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«Oggi licenziano noi, domani toccherà a qualcun altro»

I dipendenti della Vivaldi e Cardino in bilico: «Abusi e ingiustizie allo yard»

«Oggi licenziano noi, domani toccherà a qualcun altro»
Provincia - Sono in bilico gli 11 dipendenti di Vivaldi e Cardino, ditta di pulizie operante allo yard Nuovo Pignone. Dopo la lettera di licenziamento, sono arrivati al termine dei 75 giorni previsti per il ricollocamento. A giorni scadrà anche la proroga. In attesa del tavolo istituzionale in Regione, previsto per giovedì 31 alle 15, Luca Mura, dipendente Vivaldi e Rsu Uilm, ha dato voce alle loro preoccupazioni, lanciando il loro cri-de-coeur in una nota. Di seguito il testo integrale.

«Oggi a noi, e domani?»

Questo purtroppo è lo slogan che da circa tre mesi ci sta accompagnando inspiegabilmente e ingiustamente a terminare di lavorare con un anno di anticipo rispetto alla scadenza del contratto. Contratto col quale la nostra ditta ci garantiva un po’ di tranquillità. Ci siamo resi conto, guardandoci intorno, che ottenere un contratto Job’s Act al giorno d’oggi è un vero privilegio. È un tipo di contratto che non ha nemmeno il senso di esistere; anzi, per alcuni ce l’ha eccome: è uno dei tanti mezzi legali per portare sempre più precarietà e instabilità nel mondo del lavoro. A disposizione di organizzazioni create ad arte per questo.
Nello specifico, il nostro lavoro si svolgeva da più di due anni nello yard di viale Zaccagna ad Avenza, dove almeno 70% degli operai non è nella zona, senza nulla togliere a chi con dignità e rispetto si allontana dalla propria terra in cerca di lavoro. Un cantiere dove manca la mensa, malgrado fosse presente nel progetto di realizzazione del sito. Non c’è nemmeno un posto per ristorarsi, per operai che lavorano dalle 10 alle 12 ore al giorno 7 giorni su 7. Eppure è stato aperto un bar privato: vi lascio immaginare il fatturato.
Un cantiere dove quotidianamente abbiamo assistito a scene di caporalato, dove abbiamo visto operai usati come merce. Operai che, se per disgrazia non sono disponibili a lavorare ai ritmi forsennati previsti dai padroni, vengono congedati. Al termine di contratti di massimo un mese.
Qui non ci si può permettere di denunciare un infortunio per non ledere all’immagine di questi signori, che del resto tengono all’immagine più che agli operai. Non badano nemmeno alla pessima qualità con cui ultimamente vengono effettuate le lavorazioni da parte di personale non qualificato. Dimenticano che il Pignone è stato per molti anni un fiore all’occhiello della metalmeccanica ingegneristica italiana, riconosciuto a livello mondiale. Tutto questo grazie ad operai formati professionalmente sia al suo interno che nel suo indotto.
Noi vogliamo portare tutta quanta la popolazione e ogni categoria di lavoro a conoscenza di queste tristi realtà sempre più radicate nelle nostre zone, già martoriate dalla carenza di lavoro. Una carenza che innesca meccanismi perversi e dannosi per l’economia, che nel loro evolversi non risparmiano nessuna categoria.
Per questo pensiamo davvero che sia giunto il momento di unirsi tutti quanti e protestare contro questo sistema che non ci appartiene. Ogni volta che qualcuno metterà in campo una giusta forma di protesta non dobbiamo più voltare le spalle, ma dargli sostegno, conforto, solidarietà: tre parole che insieme costituiscono il concetto di aiuto. Bisogna aiutarsi a vicenda, perché in una famiglia sana ci si aiuta sempre, e la società ha bisogno di famiglie così.
La nostra è stata una brutta esperienza, ma pur sempre un’esperienza. Oggi è toccata a noi, e domani?”

Luca Mura
Rsu Uilm
Mercoledì 30 maggio 2018 alle 18:45:32
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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