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L’Opa di Massa al secondo posto in Toscana per numero di interventi di bypass aortocoronarico

E’ uno dei risultati dall’indagine realizzata dal portale www.doveecomemicuro.it sulle performance degli ospedali italiani. Oltre a vantare alti volumi, l’Ospedale del Cuore mantiene anche una bassa mortalità a 30 giorni dall’intervento

TOSCANA – L’Ospedale del Cuore G.Pasquinucci di Massa della Fondazione Gabriele Monasterio (Opa) al secondo posto in Toscana per numero di interventi di bypass aortocoronarico.  E’ quanto emerge dall’indagine realizzata dal portale di public reporting sanitario www.doveecomemicuro.it sugli ospedali italiani più performanti per volume di ricoveri per infarto miocardico acuto, per numero di interventi di bypass aortocoronarico e per volume d’interventi di angioplastica coronarica. La struttura di Massa, oltre a vantare alti volumi, mantiene anche una bassa mortalità a 30 giorni dall’intervento, pari al 1,2% (il valore dovrebbe mantenersi inferiore o uguale all’1,5%). Ed è l’unica struttura che rispetta entrambi questi valori di riferimento, pari al 20% delle strutture che effettuano questo tipo di intervento. Tornando ai risultati dell’indagine, a livello nazionale c’è un presidio toscano presente in classifica: è l’Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi di Firenze, al terzo posto in Italia con 1125 interventi di angioplastica coronarica eseguiti nel 2018 e al primo posto in regione sia per numero di ricoveri per infarto miocardico acuto che per volume d’interventi di bypass aortocoronarico. Proprio in quest’ultima area, l’Opa di Massa si piazza in seconda posizione, seguita dall’Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana – stabilimento di Cisanello (PI), dall’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese (SI) e dalla Fondazione Gabriele Monasterio – stabilimento ospedaliero di Pisa. Riguardo invece al numero di interventi di angioplastica coronarica: al primo posto c’è sempre il Careggi di Firenze, al secondo il Santa Maria Annunziata di Bagno a Ripoli – USL Toscana, al terzo l’Ospedale San Donato di Arezzo, al quarto l’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese e al quinto l’Ospedale Santo Stefano di Prato-USL Toscana centro.

“In base alle evidenze scientifiche, un maggior numero di casi trattati da una struttura sanitaria ha un impatto significativo sull’efficacia degli interventi e sull’esito delle cure – spiega Elena Azzolini, medico specialista in Sanità Pubblica e membro del comitato scientifico di www.doveecomemicuro.it. Perciò, il Decreto ministeriale sugli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera (DM 70/2015) fissa delle soglie minime al di sotto delle quali il rischio di esiti negativi aumenta notevolmente”.

In Toscana, le strutture pubbliche o private accreditate che nel 2018 effettuano ricoveri per infarto miocardico acuto sono 39 (51 considerando anche quelle sotto i 10 volumi). La soglia ministeriale di minimo 100 ricoveri annui è ottenuta dal 59% degli ospedali, pari a 23. A rispettare tutti e 3 i valori di riferimento (volume uguale o superiore ai 100 interventi annui, mortalità a 30 giorni dal ricovero uguale o inferiore all’8% e PTCA entro 48 ore dal ricovero uguale o superiore al 45%), invece, è il 25,6% dei centri, pari a 10. Quanto al bypass aortocoronarico, le strutture che eseguono almeno 5 interventi annui sono 5 (6 considerando anche quelle sotto i 5 volumi). Il valore di riferimento ministeriale di minimo 200 interventi l’anno è rispettato dal 40% dei centri, pari a 2. A rispettare entrambi i valori di riferimento (volume uguale o superiore ai 200 interventi annui e mortalità a 30 giorni dal ricovero uguale o inferiore all’1,5%) è il 20% dei centri, pari a 1. (Nel 2012 le strutture che eseguivano almeno 5 interventi di bypass erano 6. Il 33,3% di esse, pari a 2, rispettava la soglia ministeriale riguardo al volume. Il 16%, pari a 1, rispettava entrambi gli standard ministeriali). Le strutture pubbliche o private accreditate che effettuano interventi di angioplastica coronarica sono 27 (33 considerando anche quelle sotto i 10 volumi). Il valore di riferimento ministeriale di minimo 250 interventi l’anno è rispettato dal 48% dei centri, pari a 13. (Nel 2012 le strutture che eseguivano almeno 10 interventi di angioplastica erano 28. Il 50%, pari a 14, rispettava la soglia ministeriale riguardo al volume).
Quanto alla quota di residenti che scelgono di farsi curare nella Regione, per ciò che concerne l’infarto miocardico acuto si attesta al 97,6%, per il bypass aortocoronarico al 95,7% e per l’angioplastica coronarica al 96,3%.

Un dato nazionale positivo emerso dal confronto delle edizioni del Programma Nazionale Esiti relative agli anni 2012 e 2018 è il calo di ricoveri per infarto miocardico acuto che in 6 anni hanno registrato un -7,6%. “Questo risultato dipende in gran parte dalle strategie di prevenzione cardiovascolare e dalla consapevolezza sempre più diffusa dell’importanza di avere stili di vita corretti”, dice Marco Di Eusanio, Direttore della Cardiochirurgia dell’AOU Ospedali Riuniti di Ancona. “La riduzione dei ricoveri – aggiunge Gian Piero Perna, Direttore del reparto di cardiologia del medesimo ospedale -, in particolare per quanto riguarda gli infarti Stemi, i più urgenti, si deve molto anche all’efficacia dalla prevenzione farmacologica con statine, antiaggreganti e al miglior controllo dell’ipertensione arteriosa”.