l'intervista
|«Gli ‘ambasciatori’ del mio libro: stranieri e folgorati da Carrara proprio come me»
Il giornalista e scrittore Romano Bavastro: «C’è un motivo se sono rimasti: hanno subito il fascino di chi ama la natura, perché chi se ne va si rende conto che perde molto. Io mi sento vicino a loro perché il mondo dell’arte è un qualcosa a cui sono arrivato facendo cronaca. Ho sempre frequentato questi ambienti, una scelta di vita di cui non mi sono mai pentito»
CARRARA – Carrara per scelta d’amore, amore per l’arte che si fa natura e per natura che si fa arte: vale per lui come per i ‘suoi’ ambasciatori. Perché ha scelto per loro questo nome dando il titolo al suo libro ‘Ambasciatori del marmo che esaltano in tutto il mondo il mito di Carrara’ (edito da Eclettica)? Perché scolpendo il marmo e lasciando le opere nate dal loro talento e dalla pietra bianca di Carrara nei simposi in giro per il mondo, raccontano della nostra città e diffondono il mito di Carrara. Sono una quindicina di artisti, molti stranieri, ma innamoratisi nel corso della loro vita di Carrara, scegliendo quindi di restare una volta arrivati per imparare a scolpire. Forestieri e folgorati da Carrara, proprio come per Romano Bavastro, livornese di nascita e caposervizio della Nazione a Carrara per una vita, per scelta nonostante le opportunità professionali a cui ha preferito rinunciare pur di non abbandonare questa terra. Con lui scambiamo due chiacchiere al telefono. Gli chiediamo del suo intento letterario e di raccontarci la Carrara che vede attraverso i suoi occhi, l’origine del soffrire di una città così attraente e ancora viva sotto la cenere, ma che sembrerebbe incapace di risollevarsi, di riaccendere quella fiamma che in passato l’aveva resa tra le più fulgide e ricche di arte e cultura in Toscana, in Italia e in Europa, anch’essa insieme al vicino Golfo dei Poeti, tappa del Grand Tour percorso dalla giovane aristocrazia europea affamata di bellezza.
“Sono arrivato a Carrara nel 1970 per starci solo due anni. Io sono mezzo livornese e mezzo elbano – precisa l’ex caposervizio della Nazione – Come giornalista nasco a Livorno, poi faccio sei anni a Pisa e infine vengo a Carrara. Carrara aveva bisogno di essere rivitalizzata e c’erano poche professionalità giornalistiche. I due anni sono poi diventati una vita”. Bavastro spiega perché. “Mi sono innamorato di questa città. Le offerte di lavoro a Livorno, a Pistoia, a Siena, a Firenze non sono mancate. Collaboratore dell’Europeo, il giornale più importante nato in Italia, una grande rivista, ricevo l’offerta di andare a Milano. Chiesi se potevo fare l’inviato e poter restare dove ero, mantenendo la residenza a Carrara. Tommaso Giglio, il direttore, inizialmente penna all’Unità, poi dopo i fatti di Ungheria del ’56 a Epoca, e infine al Secolo XIX. Rinunciai a qualcosa di molto importante ma non mi sono mai pentito. Radici quindi a Marina di Carrara. Carrara è una città complicata, difficile. Diffidenza all’inizio nei miei confronti, poi conquistata la stima strada spianata e molti amici”.
Un amore verso Carrara che testimonia in questo sforzo letterario con cui ‘scopre’ il patrimonio più nascosto e sconosciuto agli stessi occhi dei carraresi, i quali talvolta non si accorgono di ciò che hanno tra le mani: un patrimonio umano artistico che semina arte scolpita nel mondo, contribuendo a confermare dovunque il mito della nostra terra. “Ho trovato tutti questi scultori, e dico che li ho scovati perché non sono così conosciuti come meriterebbero… sono una quindicina. Tre soltanto sono di Carrara, gli altri sono di fuori e stranieri: venuti a Carrara per imparare e con l’idea di tornare a casa e che invece sono rimasti. C’è un motivo se sono rimasti: hanno subito il fascino di chi ama la natura, perché chi se ne va si rende conto che perde molto. Io mi sento vicino a loro – dichiara il giornalista – perché il mondo dell’arte è un qualcosa a cui ci sono arrivato facendo cronaca. Ho sempre frequentato questi ambienti, una scelta di vita di cui non mi sono mai pentito”.
