza anche i lavoratori e i ricoverati nella struttura. Vista la grave situazione debitoria di Casa Ascoli verso le cooperative e il futuro incerto della stessa struttura di ricovero, abbiamo già presentato il mese scorso un’interrogazione regionale alla Giunta guidata dal centrosinistra, dove chiediamo come intende la Regione Toscana risolvere questa situazione che da troppi anni va avanti”, dichiarano in una nota l’Onorevole Alessandro Amorese, i Consiglieri regionali Vittorio Fantozzi e Diego Petrucci e il Coordinatore provinciale di Massa-Carrara Marco Guidi.
Nei giorni scorsi infatti è emersa la volontà di “liquidare il personale” sperando in una loro collocazione presso altri enti, e anche la decisione di esternalizzare ulteriormente i servizi della Rsa. “È nostra priorità – concludono gli esponenti di Fratelli d’Italia – salvaguardare i lavori degli operatori messi in mobilità e garantire il funzionamento di Casa Ascoli che ad oggi offre 80 posti letto per la popolazione anziana massese. Aspettiamo quindi una risposta dalla Regione, la nostra priorità deve essere il mantenimento della funzione pubblica di Casa Ascoli e la tutela dei lavoratori e dei pazienti lì ricoverati”.

Polo Progressista: «Basiti. Casotti butta la polvere sotto il tappeto»

“L’intervista rilasciata dall’amministratore di Casa Ascoli ci lascia basiti, sia per i contenuti sia per il tentativo, alquanto goffo, di mischiare le carte e buttare la polvere sotto il tappeto.Prima di tutto non possiamo accettare che i debiti sembri arrivino da Marte: la narrazione completa ed oggettiva dovrebbe partire dalle colpe dell’impennata dei debiti negli ultimi anni corrispondenti con la gestione commissariale voluta dall’amministrazione Persiani 1 che doveva risolvere la crisi di Casa Ascoli.Così come non è possibile accettare che lo spostamento dei lavoratori dall’assistenza ai pazienti a funzioni di segreteria sia qualcosa di estraneo a Casa Ascoli: quei lavoratori, che oggi stanno perdendo il lavoro, furono infatti spostati in virtù di un provvedimento del commissario, il n°70 del 29/12/2021. Ci pare paradossale che il presidente di un ente pubblico possa dichiarare di non essere a conoscenza di documenti ufficiali interni.Facciamo poi presente che il bilancio 2023 di Casa Ascoli non si è chiuso con una perdita di 140’000 euro, che si fa corrispondere ai al costo dei sei dipendenti di cui “liberarsi”, ma è più consistente. Inoltre se il costo di quei 6 dipendenti corrisponde a 140’000 mila euro, visto che il costo totale del personale degli 8 dipendenti di Casa Ascoli è di 346’000 euro, significa che esistono 2 dipendenti, risparmiati dalla messa in mobilità, con un costo quasi pari a due volte quello degli altri 6. Magari potrebbe spiegare meglio questa situazione.Sulla questione dell’accordo con Asl per la permuta “Salva Casa Ascoli” ne sentiamo parlare da molto tempo, troppo, e ogni volta le scadenze vengono sistematicamente disattese: non ci siamo certo dimenticati delle dichiarazioni del sig. Casotti e del direttore Sconosciuto e soprattutto delle date che diedero per certe. Stiamo ancora aspettando e stanno ancora aspettando le cooperative.Infine apostrofare lavoratori e lavoratrici “inattivi” ci pare scorretto e poco opportuno. Quei 6 dipendenti svolgono all’interno della struttura un ruolo e un compito che è stato affidato loro da chi aveva il compito di gestire la situazione già critica. Svolgono il lavoro affidato, con serietà e precisione, secondo gli orari contrattuali, secondo le direttive di subordinazione previste. Uscire sulla stampa definendo i dipendenti “inattivi”, come stessero dalla mattina alla sera a scaldare una sedia, è un affronto nei confronti di chi per decenni ha dato il suo lavoro a Casa Ascoli, nelle mille difficoltà, nei mille problemi che certamente non sono stati causati dai dipendenti.Quando si ricoprono cariche istituzionali di vertice e quando soprattutto queste cariche sono di nomina politica occorrerebbe riflettere molto prima di esprimersi pubblicamente perché le parole sono pietre e giocare sulla pelle di persone e delle loro famiglie è un atteggiamento che non possiamo accettare”.