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Ultimo aggiornamento ore 22.01 del 25 Maggio 2020

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Massese, Podestà: "A Massa vincevano in pochi, non avevamo paura di nessuno"

È Gigi Podesta il numero 3 scelto dai tifosi bianconeri per la Top11 di tutti i tempi: "Quando ho letto la notizia mi sono quasi commosso"

Massese, Podestà: `A Massa vincevano in pochi, non avevamo paura di nessuno`
Massa - Continua il sondaggio di Io Tifo Massese e Calcio Massa Carrara per decidere la Top11 di tutti i tempi dell'U.S. Massese 1919. Dopo aver assegnato la maglia numero 1 e la maglia numero 2 rispettivamente a Giorgio Rocca e Roberto Mussi, i tifosi bianconeri del web hanno deciso anche chi sarà a vestire la numero 3: Luigi Podestà.

Ancora un prodotto del vivaio bianconero dal sangue massese. Ancora, come per Rocca e Mussi, una vita con la maglia della Massese cucita addosso dalle giovanili alla prima squadra. Oltre 150 presenze divise tra Serie C, Intterregionale e Serie C2. Protagonista in alcune delle formazioni più forti della storia del calcio apuano e un insolito numero 10 sulle spalle mentre negli anni '70 giocava come uno dei primi terzini "fluidificanti".

Nel leggere la notizia mi sono quasi commosso. - commenta Podestà ai nostri microfoni - Dopo quasi 50 anni, rimanere nella testa e nel cuore della gente mi fa essere orgoglioso. Orgoglioso della maglia che ho indossato per tanti anni, quella con cui sono cresciuto da bambino. Non me l’aspettavo, anche se per i festeggiamenti del centenario i tifosi mi avevano fatto festa grande. Sono orgoglioso.”.

L'esordio per lui è arrivato nel '71, la stagione dopo la Serie B, ad appena 19 anni e da quel momento nessuno è più riuscito a togliergli il posto. I tifosi se lo ricordano bene su quella fascia sinistra, c'è chi addirittura si ricorda a memoria la formazione che nel '74-'75 chiuse al quarto posto il girone B di Serie C, che a detta proprio di Podestà è una delle più forti della storia: "Quella squadra con Ceccotti, Vitali, Pardini, Bongiorni, Cerilli e mister Corsi è tra le più forti. Eravamo alla pari di tante grandi squadre. A Massa in quegli anni tutti hanno lasciato le penne. Il "Degli Oliveti" pieno faceva impressione e noi non avevamo paura di nessuno, eravamo consapevoli della nostra forza.".

Facile immaginare la forza di quella squadra fatta da grandi nomi quali Cerilli, che a fine stagione venne ceduto all'Inter, o Vitali. Ma per Podestà ci sono anche altri motivi: "La forza di quella squadra era la numerosa presenza di massesi in rosa. Considerando Vitali come massese di adozione, eravamo in 6. Lasciavamo tutto quello che avevamo in campo, la sentivamo di più. Avevamo degli stimoli in più da massesi. E poi la qualità della rosa era alta. A Pardini ho sempre detto che secondo me era il centrocampista più forte che avessi mai visto. Un acume tattico fuori dal comune. Grazie a lui mi sentivo più sicuro nello scendere in fase offensiva. Del resto Corsi fu un innovatore da quel punto di vista. Il nostro modo di giocare con Cerilli ad attirare fuori il centrale avversario è molto simile a quello che oggi chiamano falso nueve. E Bongiorni, poi, li metteva tutti a sedere. Lui prima delle partite sapeva se quel giorno avremmo battuto o no un calcio di rigore, dipendeva dal difensore che affrontava. Soffriva un po' le trasferte, ma in casa era un fenomeno.".

