La Sp4 di Antona rimane chiusa dopo quasi 4 anni: «Siamo al ridicolo, qualcuno intervenga»
Dei movimenti franosi del monte sotto la competenza del Comune di Massa hanno fatto precipitare dei massi sulla strada provinciale che arriva al Passo del Vestito. Mcc: «Si vorrebbero lavare la coscienza con promozione di un territorio che nella realtà rimane isolato»
MASSA – Ormai dal 2018 la strada che collega Massa alla Garfagnana passando per il Passo del Vestito, è chiusa alla circolazione subito dopo il piazzale di Pian della Fioba. Il motivo è legato ai movimenti franosi di una parte di monte del territorio del Comune di Massa che hanno fatto precipitare sulla strada, di competenza provinciale, alcuni massi. Le proteste degli operatori turistici di Pian della Fioba, che ormai da anni vedono centinaia di turisti costretti a tornare verso Arni appena passata la galleria del Vestito, non sono servite a nulla. «Nella chiusura della strada che dal Pian della Fioba porta al passo del Vestito, si sta consumando una delle peggiori pagine della pubblica amministrazione locale. – scrive Simone Ortori in merito alla faccenda – Provincia (responsabile della strada) e Comune (responsabile della messa in sicurezza dei macigni di alta quota) trovino una soluzione, perché dopo 3 anni è inaccettabile una situazione di questo tipo».
«Siamo al ridicolo di una chiusura che esiste solamente sulla carta, tanto che i blocchi di cemento vengono spostati nottetempo, evidentemente da anonimi ben dotati di mezzi e ben motivati da interessi economici. – continua Ortori – Quel passaggio è porta di accesso a suggestivi punti panoramici e strategico per il turismo montano, possiamo per una volta unire le forze e e dare prova di efficienza amministrativa? I cittadini e gli operatori turistici ne sarebbero riconoscenti».
Sull’argomento è intervenuto anche il collettivo Massa Città in Comune, con un comunicato: «Ci chiediamo se sia possibile che nel 2022 non si sia riusciti a risolvere il problema sulla strada provinciale Massa-Arni creando disagi e disservizi per gli abitanti e le attività economiche. Chiediamo alle istituzioni competenti quale sia la loro vera attenzione alle aree interne, chiediamo se intendono proseguire con la futile propaganda che li caratterizza tutt’oggi: a noi questo ha stufato. Si vorrebbero lavare la coscienza con promozione di un territorio che nella realtà rimane invece isolato: l’ennesima presa in giro. Annebbiati mentalmente dal karma del turismo insostenibile si sono dimenticati il rispetto di chi lavora in montagna, di chi vive in montagna e tutti i giorni subisce i disagi dell’abbandono».
«Se le istituzioni hanno deciso di trasformare le aree interne in un grande parco giochi al servizio delle città e dell’industria del turismo, ricordiamo che troveranno in Massa Città in Comune un’opposizione dura e decisa per riconsegnare ai paesi della montagna servizi pubblici, strade sicure, dignità da cittadini. Le soluzioni esistono, perché esistono le esperienze in tutto il nostro paese e venerdì 1° luglio ne parleremo al convegno sui beni comuni e disuguaglianze a Palazzo Ducale con ricercatori e urbanisti perché vogliamo portare nella nostra città soluzioni adatte a riconsegnare dignità ai nostri paesi, alle nostre periferie, – conclude il Collettivo – alle aree interne contro il pensiero di chi le continua ad emarginare e dimenticare».



