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Carrara, beni estimati: l’ultima parola sarà della Corte di Cassazione. La sindaca annuncia il ricorso

Le prime due sentenze, quelle del primo e secondo grado, avevano dato ragione alle imprese private che rivendicavano la natura privata delle cave comprese nella lista dei beni estimati.

CARRARA – Ricorrerà in Cassazione il comune di Carrara, lo ha annunciato ieri in commissione la prima cittadina, la quale come sappiamo amministra anche la delega al Marmo. Ci stiamo riferendo alla sentenza pronunciata dalla Corte d’Appello di Genova, a sua volta emessa su ricorso alla sentenza del Tribunale ordinario di Massa. Oggetto: la natura giuridica dei beni estimati. Le prime due sentenze, quelle del primo e secondo grado, avevano dato ragione alle imprese private che rivendicavano la natura privata delle cave comprese nella lista dei beni estimati. Ieri Serena Arrighi ha messo al corrente della volontà, da parte dell’amministrazione, di proseguire la battaglia legale che ha definito anche politica e reclamare così il riconoscimento della natura pubblica di tali beni. Le conseguenze non sarebbero trascurabili a partire dalla possibilità di imporre anche sui beni estimati (circa un terzo delle cave) come sugli agri marmiferi, il canone di concessione, quindi liquidità nelle casse del comune (circa 4 milioni di euro all’anno). La prima cittadina ha colto l’occasione per soffermarsi su un’altra sentenza, questa volta amministrativa, vale a dire la pronuncia del Tar di Firenze che, tra i vari punti e deliberata qualche mese fa, aveva per tema l’articolo 21 del regolamento degli Agri marmiferi con cui si consente di allungare l’arco di tempo della concessione per l’escavazione, a fronte di progetti finanziati di interesse pubblico. Una pronuncia che conferma anche il meccanismo di allungare il corso della concessione anche in caso di certificazione Emas, in merito alla quale Serena Arrighi auspica arrivino tutte le imprese del lapideo e con la quale si indica la conformità di un’impresa a quanto disposto dal regolamento europeo su prestazioni ambientali, partecipazione dei dipendenti e trasparenza con le istituzioni e il pubblico. Il Tar fondamentalmente avvalla quindi l’architettura dell’articoli 21 e del regolamento degli Agri marmiferi approvato nella scorsa consiliatura dalla maggioranza precedente, e di cui la sindaca ha sottolineato l’importanza. Serena Arrighi, ha poi ricordato la pietra angolare di tutta la nuova normativa sull’escavazione (Pabe e regolamento degli Agri marmiferi): la legge regionale 35 del 2015 senza la quale non avremmo mai avuto la formulazione della normativa varata sulla escavazione e che, secondo la sindaca, esprime un grande potenziale benefico sull’economia della nostra città