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L'economia apuana torna a crescere

Incoraggianti i dati congiunturali della prima parte del 2017

L'ECONOMIA
L´economia apuana torna a crescere
Provincia - I dati congiunturali sulla prima parte del 2017, emersi dal Rapporto economia intermedio dell’ISR, evidenziano come l’anno in corso possa davvero rappresentare il momento in cui realmente le nostre imprese pongono fine al lungo processo di avvitamento, partito con la crisi del 2007.
Primi segnali di risveglio, sommati ad alcuni importanti segnali di consolidamento dei valori dell’anno passato, elevano il 2017 all’anno migliore del “decennio della crisi” anche per la nostra provincia, ricalcando le dinamiche nazionali che danno un Pil in crescita del +1,6%.
Certo, restano ancora delle criticità sul tappeto su alcuni settori chiave, che riguardano in modo particolare le piccole attività, verso cui la cinghia di trasmissione degli impulsi positivi sembra funzionare ancora poco.

Così come resta, in tutta la sua esplosività, l’emergenza lavoro, con tassi di disoccupazione ancora troppo elevati rispetto alla media regionale e nazionale. Sul mercato del lavoro, al momento, non abbiamo indicatori territoriali specifici, ma indicazioni che emergono da indagini ISR presso le imprese evidenziano segnali di miglioramento, dovuti innanzitutto alla ripresa occupazionale del settore industriale (+3%) e del commercio (+1,5%). Inoltre l’indagine Excelsior del Ministero del Lavoro certifica, per il mese di ottobre, la richiesta di oltre 800 assunzioni, 1/3 delle quali con contratto a tempo indeterminato o apprendistato e, sempre per circa 1/3, rivolta a giovani e/o donne, ossia alla parte debole del nostro mercato del lavoro.
Guardando ai settori, il primo dato da mettere in evidenza è quello dell’industria manifatturiera: secondo nostre elaborazioni, il settore dovrebbe chiudere il 2017 con un incremento della produzione vicino al +4%, rafforzando la (lieve) positività del 2016. Se confermata, questa variazione rappresenterebbe la migliore dal 2007 e sarebbe ottenuta, non solo dalle ottime performance delle medio-grandi imprese (produzione +5,4%), ma, novità di quest’anno, anche dalla ripresa delle piccole (produzione +3,4%), mentre le micro soffrirebbero ancora un pochino (produzione -0,5%).
A questi tassi di crescita, l’ISR ha stimato che soltanto nel 2031 il nostro tessuto industriale riuscirà a recuperare i livelli produttivi del 2007, raggiungendo il break even ad inizio 2024 nel caso in cui assumesse gli attuali ritmi di crescita delle medio-grandi industrie.

Un contributo decisivo al raggiungimento di questo +4% di produzione industriale lo si deve certamente alle esportazioni, le quali, secondo i dati Istat sui primi nove mesi dell’anno, hanno registrato un eccellente +18% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, che, a differenza del recente passato, non è attribuibile soltanto alle performance straniere del Nuovo Pignone, bensì all’intero comparto della meccanica (la produzione di questo settore è infatti esplosa del +7%), alla nautica - che ormai da un biennio a questa parte ha ripreso a rendere positivi ai propri andamentali (produzione +1,5%) - e all’estrattivo (produzione +3,5%, export +39%). L’importante comparto della lavorazione lapidea denuncia, invece, una leggera flessione (produzione -0,7%, export -4%), ma non particolarmente preoccupante.

La sfida presente e futura della nostra industria verterà inevitabilmente nel traguardare verso un uso diffuso delle nuove tecnologie 4.0. Da questo punto di vista, la propensione ad investire verso la nuova frontiera tecnologica da parte delle nostre imprese sembra essere migliorata rispetto ad oltre un anno fa: oggi il 42% degli imprenditori ci ha dichiarato di utilizzare almeno una delle tecnologie abilitanti (a fronte del 34% di luglio 2017), ed in generale 1 su 4 è disponibile ad effettuare ulteriori investimenti 4.0 entro il 2019.
Altra nota positiva di questo scorcio di 2017 è il credito: fino a qualche anno fa le nostre imprese subivano una situazione di forte sofferenza nei confronti del sistema bancario, sia in fase di approvvigionamento di denaro, sia per le condizioni economiche abbastanza esose che venivano loro applicate.

