«piano di risanamento bluff»
|«Ancora stipendi a singhiozzo per i dipendenti della coop Compass»
Marchi (Cisl Fp): «La cooperativa ha come unica (grave) responsabilità l’aver fatto da “banca” a Casa Ascoli e rsa Pelù»
MASSA-CARRARA – «Il personale dipendente della cooperativa Compass continua a percepire gli stipendi a singhiozzo. Da molti mesi la situazione non cambia, privando lavoratrici e lavoratori di un sacrosanto diritto. Nonostante tutto, il servizio offerto al Regina Elena – struttura totalmente pubblica – resta garantito in maniera esemplare». Sul caso interviene Giovanni Marchi, delegato Cisl Fp alla rsa Regina Elena di Carrara (Massa-Carrara). «Le difficoltà, i disagi e anche le umiliazioni per chi magari non riesce a pagare le scadenze come mutui o affitti, non sono più tollerabili né per i diretti interessati né per la nostra organizzazione sindacale. Le responsabilità di tale angosciante situazione sono attribuibili solo in parte alla Coop. Compass, ma piuttosto al grosso debito di Casa Ascoli e Pelù nei confronti della stessa».
«In altre parole – prosegue il sindacalista – la coop Compass ha come unica (grave) responsabilità l’aver fatto da “banca” alle due strutture di Massa, accumulando un credito di oltre un milione e mezzo di euro. Recuperato questo credito, la coop Compass sarebbe in grado di pagare gli stipendi in maniera puntuale. Purtroppo, quella che doveva essere una passeggiata di salute, cioè il piano di risanamento presentato oltre un anno fa dal consiglio di amministrazione e dalla direzione dell’Ascoli e Pelù, si è rivelato perlopiù un bluff; la cooperativa di quel milione e mezzo non ha visto nulla. Colui che poteva garantire una rapida risoluzione della faccenda, ovvero il Comune di Massa, di cui le due strutture sono partecipate, non ne vuole sapere. Poco importa al Palazzo massese sia del personale della cooperativa, sia dei residenti».
«La cooperativa Compass – conclude Marchi – è un limone spremuto da enti pubblici e, di conseguenza, il personale che svolge un’opera molto difficile tra fatiche e sacrifici subisce l’affronto di non essere neppure pagato. Credo e crediamo, come sindacato, che sia giunta l’ora di azioni forti nei confronti degli enti pubblici che gestiscono le strutture. È impensabile andare avanti così».


