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«Alpi Apuane, dopo l’estrazione del marmo arriverà l’ “estrazione di acqua”»

L’associazione 31 Settembre: «Sappiamo che il modello di sviluppo economico regionale “sfrutta” i momenti emergenziali per inventare nuovi modi per lucrare. Da qui la nostra preoccupazione per lo stato di emergenza idrica annunciato dalle istituzioni: per noi preannunciano la costruzione dell’autostrada dell’acqua che partirà dalle Alpi Apuane»

MASSA — L’associazione 31 Settembre si appella ai cittadini perché alzino la guardia sulla possibile privatizzazione idrica a fronte dell’emergenza annunciata dalle istituzioni. «Come circolo Arci 31 Settembre oggi prenderemo parte alla manifestazione lanciata dal collettivo Athamanta per esprimere la nostra contrarietà alle politiche estrattive sviluppate sulle Alpi Apuane -annuncia in una nota stampa il circolo Arci  – Con questo messaggio invitiamo la cittadinanza non solo ad unirsi alla piattaforma per rimarcare che l’estrazione di marmo non è assolutamente sostenibile ( non lo è adesso non lo sarà nemmeno in futuro) ma anche per invitarla alla massima vigilanza su un tipo di estrazione che aleggia nell’aria, ma che non è ancora stata messa nero su bianco dalle istituzioni, cioè l’estrazione di acqua».
L’associazione spiega le sue forti perplessità: «Sappiamo che il modello di sviluppo economico sul quale si basano la maggior parte delle scelte delle forze politiche attualmente in Regione, “sfrutta” i momenti emergenziali per inventare nuovi modi per lucrare. Da qui la nostra preoccupazione per lo stato di emergenza idrica annunciato dalle istituzioni, e al contempo l’avallo di politiche di privatizzazione dei beni comuni da parte del governo Draghi. Questi due ingredienti- ragiona e fa sapere 31 Settembre evocando il progetto di autostrada dell’acqua nel cassetto della regione- per noi preannunciano una linea di indirizzo: la costruzione dell’autostrada dell’acqua che partirà dalle Alpi Apuane, un piano faraonico che costerebbe milioni di euro ai contribuenti e che impatterebbe in maniera drammatica sul nostro ambiente. Il tutto realizzato per andare in soccorso a cittadine che soffrono molto più di noi per la siccità, a causa di ragioni storiche dovute all’inquinamento industriale che si portano dietro, come Livorno».
Il no al progetto di 31 Settembre, da sempre schierata dalla parte della difesa dei beni comuni, arriva netto. Si rivolge poi alle amministrazioni e a Gaia spa, il gestore idrico toscano perché ne prendano le distanze: «Si tratterebbe dell’ennesimo ricatto perpetrato sulla pelle di cittadine e cittadini, dopo anni di sperperi d’acqua denunciati e mai risanati. Per questo è importante oggi, come ieri, difendere i beni comuni da chi vorrebbe sottrarli alla collettività. Chiediamo alle istituzioni di tutti i livelli, Comune di Massa, Gaia, Regione, di smentire tale piano. Non permetteremo a nessuno di speculare sulla fonte primaria di vita».