I dati della Banca d’Italia dei primi sei mesi dell’anno ci illustrano invece un quadro nettamente migliorato, data una crescita dei prestiti al tessuto economico del +1,3%, seconda solo a Lucca in Toscana ed in controtendenza rispetto alla media regionale (negativa), e dato un tasso di interesse che è sceso significativamente, soprattutto sulle poste autoliquidanti, fissandosi al 3,5% medio, a meno di un punto dalla media toscana, rappresentando il valore più basso dell’ultimo decennio.
E’ bene precisare che questi miglioramenti sono dovuti in modo particolare all’ottima dinamica dei prestiti al settore estrattivo e dei servizi e alle medio-grandi imprese, mentre anche in questo caso le micro-piccole non annotano novità positive.

Sul fronte delle sofferenze bancarie, la situazione non sembra particolarmente compromessa rispetto alla media regionale, anche se, oggettivamente, preoccupa non poco il fatto che 1/3 dei prestiti erogati alle nostre imprese si traduca in non performing loans, ossia in partite in sofferenza, in incaglio, o in esposizioni ristrutturate o scadute. Turba in modo particolare la situazione del settore edile, dove l’insolvenza bancaria appare essere molto elevata.
Su questo tema, riteniamo come Camera di Commercio che vi sia ancora molto da fare, a partire dalla diffusione di una cultura finanziaria degli imprenditori più adeguata alle attuali complessità dei mercati del credito, che consenta una migliore gestione della tesoreria e dei rapporti bancari, traducendosi, da un lato, in un monitoraggio preventivo dei flussi di cassa, onde evitare situazioni emergenziali nella liquidità tali da generare partite di credito deteriorate, e, dall’altro lato, in un rapporto col sistema bancario più sano e trasparente che limiti situazioni di opacità e povertà informativa nella trasmissione di documenti societari, impedendo di fatto alla banca stessa di valutare adeguatamente il rischio aziendale.
Come ente camerale stiamo lavorando da oltre 4 anni su questi temi, discutendone e cercando di portare soluzioni interessanti all’interno del tavolo dell’Osservatorio sul credito, strumento di confronto al quale partecipano le banche del territorio, le associazioni imprenditoriali, le Istituzioni locali e l’Ordine dei commercialisti. Giusto un paio di anni fa abbiamo avviato un progetto sperimentale, realizzato su 4 aziende locali, finalizzato appunto ad un miglioramento dei loro rapporti con le banche di riferimento, che si è appena concluso, producendo risultati significativi in termini di percezione del rischio aziendale da parte del sistema creditizio, con conseguente incremento delle disponibilità di credito e/o miglioramento delle condizioni economiche alle imprese del nostro campione.

Continuando sempre nel solco delle positività dell’anno, ottimi segnali arrivano complessivamente dal turismo, dopo un 2016 molto negativo. La stagione fino ad agosto sembra essere andata molto bene - stando ai dati forniti dal Comune di Massa sulle strutture turistiche provinciali - crescendo in presenze del +8% rispetto ai primi 8 mesi del 2016. Bene il flusso sia degli italiani che degli stranieri, e risposta simile delle attività alberghiere e di quelle complementari. Dobbiamo dire che questo incremento è figlio di una ottima stagione di Massa (presenze +10%), di una buona tenuta di Montignoso (presenze +2%), mentre sia Carrara che la Lunigiana hanno registrato frenate nei pernottamenti (nella città del marmo -10%, nell’entroterra -1,5%).

Le note dolenti continuano invece ad arrivare dal commercio e dall’edilizia, quelli realmente più colpiti, per motivazioni diverse, da questo difficile decennio. Ma, anche in questi due ambiti, si avvertono segnali di risveglio.
Sul commercio, il fatturato complessivo del settore segna addirittura un risultato positivo (+2,5%), dopo molti anni di crisi, che va a rafforzare la ripartenza dell’anno precedente, con riverberi anche sul piano occupazionale (+1,5%). La negatività, se vogliamo, è rappresentata dal fatto che tale valore è circoscrivibile, ancora una volta, soltanto alla GDO (che registra addirittura quasi un +7% di ricavi), mentre le attività di vicinato continuano a soffrire pesantemente (fatturato -5%) ed in modo particolare in Lunigiana.
L’altro miglioramento che avvertiamo sul settore è una maggiore presa di coscienza da parte del piccolo commercio che la sfida competitiva con la grande distribuzione e, più recentemente, con il dirompente e-commerce vada giocata su terreni diversi da quelli tradizionali. In altri termini, si sta comprendendo sempre più da parte degli operatori del settore che l’on line può essere uno strumento complementare all’off line per rafforzare la propria capacità competitiva: ecco che quindi oggi abbiamo un 23% di attività presente sistematicamente sui social network e sul web e un 20% che sta tentando con l’e-commerce, offrendo prodotti nuovi e di nicchia che non vadano in concorrenza con quelli della grande distribuzione o dei grandi marketplacer mondiali della rete.

