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Ultimo aggiornamento ore 22.36 del 20 Agosto 2018

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L'OSPEDALE | 8ª puntata de "La Bizzarria dei Solchi Sequenziali"

Ecco un nuovo capitolo del romanzo che racconta la fantastica avventura di Cesare Mariocchi

IL LIBRO - VIAGGIO NEL PIANETA DELLE DONNE
L´OSPEDALE | 8ª puntata de `La Bizzarria dei Solchi Sequenziali`
Provincia - Riprendiamo, come ogni domenica, la narrazione del romanzo "La Bizzarria dei Solchi Sequenziali - Viaggio nel pianeta delle donne" di B.G. Stefano, in cui l'Autore racconta con dovizia e puntualità di dettagli, una fantastica avventura accaduta all'amico Cesare Mariocchi. Visiteremo un mondo nuovo e imprevedibile, un mondo in cui gli Esseri Umani adottano un nuovo stile di vita, in cui potremo immaginare di vivere noi stessi ed immedesimarci nella posizione di concittadini in quel contesto sociale così diverso dal nostro attuale. Buona Lettura!
Per chi si fosse perso le puntate precedenti: 1ª PUNTATA, 2ª PUNTATA, 3ª PUNTATA, 4ª PUNTATA, 5ª PUNTATA, 6ª PUNTATA, 7ª PUNTATA


L'OSPEDALE

Pigramente stavo riprendendo conoscenza. La mancanza di coscienza, che come seppi più tardi fu alquanto prolungata, mi aveva provocato un senso di benessere che con difficoltà accettavo di abbandonare.
Poi, incapace di resistere al naturale sviluppo della mia condizione che mi conduceva a riprendere conoscenza, mi convinsi di essere io stesso a deciderlo. Mi trovavo in un letto, all’interno di un contenitore, in una camera immersa nella penombra, che, solo dopo un tempo imprecisato, supposi d’ospedale.
Provavo una piacevole sensazione di calore e pace, ma dovetti impegnarmi in numerosi inutili tentativi prima di essere capace di riaprire gli occhi definitivamente.
Sentivo, nel frattempo, che qualcuno si muoveva presso di me, cercavo di raccogliere le idee nel constatare quanto stava accadendo ed in quale situazione mi trovassi, lentamente riuscii a perfezionare i ricordi, senza in realtà stupirmi del tempo interminabile che stavo impiegando a tornare ad essere normalmente consapevole.
Finalmente in concomitanza con la ripresa della completa sensazione del corpo, i ricordi furono chiari nella mia mente: recuperai la memoria del mio lavoro in Italia, del volo, dell’incidente, del terribile spettacolo di morte, della signora che avevo visto morire, del compagno sopravvissuto con me, degli ultimi istanti allucinanti prima di perdere conoscenza.
Supposi che i soccorsi fossero stati incredibilmente immediati e che forse ero stato salvato in extremis.
Ero sicuramente vivo!
Scoprire che quel tremendo sogno, così realistico nella percezione quanto irreale nei contenuti, fosse finito mi dava una sensazione di euforia.
Avvertii una strana insicurezza dovuta alla constatazione di non essere coperto, comunque non sentivo freddo, il tepore di quel luogo era piacevole, riaprii gli occhi che avevo chiuso di nuovo come per prolungare quel periodo di benessere che stavo vivendo.
La mattina ero così felice di essere partito per la vacanza. Avevo intrapreso il viaggio sicuro che quella stessa notte avrei dormito tra le braccia della mia ragazza. E invece ero lì, chissà dove, chissà per quanto tempo!
Sopra di me un cofano trasparente chiudeva quella specie di culla nella quale mi trovavo, sulla cui parete destra interna alcuni visori digitali indicavano sigle e numeri. Un pulsante con l’indicazione in inglese di chiamata mi spinse a premerlo subito.
Per farlo provai una certa difficoltà. Muovere il braccio non era così semplice, ma dopo un considerevole sforzo fisico e di concentrazione ci riuscii.
Immediatamente mi apparve, dal coperchio trasparente, il busto di una giovane donna dall’aspetto orientale, mi guardò, mi sorrise, mosse il braccio destro e subito il coperchio di plexiglas si aprì lateralmente con manovra pneumatica.
Cominciavo a stupirmi, la mia inaspettata integrità fisica, l’ambiente che fin dalle prime immagini mi appariva fin troppo perfetto …. Dove mi trovavo esattamente?

Intanto la ragazza mi apostrofò con un linguaggio incomprensibile, che però, dopo una breve pausa, trasformò subito in inglese augurandomi:
“Buon giorno”.
Ricambiai il saluto con un leggero cenno del capo e accennando un sorriso che non le sfuggì e la convinse a pormi altre domande, mi chiese in inglese come mi sentivo, solo dopo però aver osservato tutti gli schermi digitali sulla mia destra.
La sua voce era tranquilla e dolce, un sussurro, non potei fare a meno di notarlo come prima cosa.
Stava procedendo a spostare alcuni sensori che ancora avevo sul corpo in prossimità degli organi interni vitali.
Dopo qualche inutile tentativo di dare risposta:
“Ab .. bas ….. tan .. za be ….. ne, cr .. e ….. do”, risposi balbettando, avvertivo una grande difficoltà a parlare, come se avessi perso l’uso della parola.
La mia risposta strascicata non la stupì per niente; ancora prima che le rispondessi aveva già messo mano al sistema di verticalizzazione del contenitore nel quale mi trovavo. Ebbi la sensazione che la domanda fosse di cortesia, che sapesse meglio di me come stavo.
“Da circa una settimana stai provando a risvegliarti, grugniti e movimenti ne hai fatti a josa, hai pronunciato perfino qualche parola incomprensibile, forse in italiano”, mi informò “è stato faticoso ma infine ce l’hai fatta, sono felice per te!”.
“Una settimana?” pensai. Mi pareva che solo un minuto prima fossi ancora rannicchiato nel rifugio di fortuna, volevo fare domande ma non riuscivo ad esprimermi.
Notai di avere sul braccio segni di fori di aghi da fleboclisi.
Realizzai all’improvviso di essere completamente nudo. Guardandomi notai, non solo la mia nudità, ma anche la magrezza del mio corpo. Ne provai una strana sorta di dispiacere inusitato, quasi che si trattasse del corpo di un proprio caro.
Istintivamente tentai di coprirmi l’inguine con le mani, guardandola. Lei non diede alcuna importanza alla mia azione, anzi son sicuro che avvertii sul suo volto un impercettibile movimento delle sopracciglia come se non capisse la mia mossa, ma che non le importasse neppure che l’avessi fatta.
Domenica 12 agosto 2018 alle 13:07:09
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