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Ultimo aggiornamento ore 22.34 del 16 Dicembre 2018

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Come difendersi dalle fake news?

«Basta pubblicare una cosa non vera su Internet e un secondo si moltiplica ovunque»

Dalla Regione
Come difendersi dalle fake news?
Toscana - "Il Corecom ha fatto molto bene a organizzare questa giornata di riflessione sulle fakes news, che rappresentano forse il lato più problematico dello straordinario diffondersi della rete e delle sue opportunità. Occorre una disciplina più stringente, anche a livello penale, per combatterle, che permetta all'informazione, anche a quella pubblica, di ristabilire un legame con i valori etici". Lo ha sottolineato il presidente del Consiglio regionale della Toscana, Eugenio Giani, nel suo intervento di saluto a "Non è vero, ma ci credo. Istituzioni, media e cittadini nell'era dell'informazione ibrida", nel pomeriggio di oggi all'Auditorium del Centro congressi Le Benedettine all'Università di Pisa.

La riflessione su istituzioni, media e cittadini nell'era della informazione ibrida è stata promossa dal Comitato regionale per le comunicazioni (Corecom) della Toscana nell'ambito di Internet Festival 2018.

"Nella nostra cultura l'uso delle bugie è innato. La storia è fatta di bugie. Si sono combinati grandi disastri, fino alle cose più estreme, attraverso anche le bugie. Le armi di distruzione di massa, utilizzate per motivare l'attacco all'Irak, per esempio, si sono rivelate una bugia, perché nulla del genere è stato ritrovato - ha osservato Enzo Brogi, presidente del Corecom della Toscana -. Oggi Internet e social sono un moltiplicatore incredibile di fakes. Basta pubblicare una cosa non vera su Internet e i social, che in un secondo si moltiplica ovunque, fino a perderne completamente le tracce".

Che cosa si può fare? "Occorre formare le persone ed educarle all'uso dei social - ha affermato Brogi -. Internet è uno strumento fantastico, ma pieno di insidie. Occorre una formazione adeguata. In Toscana stiamo pensando con le scuole di avviare un corso specifico, che si concluda con un patentino finale all'uso della Rete".

Sotto accusa anche il mondo del giornalismo, che non sempre è riuscito a tenere il passo con le nuove tecnologie. Ne hanno discusso Francesco Posteraro, commissario dell'Autorità di garanzia nelle comunicazioni (Agcom); Ivana Nasti, direttore del servizio ispettivo Registro e Corecom di Agcom; Carlo Bartoli, presidente dell'Ordine dei giornalisti della Toscana; Maurizio Boldrini dell'Università di Siena; Roberta Bracciale e Cristopher Cepernich dell'Università di Torino; Carlo Sorrentino dell'Università di Firenze, moderati da Massimo Sandrelli, componente Corecom Toscana.

"Sono aumentati i soggetti che fanno informazione e i soggetti che vi accedono. Prima, "l'ha detto la televisione" ed "era scritto sul giornale" erano una sorta di certificatore di verità. Oggi il concetto di interesse pubblico e quello di condivisione diventano più labili - ha affermato Sorrentino -. Questo non perché il giornalismo sia peggiorato, quanto perché si è indebolito "l'universo dei taciti presupposti" su cui il giornalismo poggiava, cioè una condivisione valoriale e fattuale. Si viveva in mondi più piccoli, più circoscritti; si viaggiava meno; ci si sposava tra vicini e parenti. La modernità, il processo di individualizzazione, hanno prodotto la frantumazione".
Giovedì 11 ottobre 2018 alle 20:32:18
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