“Questa gente – descrive lo scrittore – vive andando in tutto il mondo: America del Sud, Cina, Giappone, in Europa naturalmente. Sono ambasciatori perché portano in giro per il mondo il nome di Carrara”. Sono quindici gli artisti. Uno che lo scrittore ama citare prima degli altri per la sua storia personale molto particolare e romanzesca: lo scultore venuto dalla giungla amazzonica. Sembra quasi una fiaba e forse lo è. È la storia di Mario Tapia. “Questo ragazzo viene dalla giungla amazzonica – ripercorre le origini di questa favola – era un quindicenne analfabeta e viene scoperto da un gesuita, Padre Giovanni Onore, un entomologo che andava in giro nella giungla per cercare insetti e trova questo ragazzo con la sua famiglia che viveva isolata. Il ragazzo intagliava il legno e gli fa scoprire delle bellissime farfalle. Il gesuita va a Quito e gli trova posto in una scuola. Questo ragazzo attraverso una borsa di studio del governo italiano arriverà a Carrara, all’Accademia di Belle Arti e anche per lui un amore subitaneo per il marmo, diventa scultore. Qualche mese fa – sottolinea Bavastro – è stato invitato in Ecuador, dove è considerato un eroe, e gli è stato chiesto di organizzare un simposio. Da Carrara è partito portando con sé altri scultori e una dozzina di blocchi di marmo taluni regalati da imprenditori locali. In precedenza il Vaticano – racconta ancora Bavastro – gli aveva commissionato una grande scultura dedicata a Santa Mariana Patrona dell’Ecuador. Il suo Paese ha dedicato a lui perfino francobolli emessi dalle poste che raffigurano sue opere. Un ragazzo di una modestia incredibile. Ha lo studio alle Canalie: lavora e scolpisce all’aperto d’inverno e d’estate”. Insieme a Mario nel libro di Bavastro c’è Yoshin Ogata scultore giapponese di fama internazionale. C’è Francesca Bernardini, c’è Piergiorgio Balocchi che è di Siena ed è docente emerito della Accademia di Belle Arti, c’è pure Francesco Cremoni anche lui docente presso il nostro ateneo. Li ho scelti perché avevano il curriculum più nutrito di simposi in Italia e all’estero. Ben 35 per Francesca Bernardini che ogni anno prende e va per il mondo. Il decano per età è il bulgaro Gheorghi Filin: in Cina ha fatto opere anche di 15/20 metri. Sono conosciutissimi, li conoscono in Cina ma a Carrara spesso non sanno chi sono. Sono artisti di grande valore. Ad ogni simposio lasciano un’opera in giro per il mondo: la Bernardini ha 35 opere in marmo in tutti i paesi del mondo, messaggi che raccontano la sua terra”.
“Si celebra Pietrasanta come la piccola Atene però ci sono 3-4 scultori famosi. Mitoraj poteva essere a Carrara, lui pure insegnante dell’Accademia, gelosie ed altro lo tennero lontano. Botero con noi comunque ha avuto rapporti importanti. Vangi è venuto a Carrara grazie allo studio Nicoli, poi aveva un rapporto stretto con Vando D’Angiolo della Campolonghi e per motivi personali lo studio lo ha messo a Pietrasanta”.
Sull’origine del malessere di Carrara Romano Bavastro prova a fare delle riflessioni: “Da cronista Giorgio Conti l’ho conosciuto prima che diventasse l’imprenditore famoso, creatore della Red Graniti: in casa sua, in famiglia si arrabbiava quando andavano a comprare a La Spezia o al Forte e non qua. Era legatissimo alla città, sentiva questa cosa, questo abbandono come una colpa da attribuire ai concittadini. I suoi, la figlia Franca, lo hanno ampiamente gratificato ristrutturando il bellissimo Palazzo Cucchiari sede da tempo ormai di mostre memorabili. Noi cittadini non valorizziamo Carrara – prova a considerare il giornalista – Sicuramente ci sono state e ci sono delle carenze da parte degli amministratori ma anche i cittadini molte volte sono assenti”.
Tuttavia gli spunti e le leve da cui ripartire ci sono e lo scrittore ne cita alcuni. In primis l’Accademia. “L’Accademia – dice Bavastro -ha fatto progressi importanti con 1200 iscritti e più della metà che arrivano da fuori. I locali sono 200, gli stranieri per la maggior parte cinesi, più di 400. E’ stata ampliata l’offerta e c’è lo studentato” . Menziona i Ponti di Ferro: “Ai Ponti di Ferro c’è un laboratorio con 50 artisti, un numero che può crescere. Sono tutti ex studenti dell’Accademia: è un luogo affascinante. Elias Naman – ne menziona uno per esempio – è siriano, ha fatto delle opere per l’Università Lateranense a Roma”. Ricorda ancora Bavastro: “Nel mio libro cito Studi Aperti, questa manifestazione che dura tre giorni e che regala stimoli straordinari ogni anno: grande attrazione turistica. Dovrebbe essere prolungata in tutte le stagioni”.
Infine rende merito ad alcuni piccoli ‘ambasciatori locali’ delle bellezze nostrane. “Davide Lambruschi storico dell’arte e profondo conoscitore della città ha una disponibilità assoluta e generosa, Davide Pugnana è un attento divulgatore di arte e di letteratura, Marzia Dati contribuisce sotto il profilo culturale con un impegno profuso, Marina Babboni con altre amiche dà vita allo Spazio Alber1ca, Nicola Giannotti con Emma Castè promuovono validamente il Polo delle Arti. Lì, in quegli spazi, ci sono i laboratori degli scultori Marianna Blier, Michelangelo Toffetti e Jorge Romeo e c’è Luca Galassi ( giornalista, documentarista, docente e artista originale ed elegante con le sue opere ‘composte’ ndc). C’è la Cooperativa Scultori Carrara con l’artista russa Aidan Salakhova. Un luogo vivace che, come tutti gli studi sparsi sul territorio, meriterebbe visite gratuite”. Conclude quindi la nostra intervista Romano Bavastro: “Ci sono tanti talenti in questa città che vanno scoperti e valorizzati. Il carrarino spesso non lo. Sarebbe prezioso uno stimolo”. Ricordiamo che è possibile trovare il libro ‘Ambasciatori del marmo che esaltano in tutto il mondo il mito di Carrara’ presso Mondadori, Bajni, Pianeta Fantasia e Nuova Avventura.