Sono tanti gli aneddoti da raccontare per chi, come lui, quella maglia l'ha indossata per anni e anni. Aneddoti di un calcio diverso, più caldo e più sentimentale, seguito anche in quelle categorie da migliaia e migliaia di tifosi, a volte anche troppo agitati. Come a Olbia nel '74. "Era tutto diverso. - dice Podestà - A seconda di dove andavi in trasferta c'era da aver paura. Per quello molti soffrivano il giocare lontano da casa. Quell'anno a Olbia a fine partita ci fu una mezza invasione di campo. Noi fummo costretti a scappare dentro un furgoncino dei Carabinieri e a proteggere i vetri con le valigie di cartone di una volta. L'arbitro prese un cazzotto e finì per terra. In alcuni campi il pubblico era a un passo, io mi divertivo nel dirgli "Entrate che almeno vinciamo 2-0", ma non era come adesso.".

Campi caldi, come quello di San Benedetto dove Podestà, dopo essere passato da Reggio Emilia, ha giocato la Serie B. "A San Benedetto avevamo un allenatore che aveva paura di viaggiare in aereo. Le trasferte, in Serie B, erano proibitive e noi dovevamo farcele tutte in pulman. Era difficile, a volte si partiva il giovedi e si tornava il lunedi. Decisi di andare via a fine stagione anche per delle situazioni che non mi piacevano all'interno dello spogliatoio. Andai a Modena, poi a Lucca.".

Ma dopo 6 anni lontano dalla sua amata Massese, per Podestà arriva la chiamata di Domenico Bertoneri. E sotto la guida dello storico presidente e di un altro grande del calcio italiano come Lido Vieri, per Gigi arriva un'altra soddisfazione: la promozione in C2 e il ritorno dei bianconeri tra i protagonisti. Quelli sono anni magici per i tifosi che ancora oggi sembrano avere un particolare legame con quella squadra fatta da stelle sì, ma anche da tanti ragazzi venuti sù dal vivaio e del posto, proprio come negli anni '70. "Qualcuno faceva il furbetto, in C2, ma Bertoneri voleva vincere a tutti i costi tutte le partite. Voleva che in trasferta si giocasse con 3 punte, ma all'epoca era impensabile. Così parlai con mister Balleri, si era creato un bel rapporto tra di noi. Dovevamo salvarci e io gli diedi un consiglio: "Domani fai giocare tutti i massesi e non si perde". Lui mi diede retta e ci salvammo.".

Il presidente Bertoneri rimane tutt'oggi uno dei più amati presidenti della storia, nonostante i rimpianti per quello che sarebbe potuto essere, ma non è stato. Un personaggio eclettico, particolare, capace di andare a bussare alla porta dei propri giocatori alle 3 di notte, in ritiro, per andare a bere qualcosa al bar dell'hotel, o capace di portare a Massa dei veri e propri campioni. Nessuno può scordarsi di Chiarugi, Speggiorin, Zecchini. E neanche di mister Lido Vieri. "Chiarugi lo chiamavo Bindon 2, perchè era come Bongiorni, era un tipo da partite in casa. Ma che professionalità! Mister Lido Vieri era di una bontà immensa. Ci siamo tutti innamorati di lui. Il gruppo era affiatato, eravamo tutti amici sempre a scherzare. Nonostante io fossi uno dei più esperti mi è sempre piaciuto stare con i giovani. All'epoca stava venendo fuori gente come Mussi. Una volta, ricordo, tirammo un gavettone a mister Vieri, ma non disse nulla e stette allo scherzo. Era un anno bellissimo, non c'era stress. Eravamo consapevoli di essere nettamente più forti. Avevamo fior fior di professionisti in rosa. Ci rimanemmo male quando Vieri andò via.".


Professionisti, come Vitali. Storica bandiera e capitano della Massese, venuto a mancare 19 anni fà, che Podestà vuole ricordare così: "Vitali era un direttore d'orchestra là dietro. Era un vero gentleman. Una persona gentile, unica.".

L'entusiasmo di "Gigi" e il suo amore per la maglia della Massese restano vivi ancora oggi mentre racconta del suo passato. E proprio quell'amore e quell'entusiasmo hanno portato i tifosi a scegliere lui come miglior numero 3 della storia bianconera. Anche se a volte sulle spalle aveva il 10.

NICOLA BONGIORNI

Venerdì 22 maggio 2020 alle 09:15:00
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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