L'intervista
«Un osservatorio per monitorare la mafia a Massa-Carrara»

«Un osservatorio per monitorare la mafia a Massa-Carrara»

Le parole scomode di Francesco Sinatti e Pierpaolo Santi al vertice antimafia a Bagno a Ripoli

Massa-Carrara - Oggi a Bagno a Ripoli (Firenze), alle 17, si terrà il venticinquesimo vertice antimafia organizzato dalla Fondazione Antonino Caponetto in collaborazione con Osservazione Mediterraneo sulla criminalità organizzata e la mafia, Ordine dei giornalisti della Toscana e Fal Italia euromedia. L’appuntamento con la lotta alla mafia e alla criminalità sarà momento per approfondire episodi saliti alla ribalta della cronaca locale e nazionale, fotografare il quadro della situazione e analizzare ciò che potrebbe non limitarsi a rappresentare un avvenimento sporadico, ma parte di un sistema radicato.

Un incontro, insomma, per rendere più chiaro ciò che troppo spesso è decisamente opaco. Più opaco, comunque, delle parole di Inchiostro Scomodo, testata giornalistica registrata fino a qualche tempo fa e oggi ridimensionata in un blog, che tratta di mafia, camorra, ndrangheta, terrorismo e criminalità organizzata in tutte le sue forme. A portare avanti il blog sono Pierpaolo Santi e Francesco Sinatti, il primo esperto in infiltrazioni mafiose, corruzione e cronaca nera è autore de “La Provincia del silenzio”, “Trame di potere” e “Il Nido degli Scorpioni”, il secondo è un analista politico esperto in materia finanziaria che ha scritto diversi articoli riguardo scandali e anomalie che si sono verificate nell'attività amministrativa degli ultimi anni nella provincia di Massa-Carrara.

I due oggi riceveranno un riconoscimento dalla Fondazione dedicata al magistrato Antonino Caponetto e assumeranno formalmente il ruolo di Osservatorio di Costa del gruppo Oncom. La Voce Apuana ha colto l’occasione per porgere qualche domanda a Francesco Sinatti.

Partiamo dal vostro blog, cos'è Inchiostro Scomodo?
«È l’unica testata giornalistica che ha fatto un lavoro di indagine e di analisi sul radicamento della criminalità organizzata nelle province toscane di costa».

Quali sono i soggetti che contribuiscono a questo radicamento?
«Basta entrare nel sistema economico e i soggetti coinvolti prima vengono minacciati, poi espropriati, con la richiesta del pizzo e il ricatto. È un passaggio rilevante come nel caso dell'operazione Drago, terminale sinergico fra ndrangheta camorra. Questa indagine rivela qualcosa che noi di Inchiostro Scomodo avevamo ipotizzato: non c’è solo la mafia, c’è il radicamento».

Come siete arrivati a formulare questa ipotesi?
«Abbiamo risalito la filiera. I soldi tracciano un percorso che evidenzia una realtà che è al di fuori dello stigma. Ci sono personaggi insospettabili con attività conclamante, poi ovviamente c’è anche la mela marcia, più di una mela marcia, una serie di mele marce. Apparentemente quella che è una circostanza in un'osservazione più attenta diventa un reticolo che ti circonda, sia dal punto di vista sociale che dal punto di vista economico, strozzando e facendo passare il territorio interessato da un’economia al bianco ad una al nero. Così si distrugge il tessuto economico sano».

Il tuo non mi sembra sia un lavoro facile...
«Qualcuno lo deve fare. Il giornalismo di cronaca è molto sciatto, non ha attenzione per i fenomeni criminali ad un livello che non sia superficiale. Non rende giustizia ad una visione più attenta e a ciò che accade intorno. Quando ho incontrato Pierpaolo ho scoperto che faceva le stesse cose di cui mi occupavo io, ma su un altro versante. Così abbiamo iniziato a fare un affresco delle cinquantamila sfumature di grigio che si incontrano quando si entra a conoscenza del mondo del potere».

Un mondo del potere che ruota attorno alla città di Massa?
«Qua ci sono la bellezza e la bruttezza che si violentano. La bellezza di Massa scompare se tu passando da San Carlo scendi in città. Da lì, in centro, non la riesci più a vedere perché per avere un’idea più chiara del mondo che ci circonda bisogna stare abbastanza distanti dal quadro, altrimenti si vede solo un particolare da vicino».

L’Osservatorio di Costa da che punto monitorerà questo quadro?
«Analizzeremo informazioni sensibili e investigheremo. Siamo stati buttati fuori dall'Ordine dei giornalisti e ci siamo rassegnati a diventare qualcosa di diverso. Il punto è che nessuno ci vuole vedere, soprattutto sul piano istituzionale. Tutti sono contro la mafia a parole, ma nessuno ci sponsorizza».


01/12/2018 15:05:54


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