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Incidenti in cava, Uil: "servono controlli e risposte"

L'intervento di Franco Borghini

Incidenti in cava, Uil: `servono controlli e risposte`
Provincia - "Tredici giorni e due incidenti in cava riportano purtroppo agli onori della cronaca il mondo del lapideo con tutti i suoi problemi". E' un'analisi serrata quella del segretario della Uil Area Nord Toscana, Franco Borghini, a poche ore dall'episodio che mercoledì ha visto coinvolto un operaio nella cava di marmo del gruppo Furrer, dell'imprenditore Gino Mazzi, nella zona di Calocara all'interno del bacino di Miseglia.

"Un lavoratore di 65 anni, prossimo alla pensione, è rimasto ferito quando la piccola ruspa, un bobcat, che stava guidando per pulire il piazzale della cava si è ribaltata, trascinandolo con sé. Per fortuna in questa occasione le conseguenze per il cavatore non sono state gravi e se l'è cavata, a quanto pare, con un trauma toracico e delle escoriazioni alla testa. Sulle cause dell'incidente speriamo che sia fatta tutta la chiarezza del caso. Ma non dobbiamo dimenticare che stiamo anche parlando di un uomo di 65 anni che andrà in pensione fra pochi mesi ma che avrebbe già dovuto esserci in un settore così pericoloso e in un mestiere così usurante come è quello del cavatore. Questo per noi è un punto chiave: a 65 anni doveva essere già in pensione da almeno 4 o 5 anni e come sindacato insistiamo da anni su una riforma di questo settore. I cavatori, come per gli altri lavori usuranti, devono poter andare in pensione prima ed è su questo punto che non si può più transigere".

Il segretario della Uil torna anche sull'altro episodio che si è verificato poco meno di due settimane fa sul versante massese, nella cava di Filone Fondone nel bacino di Forno. "Una vicenda rispetto alla quale ci sono ancora tanti dubbi da chiarire e, dopo due settimane, stiamo ancora aspettando che qualcuno ci dica come è avvenuto l'incidente e se quel cavatore fosse in regola oppure no. Quanto ancora dobbiamo attendere per avere delle risposte?".

Insomma, il quadro del lavoro in cava sembra ben lontano dal migliorare. C'è sicuramente bisogno di maggiori controlli per i quali servono più risorse umane ed economiche e, in tal senso, il protocollo siglato dalla Regione con Arpat e Procura può essere un importante passo in avanti a cui bisogna dare le gambe.

"L'estrazione del lapideo e le criticità ambientali che si creano sulle Alpi Apuane – conclude Borghini – sono stati inseriti dal Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali nell'Atlante italiano dei conflitti ambientali, uno degli 8 casi in Toscana. Nell'atlante, fra gli impatti dell'attività sono inseriti quelli sulla salute e il dato balza subito agli occhi: 'Al netto, negli ultimi dieci anni nelle cave di Carrara ci sono stati 11 morti, 1.258 gli infortuni dal 2005 ad oggi. Considerato che le giornate lavorative sono circa 250 l'anno, il conto è di un infortunio ogni due giorni'. Come sindacato non possiamo chiedere ancora risposte alle istituzioni, chiare e precise, e più controlli affinché i cavatori non continuino a rischiare la vita ogni giorno per il marmo".
Venerdì 29 settembre 2017 alle 15:39:41
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