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Ultimo aggiornamento ore 18.31 del 16 Agosto 2018

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Chiusa simbolicamente la discarica, il Comitato: «Presidio "volante"»

Cava Fornace, interviene anche Rifondazione: «Serve visione diversa del problema rifiuti, guardando verso modelli alternativi»

Chiusa simbolicamente la discarica, il Comitato: «Presidio `volante`»
Montignoso - «Il Comitato vuole fare un'analisi dei risultati ottenuti dopo oltre venti giorni effettivi di presidio permanente, presidio che dopo aver chiuso ieri simbolicamente la discarica da oggi diventa "volante", pronto a portare la battaglia per la chiusura nelle fiere e nei mercati, tra la gente e la cultura di questa estate versiliese». Si apre così la nota del Comitato anti-discarica di Cava Fornace a Montignoso.

«La mobilitazione e il fiato sul collo alla politica hanno dato i loro frutti – scrivono dal Comitato – il Comune di Forte dei Marmi pochi giorni fa ha approvato un’ulteriore delibera di Consiglio Comunale che chiede alla Regione di sospendere le attività della discarica. Il 31 luglio a Montignoso è stata approvata all’unanimità una seconda mozione che chiede alla Regione la chiusura in sicurezza di questa discarica, il blocco dei conferimenti in attesa di una seria VIA ex post e maggiori controlli sulle matrici di acqua, aria e terra, un risultato storico visto che è su questo Comune che insiste la maggior parte della discarica. Il presidente di Programma Ambiente Apuane deve rendersi conto che ormai contro questa discarica, che un'inchiesta pubblica ha stabilito da anni essere realizzata in un luogo non idoneo, non vi sono solo dei cittadini riuniti in comitato, bensì 4 comuni (Pietrasanta, Forte dei Marmi Montignoso e Seravezza) e l'intero Consiglio Regionale che ha deliberato di nuovo in modo unanime ulteriori misure di controllo e di avvio dei procedimenti di chiusura nei confronti di questa attività insalubre di prima categoria. Per l’ennesima volta sulle solite note della trasparenza e regolarità sbandierata dalla PAA, cogliamo occasione, di invitarli a supportare le nostre richieste alla Regione, chiedete di avviare iter per la VIA EX POST integrale sull’impianto, se tutto è regolare nessuno deve aver paura di questo procedimento di verifica ambientale, Giusto? Infine vogliamo rispondere di nuovo a Confartigianato e Confindustria, dato che ci risulta esistenza di un tavolo congiunto tra Programma Ambiente, Regione Toscana e enti, professionisti e associazioni tra cui Confartigianato e Confindustria finalizzato alla rimozione dell’amianto nei comprensori di Prato, Pistoia e Firenze e relativo smaltimento in discarica, vi chiediamo dove stanno gli interessi? Avete reali preoccupazioni per il comprensorio Apuo-Versiliese? Oppure è la solita politica miope del profitto, quella che ha portato al polo chimico Massese e all’inceneritore di Pietrasanta. La regione deve iniziare il percorso per i centri pilota di inertizzazione dell’amianto e magari nel frattempo creare mini-discariche mono-codice dove stoccare l’amianto in attesa di essere trattato, Cava Fornace non è un sito idoneo e non è sicuro e l’amianto è pure in deroga, e ciò che viene conferito lì, difficilmente sarà riutilizzabile per la conversione in un prossimo futuro. La battaglia comunque continua fino a che la discarica non sarà chiusa in modo definitivo ed avviato un percorso di controllo e bonifica del sito, la comunità Apuo-Versiliese ha ben dimostrato la sua contrarietà alla discarica a protezione della sua vocazione turistico-ambientale, delle proprie acque e della salute».

E sulla questione interviene anche la segreteria di Massa-Carrara di Rifondazione Comunista: «La vicenda di Cava Fornace non può più essere messa nell'agenda politica del futuro ma merita oggi una presa di posizione precisa. Da oramai troppi anni si è cercato di trovare scorciatoie rispetto ad un modello di gestione del rifiuto, quello speciale soprattutto, che ha mostrato tutti i suoi limiti e non ha mai ricevuto la giusta attenzione rispetto alle nuove tecnologie che avrebbero permesso soluzioni diverse. Ci sembra opportuno prendere le distanze dalle operazioni che sono state fatte in questi anni e che hanno messo la parte economica, utile per la società, al primo posto rispetto agli interessi comuni e alla prevenzione in merito a salute e ambiente: l'inseguimento delle autorizzazioni di nuovi codici sta in questa cornice. Già la scelta del sito ha mostrato da subito notevoli contraddizioni rispetto alla sua costituzione geologica e rispetto alle emergenze ambientali, tipo la zona protetta del Lago di Porta o i pozzi di approvvigionamento idrico di Gaia. La storia dei luoghi ci dice quindi che non è più possibile scendere a compromessi poiché le tensioni ambientali non trovano più un riscontro e una contropartita nella esclusiva necessità della discarica come modello di smaltimento dei rifiuti, non è più accettabile. Riteniamo come Partito della Rifondazione Comunista si debba intraprendere un percorso netto rispetto alla discarica che porti al suo superamento e impegni tutti, da istituzioni ad operatori economici, a guardare verso modelli alternativi alle discariche che dovranno rimanere l'ultima istanza: la tecnologia moderna può aiutare in questo, da subito, senza l'attesa di tempi non meglio definiti. Per questo siamo perplessi dalle dichiarazioni di Confartigianato in merito allo smaltimento dell'amianto e non vogliamo pensare si cerchino di tutelare interessi particolari.
Una visione diversa del problema rifiuti, guardando verso modelli alternativi che già esistono e meritano implementazioni sono anche elemento di maggiore partecipazione e sicuramente più compatibilità ambientale. La marmettola che non ha più la resa di un tempo può e deve entrare in un ciclo virtuoso per essere tiutilizzarla nei processi produttivi, imponendo a tutti lo smaltimento corretto sia a monte che al piano; l'amianto può essere inertizzato e riutilizzato abbattendo completamente il rischio tumori. Non si tratta pertanto di spostare in problema da un'altra parte, nella logica deleteria del Not in my back yard, ma di mettere in pratica azioni legate a visioni diverse del mondo, più sostenibili e più partecipate. Questa deve essere la molla che deve portare per cava Fornace, ma anche per altre realtà in Toscana, a cambiare approccio, a portare da subito ad una sospensione dei conferimenti e ad uno studio veloce e definitivo che porti alla sua chiusura, altrimenti si rischia di rimanere vincolati a modelli distruttivi, inefficienti e in quanto tali appetibili per i facili profitti e per le mafie. Auspichiamo che quanto accaduto nel Consiglio Comunale di Montignoso e in Consiglio Regionale possa avere un seguito pratico trovando condivisione anche nei comuni limitrofi interessati dal problema».
Lunedì 6 agosto 2018 alle 17:43:57
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