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«Assunzioni in sanità bloccate dal 2010 al livello spesa del 2004. Mancano 65 mila infermieri»

«Si ha difficoltà a dare risposta ai richiedenti soprattutto per le visite cardiologiche, di dermatologia, di oculistica, di urologia, di ginecologia, di pneumologia, ecc. Sulle visite diagnostiche, si riscontra un forte aumento della richiesta di esami strumentali: 14.000 in più con ulteriore allungamento dei tempi di attesa».

MASSA-CARRARA – «Gli ultimi dati presentati dalla Usl Toscana Nord Ovest relativi alle prestazioni sanitarie ambulatoriali territoriali ed ospedaliere mostrano con evidenza – dichiarano il segretario confederale Cisl Area Nord Andrea Figaia e SG Cisl Fp Enzo Mastorci – una forte regressione della capacità di soddisfare la domanda di visite specialistiche. Gli ospedali, in primis quello delle Apuane, sono alle prese da anni con il massimo sforzo possibile: il personale dipendente fatica per le mancate assunzioni dovute ai ripetuti tagli alle risorse, a fronteggiare e soddisfare le esigenze di cura dei cittadini. In Italia, ricordiamolo, le assunzioni di personale in sanità sono bloccate dal 2010 al livello di spesa dell’anno 2004 meno l’1,4 %: mancano 65.000 infermieri, mancano figure professionali fondamentali come i tecnici sanitari e i medici. Tutto questo nonostante la contrattazione collettiva stia mettendo in campo ogni sforzo utile e possibile. Ricordo la recente firma del Ccnl dei medici ospedalieri».
Figaia e Mastorci entrano poi nel dettaglio delle liste di attesa ambulatoriali, confrontando i dati dell’Usl di Massa-Carrara di gennaio 2022 con gennaio 2023.
«Circa le visite specialistiche ambulatoriali – iniziano la disamina i due sindacalisti – sono aumentate di quasi il doppio nel semestre dell’anno corrente e in molti casi si ha difficoltà a dare risposta ai bisogni dei richiedenti soprattutto per le visite cardiologiche, di dermatologia, di oculistica, di urologia, di ginecologia, di pneumologia, ecc. Sulle visite diagnostiche, si riscontra un forte aumento della richiesta di esami strumentali (tac, risonanza magnetica, ecografia, colonscopia, gastroscopia): quasi 14.000 in più negli 8 mesi, con ulteriore allungamento dei tempi di attesa per colonscopie e gastroscopie. Unica, amara soluzione, il cosiddetto privato accreditato che, come abbiamo già evidenziato, prospera: a questo proposito la Zona Distretto delle Apuane può usufruire di risorse per l’abbattimento delle liste di attesa nell’ordine del milione di euro, evitando ulteriori e ben più gravi disagi alla popolazione, ma in tal modo evidenzia una difficoltà sistematica della sanità pubblica in questa parte della Toscana. Visite chirurgiche. Le liste di attesa chirurgiche mostrano grandi ed importanti differenze tra Ospedali. Riportando il dato statistico: soffre l’Ospedale delle Apuane con un aggravio del 37% delle liste di attesa, mentre rimanendo nel contesto degli ospedali più grandi, si avvantaggia il San Luca a Lucca con una diminuzione delle liste di attesa del 35%. Tiene Livorno ed il Versilia, mentre si avvantaggia il Lotti a Pontedera di circa il 30%. L’ Azienda Ospedaliera Pisana fa vita a sé e non sono disponibili al momento per le Organizzazioni Sindacali dati statistici. Vanno male gli ospedali periferici, primo fra tutti Pontremoli, ma anche Fivizzano Barga e Piombino. Esaminando invece le prestazioni cosiddette “di elezione” – considerano i sindacalisti – cioè programmate e d’urgenza, lo scenario muta radicalmente: il ‘Noa’ si posiziona al secondo posto, con oltre 6200 prestazioni, non lontano da Livorno e ben al di sopra anche del San Luca di Lucca».
«Le criticità si stanno rafforzando e le difficoltà sembrano dimostrare una sanità territoriale (cioè quella non realizzata in ospedale) che arretra e fatica – concludono Figaia e Mastorci -, mentre i centri medici e le strutture private in qualche modo convenzionate con la USL prosperano ed aumentano il volume delle loro attività, anche nel campo dei prelievi ematici e soprattutto della diagnostica. Di sicuro i lavoratori e le lavoratrici non sono molto contenti di lavorare in un contesto come questo dove, il capitale umano, è poco incentivato e malamente motivato dove il cosiddetto
“clima interno” viene per lo più ricordato solo quando parte l’indagine sul clima organizzativo. Gli uffici dirigenziali e le attribuzioni di incarichi crescono (l’organigramma aziendale sul sito della USL parla da sé), andando ad ingigantire una macchina già enorme e per questo poco capace a rispondere ai fabbisogni dei territori».