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Ultimo aggiornamento ore 22.41 del 10 Dicembre 2018

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Contro la discarica: da oggi presidio permanente a Cava Fornace | Foto | Video

Il comitato di cittadini torna a opporsi al conferimento di materiali inerti e speciali nel sito

ALTA TENSIONE A MONTIGNOSO
Contro la discarica: da oggi presidio permanente a Cava Fornace<span class=´linkFotoA1Articolo´> | <a href=´/fotogallery/manifestazione-contro-la-discarica-di-cava-fornace-04-07-2018-288_1.aspx´ class=´FotoVideoA1´>Foto</a></span><span class=´linkFotoA1Articolo´> | <a href=´/videogallery/manifestazione-per-la-chiusura-della-discarica-di-cava-fornace-168.aspx´ class=´FotoVideoA1´>Video</a></span>
Montignoso - «Ci sentiamo presi in giro. Per questo resteremo qua fino a quando la discarica non chiuderà». Animi tesi intorno alla discussa discarica Cava Fornace (anche chiamata ex Cava Viti). Intorno alle 10, questa mattina, il Comitato cittadino antidiscarica ha dato vita ad un presidio permanente all'ingresso dell'area per chiedere il blocco dei conferimenti fino a quando non verranno realizzate ulteriori analisi del suolo e aver testato l'efficacia delle geomembrane utilizzate per stoccare i rifiuti, necessarie al gestore del sito per passare dalla fase 1 del riempimento della discarica alla fase 2. Fase due scongiurata dal Comitato, attivo da quasi un decennio nel contrasto all'estensione dei codici di conferimento che da discarica per rifiuti inerti hanno trasformato il sito in idoneo anche per rifiuti speciali.

Con un comunicato il Comitato, da oggi presente davanti ai cancelli della discarica, ripercorre i passaggi che hanno caratterizzato la storia del sito dalla sua nascita. E chiede nuovamente, oltre alla chiusura, l'inserimento dell'area in un piano di bonifica.

«La discarica Ex Cava Viti – scrivono nella nota - sorge su un sito dichiarato già nel 2007 non idoneo all'attività di stoccaggio per le sue caratteristiche morfologiche e ambientali. Grazie alla decennale attività di monitoraggio da parte del comitato cittadino sono inoltre emersi numerosi illeciti ed infrazioni segnalati da Arpat da parte dell’ente gestore (che ora fa capo ad ALIA spa) tanto da riuscire ad avviare un procedimento giudiziario alla procura di Massa Carrara e Lucca. Questi sono i fatti dai quali partire. Nel corso dell'ultimo anno abbiamo assistito alla messa in scena di una tragicomica rappresentazione dell'effettivo allontanamento del potere decisionale dagli abitanti del territorio coinvolto. Mozioni di chiusura dei consigli comunali (Montignoso, Seravezza, Forte dei Marmi, Pietrasanta), mozione di chiusura del consiglio Regionale toscano, richieste dirette di analisi, valutazioni di impatto, risorse economiche di garanzia da parte del comitato, manifestazioni, niente di tutto ciò interferisce con i piani di una azienda con un fatturato di 225 milioni di euro all'anno che gestisce rifiuti in 59 comuni. In queste settimane ci troviamo in una delicata ed importante fase della situazione: il conferimento dei materiali ha quasi raggiunto la quota 43 metri sopra il livello del mare, alla quale scadono le autorizzazioni rilasciate al gestore. Nonostante le mozioni di chiusura, l'azienda, in data 4 giugno, ha recapitato tramite il suo rappresentante Massimiliano Arrigoni la comunicazione dell'avviamento dei lavori per il posizionamento di una geomembrana (uno strato di isolamento) sulla quota 43 e le pareti perimetrali, per avviare successivamente una “seconda fase” di stoccaggio fino a quota 98 m. Nella lettera recapitata al comune di Montignoso l'azienda comunica la già effettuata realizzazione delle opere a contorno per proseguire l’attività di conferimento (strada per i camion dall’alto, impianto elettrico e idraulico, dispositivi di pesa..), una serie di opere in evidente contrasto con l'impegno della Regione Toscana e dei comuni interessati, verso una celere chiusura, messa in sicurezza e realizzazione di un piano di bonifica. Allo stesso tempo, la realizzazione della geomembrana potrebbe impedire un'analisi dei materiali stoccati in precedenza, attraverso i carotaggi o analisi specifiche ambientali facendo riferimento al procedimento giudiziario annunciato dalla procura e reso pubblico attraverso i giornali per voce del procuratore Giubilaro. Questi gli obbiettivi che ci proponiamo di raggiungere attraverso un presidio permanente di fronte alla discarica: dimostrare la consapevolezza e determinazione di una opposizione dal basso, bloccare i lavori che si stanno svolgendo all'interno del sito fino a quando non venga avviato il procedimento di analisi attraverso i carotaggi, puntare i riflettori sulla questione per condividere una informazione oggettiva con le comunità locali, mettere in sicurezza il sito e bonificare l’intera area. Il presidio nasce come luogo fisico di coordinamento delle attività di informazione e dibattito, punto di riferimento per tutti gli abitanti che vogliono contribuire alla costruzione di un percorso verso la chiusura della discarica ed alla messa a punto di un piano di bonifica condiviso».
Mercoledì 4 luglio 2018 alle 19:43:31
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04/07/2018 - Manifestazione per la chiusura della discarica di Cava Fornace



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