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Ultimo aggiornamento ore 09.44 del 17 Luglio 2018

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Discarica Cava Fornace, il comitato: l'unica strada è la chiusura

Alla Regione: «Se l’assessora Fratoni vuole rispettare la legalità, deve rispettare in primis il volere dei cittadini»

Discarica Cava Fornace, il comitato: l´unica strada è la chiusura
Montignoso - Il comitato contro la discarica di “ex cava Viti” si definisce «profondamente offeso dalle parole di Enrico Giardi, presidente della società di gestione della discarica di Montignoso/Pietrasanta, così come ogni cittadino che segue ed ha a cuore questo grande problema ambientale. La trasparenza in una discarica e l’invito a visitarla non risolvono i problemi, il sito non è idoneo, non lo era dieci anni fa, non lo è oggi e non lo sarà in futuro» sottolineano dal comitato.

«Esistono pareri tecnici e scientifici – proseguono – che si sono espressi a sostegno della non idoneità del sito, un sito carsico e sismico rimane tale nel tempo, le violazioni Aia, le inottemperanze, le segnalazioni di Arpat sono scritte “Nero su Bianco” e sono tante e di varia natura sia amministrativa che giuridica. Se il presidente Giardi vuole un percorso che garantisca sicurezza e trasparenza deve essere quello della chiusura dell’impianto a quota 43 alla fine della fase 1, unica autorizzata, messa in sicurezza e bonifica, non deve chiedere un’ulteriore autorizzazione tramite “nulla osta” per avviare la fase 2 fino a quota 100 metri, ma deve rispettare il volere del Consiglio Regionale Toscano».

«Vorremmo inoltre ricordare al presidente di Programma Ambiente Apuane che il vostro impianto o discarica è obsoleto ed inutile visto che la Comunità Europea ne ha già decretato la fine entro il 2028, sostituendo l’interramento dell’amianto e cito risoluzione parlamentare “considerando che il conferimento di amianto in discarica non sembrerebbe il sistema più sicuro per eliminare definitivamente il rilascio di fibre di amianto nell’ambiente in particolare nell’aria e nelle acque di falda e che pertanto risulterebbe di gran lunga preferibile optare per impianti di inertizzazione dell’amianto” con impianti che convertono amianto in pietra inerte. Pratica già da tempo attivata in vari centri pilota di questo tipo sia in paesi europei che extraeuropei. Ma noi del Comitato siamo propositivi: dato che siete sempre pronti e disponibili e volete dimostrare di agire in trasparenza, richiedete immediatamente alla Regione Toscana l’avvio della procedura Via ex post come da regolamento, l’apertura di un tavolo tecnico e l’emissione del parere igienico sanitario dei sindaci di Montignoso e Pietrasanta, con uno studio di incidenza della mortalità, prima dell’inizio di una qualsiasi fase 2 della discarica visto che a vostro dire la coltivazione fase 1 non è ancora conclusa, quindi parrebbe ci sia tutto il tempo necessario».

«D'altronde, come più volte segnalato da Arpat, le vecchie autorizzazioni provinciali sono lacunose e confusionarie, e ci sembra doveroso da qui a quando la Regione Toscana chiuderà l’impianto nel rispetto della votazione del Consiglio regionale, perché è questo che i cittadini si aspettiamo dalla Regione, che voi possiate lavorare in maniera più chiara, trasparente e soprattutto sicura per il nostro territorio e i cittadini. Siamo anche certi che riterrete tutte queste cose non necessarie e superflue cosi da dimostrare ancora una volta a chi ci segue che le vostre sono solo parole di circostanza e fumo negli occhi».

«In ultimo – concludono – se l’assessora Fratoni vuole rispettare la legalità, deve rispettare in primis il volere dei cittadini espressosi con le votazioni di chiusura di 4 comuni e del Consiglio regionale Toscano, deve rispettare la legalità e il diritto adeguando Aia e Via sotto le normative Regionali ed europee e integrando il tutto prima di una fase 2, rispettando il principio di precauzione su cui si è già espresso Cassazione, Tar e Consiglio di Stato, che forse sanno molto più di lei, di diritto».
Mercoledì 27 giugno 2018 alle 19:53:14
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