Per quanto concerne l’edilizia, il settore, pur denunciando anche nel 2017 un andamento complessivamente negativo del fatturato (-0,3%), presenta, tuttavia, elementi di novità, rappresentati innanzitutto dal ritorno al segno più del comparto delle costruzioni (+1,3%), sotto la spinta del 7° ciclo edilizio che ha visto la ripartenza delle opere pubbliche e delle ristrutturazioni di immobili, ed, in secondo luogo, dal consolidamento dei fatturati dell’impiantistica (+2,7%). Sono i piccoli lavori edili, come quelli di intonacatura, posatura infissi e pavimenti, tinteggiatura, etc, che appalesano ancora forte difficoltà a riprendersi (-4%).
Per le imprese di questo settore è sì fondamentale che il Governo confermi le agevolazioni fiscali sulle ristrutturazioni, così come che si consolidi la ripresa del mercato immobiliare e parta finalmente il piano di messa in sicurezza degli immobili. Ma, guardando alle politiche più strettamente locali, ben il 47% delle imprese edili dei 3 Comuni della costa considerano strategica l’adozione definitiva dei regolamenti urbanistici comunali, per ridare fiato al settore.
Riguardo all’agricoltura, che determina circa l’1% del nostro Pil, nel primo semestre del 2017 si è registrata una diminuzione delle imprese e soprattutto non è andata particolarmente bene, dal punto di vista quantitativo, la produzione di vino, date le prolungate giornate di siccità che hanno caratterizzato il periodo primavera-estate. Ciononostante, la filiera agro-alimentare della provincia continua nel suo percorso di internazionalizzazione, sia incrementando le importazioni del +12%, sia soprattutto aumentando di oltre il 50% l’export di nostri prodotti sui mercati mondiali, sebbene in termini di valori le esportazioni rappresentino ancora meno del 10% degli scambi internazionali complessivi del settore.
Per quanto concerne la nostra principale infrastruttura, ossia il porto di Carrara, il traffico di Grendi ha fatto nuovamente decollare le movimentazioni complessive, andando ad incidere su circa il 50% delle stesse. Negli ultimi 10 mesi gli sbarchi e gli imbarchi dello scalo marinello hanno così raggiunto complessivamente 1,8 milioni di tonnellate, aumentando del +8,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con previsione di toccare il traguardo delle 2,2 milioni di tonnellate sull’intera annualità.
Resta infine la parte demografica. Note dolenti dal lato della popolazione, che continua nel suo percorso di riduzione, con 3,7 mila abitanti in meno in tre anni, e di tendenza all’invecchiamento.

Annotazioni positive, invece, dal lato della dinamica delle imprese, con un +0,3% nei primi 6 mesi dell’anno (ma -1,3% di imprese artigiane), che però non riesce a compensare la perdita qualitativa avvenuta negli anni precedenti, nel pieno della crisi.
A proposito di qualità imprenditoriale, si segnala, in conclusione, come anche il nostro territorio abbia avviato un processo di digitalizzazione del proprio tessuto economico, che porta oggi l’economia digitale a contribuire a circa il 2% dell’economia complessiva della provincia, con quasi 400 imprese e 1.200 addetti diretti. La crescita di questa nuova economia, è stata negli ultimi 5 anni, pari al 12%, in termini di imprese, superiore anche alla media toscana (+11%), ma inferiore a quella nazionale (+14%).
Sul digitale e sulla diffusione delle nuove tecnologie 4.0, così come sulla capacità di continuare nel nostro saper fare e di essere più attenti anche agli aspetti della finanza aziendale, il nostro territorio si giocherà parte del proprio futuro prossimo.
Venerdì 22 dicembre 2017 alle 10:28:24
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