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La sconfitta della fronda e del voto ‘contro’
Persiani festeggia coi suoi sostenitori

Ricci esce con l’onore delle armi ma il Pd ha pagato i suoi errori e il mancato effetto Schlein

MASSA – Il grande Pietro Nenni, leader storico del socialismo italiano, uno che aveva fatto anni esilio e di carcere sotto il fascismo perdendo una figlia ad Auschwitz, così ammoniva: «La politica non si fa con i sentimenti. Tanto meno con i risentimenti». A perdere questa doppia consultazione per il rinnovo del Consiglio comunale di Massa sono stati prima di tutto quanti si sono fatti guidare dal risentimento anzi che dalla ragione. L’hanno persa tre volte: prima votando le dimissioni di Francesco Persiani a due mesi dalla fine del mandato, dopo essere stati alleati per quasi cinque anni; poi mancando l’obbiettivo di portare il loro candidato Marco Guidi al ballottaggio; infine appoggiando il candidato del Pd Enzo Ricci con l’unico scopo di far perdere Persiani.

Era ampiamente prevedibile che non potessero portarsi dietro gran parte dell’elettorato di una destra moderata, che poteva seguirli solo al primo turno. I numeri dicono infatti che Persiani ha recuperato circa 3.000 dei quasi settemila voti ottenuti due settimane fa dal candidato di Fdi, una parte dei quali sono finiti anche nell’astensione. Un recupero particolarmente forte in tutta Marina di Massa guarda caso dove Guidi era andato benissimo. In molte sezioni della costa Persiani ha stravinto su Ricci, si spiegano così i 2.500 voti di differenza fra i due, mentre in prima battuta erano stati 1.800.

In definitiva il centro destra è risucito a ricompattarsi più del centro sinistra, cosa che avviene sempre più spesso e non solo a Massa, contrariamente a quanto succedeva una volta alle amministrative. Enzo Ricci si è battuto bene, anche se si è detto deluso.Ha fatto sentire il fiato sul collo a Persiani fino in fondo, la partita è sembrata sempre aperta fino alla vigilia. Più che una sconfitta di Ricci, questa semmai ha tutta l’aria di essere una sconfitta del Pd. Un partito che non riesce a coagulare consenso da quelli che dovrebbero essere i potenziali alleati e che ancora non vede i risultati dell’effetto Schlein se non nell’aver ripreso voti ai Movimento 5 Stelle, non certo alla destra ma neanche al centro. Nella fattispecie il Pd ha pagato anche il modo balbettante e confuso con il quale era arrivato, dopo mesi di veti incrociati, alla designazione del candidato sindaco, quando ormai si era alla vigilia della campagna elettorale. Il tutto con un centro destra in piena crisi e arrivato diviso all’appuntamento. Per il Pd una grossissima occasione persa.