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Massese, Bertoneri: "Il bianconero della mia città è sempre stato speciale"

L'intervista al numero 10 scelto dai tifosi per la Top11 dei bianconeri. Dalla delusione del Torino allo spareggio di Montevarchi

Top11 Bianconera
Massese, Bertoneri: `Il bianconero della mia città è sempre stato speciale`
Massa - Dopo il grande successo del sondaggio lanciato da Calcio Massa Carrara in collaborazione con Io Tifo Massese, i tifosi bianconeri hanno potuto decretare tramite social quella che per loro è la migliore formazione di tutti i tempi dell’U.S. Massese 1919.

Undici nomi di rilievo scelti dagli esperti supporters, caratterizzati dalla forte presenza di massesi puro sangue. Ben 5, che salgono a 7 se prendiamo le bandiere Zana e Vitali come cittadini d’adozione considerando la loro scelta di rimanere in città anche una volta appesi gli scarpini al chiodo. Tanta tecnica e tanto amore nei confronti della casacca bianconera. E da questa mirabolante Top11 non poteva mancare Dante Bertoneri. Un personaggio che rasenta la leggenda per le vie di Massa, che a differenza dell’omonimo e ben più noto poeta fiorentino era solito scrivere componimenti accarezzando con maestria la palla sui verdi manti erbosi di tutta Italia.

Cresciuto nelle giovanili del Torino, dopo aver iniziato tra le fila della Litoranea, per Dante la vita sembrava aver aperto le porte dell’Eden calcistico. Sotto la Mole i tifosi granata rivedevano in lui i fasti di un tempo e a soli 17 anni faceva il suo esordio da protagonista nella massima serie. Un paio di stagioni da fuoriclasse assoluto, poi l’arrivo di un nuovo dirigente, Luciano Moggi, e un inaspettato trattamento che ha condizionato per sempre il prosieguo della sua vita calcistica e non. “Dopo il cambio di dirigenza e l’arrivo di certi personaggi a Torino, sono state messe in giro falsità sul mio conto. - commenta Bertoneri ai nostri microfoni - Ero giovane e non avevo un procuratore. Sui giornali non facevo altro che prendere bei voti eppure all’improvviso volevano cedermi al Cesena in Serie B. Da lì incominciarono a circolare tutte le cattiverie. La gente incominciò a dire che non avevo voglia di allenarmi, che non volevo prendere l’aereo. Tutte bugie che hanno leso la mia dignità umana. Fortunatamente oggi la verità sta venendo a galla e qualcuno inizia a ricredersi. ”.

Difficile per un ragazzo della sua età digerire l’allontanamento forzato dai granata. Perciò dopo qualche stagione passata tra Serie A e Serie B, le sempre più insistenti calunnie convincono Bertoneri ad accettare l’offerta della squadra di casa. E nonostante l’incredibile talento, ancora 26enne si ritrova a calcare i campi della C2 con la maglia della Massese, portando tutti a chiedersi cosa ci faccia un calciatore così talentuoso in categorie di tale livello. Ma per lui il bianconero di Massa è sempre stato qualcosa di diverso. “Vedere il bianconero della mia città è sempre stato speciale. Durante la stagione ’78-’79, quando giocavo nelle giovanili del Toro, partì apposta da Torino per andare a vedere la Massese ad Alba. Era il campionato di C2, vinse 3-2 l’Albese. - racconta Bertoneri Avevo tante altre offerte, ma decisi di giocare per la Massese. È la squadra della mia città, non avrei potuto fare altro.

Due stagioni all’ombra delle Apuane per il fantasista. Due anni che difficilmente i tifosi della Massese potranno scordare. Bertoneri è di un’altra categoria e tutti se ne sono accorti. Il suo arrivo nel settembre del 1987 ha portato ad un vero e proprio salto di qualità per la rosa che alla fine della stagione chiude a pari merito con Carrarese e Montevarchi al primo posto. Per la classifica avulsa i gialloblù non hanno bisogno di spareggi e promuovono direttamente in C1, mentre Montevarchi e Massese si giocano la promozione in un incandescente spareggio ad Empoli. Il 12 giugno del 1988 lo stadio di Empoli viene invaso da quasi 10.000 tifosi massesi. Sugli spalti è un’onda bianconera, ma i rigori lasciano l’amaro in bocca e a promuovere è il Montevarchi. “Io quel campionato sento di averlo vinto, perché ce lo meritavamo. Non eravamo una squadra costruita dall’inizio per vincere. Io arrivai a Settembre, in ritiro erano in pochi. Poi si creò un grande gruppo, sembrava di stare in famiglia. Mister Franzon fu bravo a capire il carattere della squadra. Creammo tanto entusiasmo, non capita spesso di portare così tanta gente allo stadio.”.

Il rammarico per una promozione mancata all’ultimo respiro è rimasto nel cuore di Dante, ma soprattutto è rimasto un senso di un’ennesima ingiustizia che il mondo del calcio aveva riservato a un ragazzo genuinamente appassionato al gioco. “Presi una traversa quel giorno e la palla uscì. Fummo sfortunati, sicuramente. Ma la sensazione è che qualcuno spingesse affinchè fosse il Montevarchi a promuovere. Ci negarono 3 rigori, di cui uno netto. Il gioco veniva sempre spezzettato e la gara fu condizionata. Purtroppo, nei palazzi non contavamo molto e ce l’hanno fatta pagare. Sarebbe bello chiedere al signor Boemo (arbitro della gara ndr) cosa successo in quel giorno. Ma sono passati tanti anni. Chi è dentro al mondo del calcio sa capire certe cose e io avevo già capito anni prima quello che stava diventando e che poi è diventato.

Non è un caso che i tifosi abbiano scelto la maglia numero 10 per consacrare definitivamente nella storia della Massese Dante Bertoneri. Il numero più rappresentativo di questo sport, il numero dei campioni, delle leggende, dei fantasisti. Quello che tutti i bimbi sognano di indossare. E niente meglio di questo può descrivere Bertoneri, numero 10 sì, ma con la grinta di chi è cresciuto sotto le tribune del Filadelfia: “Ero un giocatore a tutto campo. Spaziavo sull’esterno, tornavo ad aiutare dietro sé serviva, non mi limitavo alla fase offensiva. Ero propenso al pressing, avevo quella grinta che avevo acquisito giocando al Filadelfia, lo stadio del Grande Torino.”.

Una volta abbandonato il mondo del calcio, stufo delle male dicerie sul suo conto, per Bertoneri è nata la passione della corsa. Tante le gare podistiche vinte, a dimostrazione che lui si è sempre allenato mantenendo una vita e un’alimentazione da vero professionista, mettendo a tacere chi invece nell’arco della sua carriera aveva con insistenza e cattiveria affermato il contrario. Senza scordare mai, però, il legame con la squadra della sua città per cui aveva provato anche a tornare in campo. “Essere scelto dai tifosi per questa iniziativa è motivo di soddisfazione. Dispiace che Puppi non sia riuscito ad entrare in formazione. Non posso che ringraziare e salutare i tifosi della Massese. Tanti quando mi vedono passeggiare o correre ancora mi fermano o mi gridano che sono il numero 1. Fa piacere e soprattutto dimostra che la verità adesso la sanno tutti.

NICOLA BONGIORNI

Martedì 9 giugno 2020 alle 19:38:10
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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