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Appuntamento con la storia: la Massese di Cerilli

Dopo la retrocessione dalla Serie B, i bianconeri hanno continuato a dare spettacolo forti di una squadra fatta da talenti giovani e del posto

Nono episodio
Appuntamento con la storia: la Massese di Cerilli
Massa - Il pareggio interno del 13 giugno 1971 contro il Modena sancisce la fine dell’avventura in Serie B della Massese. Ultimo posto a 22 punti con solo 20 reti all’attivo, peggior attacco del campionato e uno dei peggiori della storia bianconera, e 43 subite valide per un biglietto diretto destinazione Serie C in compagnia di Casertana, penultima a 27 punti, e Pisa, terzultimo a 32 punti. Un sogno inseguito fin dal secondo dopoguerra che si conclude senza rendere giustizia né ad un’ottima squadra allestita durante l’estate, né all’attaccata e competente dirigenza né ai tanti tifosi che in quegli anni colmavano appassionatamente gli spalti del “Degli Oliveti”.

Si torna in Serie C, dunque, dopo un solo anno. Poco male, la proprietà è forte e sa reggere bene gli urti di una stagione fallimentare. L’intenzione del presidente Vieri Rosati e dei suoi soci è infatti quella di ricostruire fin dalla stagione ’71-’72 una Massese vincente, forte e soprattutto basata su un gruppo di giovani promesse coadiuvate da pochi elementi esperti e carismatici. Non c’è dubbio quindi che al centro del progetto debba esserci la figura di Giampiero Vitali che dopo essere arrivato nel novembre del ’69 si è preso sulle spalle tutta la squadra nelle annate precedenti, da vero capitano e gentiluomo quale era.
La linea verde di Rosati, una costante della sua gestione, viene adottata con successo nei grandiosi anni ’70 dei bianconeri, ma la stagione del ritorno in Serie C è fondata su un solo obiettivo: vincere per tornare in Serie B. Arrivano lo storico portiere Grassi, Mongardi, Simonato, Guglielmoni, Hellies, Buttini e Del Fabbro. Sulla panchina viene confermato Pinardi, ma dopo un’ottima partenza fatta da 3 vittorie arriva un digiuno di 8 partite senza bottino pieno. All’undicesima giornata, quindi, mister Pinardi si dimette a causa di divergenze con un autorevole componente del consiglio di amministrazione. Al suo posto arriva Alberto Eliani.

Sotto la guida di Eliani la squadra riesce a svoltare e ad inanellare una serie di 14 giornate senza sconfitta, ma ormai la vetta è scappata e le formazioni là davanti vanno troppo forte. La stagione si chiude con una vittoria per 3-1 sull’Olbia al “Degli Oliveti” e un più che onorevole quinto posto. In Serie B promuove il Del Duca Ascoli, una delle grandi rivali di due anni prima. Gli aspetti positivi sono tanti, tanti come i talenti giovani lanciati nel corso della stagione, proprio come da volere di Rosati. Dal vivaio di Renato Buzzoni debuttano Mosti, Vinazzani e Francesconi, tre che un giorno giocheranno nella massima serie, insieme al numero 3 preferito dai tifosi, Gigi Podestà, che arriverà fino alla Serie B. Senza scordarsi dei vari Vatteroni, Domenichelli e Lo Franco che si faranno conoscere nei campi delle serie minori.

E su questi elementi giovani e del posto si fonderà la Massese che la stagione successiva ripartirà dal Girone B di Serie C. Solo due componenti di quella rosa sono nella trentina: l’unico ed inimitabile Vitali e Grassi, che in quella stagione di anni ne ha 30. È una stagione di transizione, inevitabile per una squadra così giovane. Alla fine, i bianconeri chiudono all’undicesimo posto un tranquillo e quasi anonimo campionato. Quasi, perché oltre all’esplosione dei tanti talenti della zona, allevati nel fiorente vivaio, a Massa arrivano figure fondamentali per le gloriose annate successive: dalla Sardegna e da Livorno vengono riportati a casa innesti del calibro di Ceccotti e Pardini. E soprattutto da Chioggia, comune nella provincia di Venezia, arriva un diciannovenne di grandi speranze e fantasia che da lì a poco calcherà i prati di palcoscenici ben più prestigiosi: Franco Cerilli. Il tutto sotto la visionaria guida del Dottor Tito Corsi.

Il ’73-’74 si apre dunque colmo di giovani speranze. Il dottor Corsi ha le idee chiare e decide di portare a Massa, sua città natale, Antonio Bongiorni, detto “Bindon”, dall’Avellino. L’arrivo del massese in attacco e di Cherubini, Spadaro, Bordoni e del difensore Zanella conferiscono alla Massese la forma di una grande squadra pronta a prendersi la vittoria. Sarà una lotta all’ultimo sangue con la Sambenedettese per conquistare la B. Non fatevi ingannare dalla classifica, la Massese chiuderà sì al quarto posto e ben distante dalla vetta, ma fino al 12 maggio ‘75, giorno dello scontro diretto perso in terra marchigiana tra le polemiche per un arbitraggio troppo casalingo, la lotta è stata ad armi pari. Quella Massese, capace di arrivare anche in semifinale di Coppa Italia persa contro il Monza, è una delle squadre più forti che abbiano mai giocato in terra apuana. Oltre alle grandi prestazioni di Cerilli, da segnalare Podestà che con un insolito numero 10 sulle spalle anticipava i tempi come terzino fluidificante sulla fascia sinistra dando spettacolo al pubblico bianconero.

Anticipava i tempi. Come Tito Corsi. Perché se il Barcelona e la Spagna ci hanno abituato ormai a vedere in campo formazioni senza un centravanti vero, il cosiddetto “falso nueve”, in quegli anni a Massa si vedeva qualcosa di simile con Cerilli numero 9 ad attirare fuori lo stopper con movimenti a uscire e gli inserimenti di Bongiorni e Fichera, rinato sotto la gestione Corsi e capocannoniere della squadra.

Le prestazioni del giovane veneto in maglia bianconera hanno attirato le attenzioni di tutta Italia, soprattutto dell’Inter del nuovo allenatore Luis Suarez. I neroazzurri raggiungono infatti prima della fine del campionato l’accordo con la Massese: Cerilli a fine stagione si trasferirà ad Appiano Gentile in cambio di 200 milioni di vecchie lire, il prestito annuale di un giovanissimo Bortolo Mutti e un’amichevole tra le due squadre da disputare allo stadio “Degli Oliveti”.

E così fu. Cerilli giocò per due anni in maglia neroazzurro e poi fu ceduto al Lanerossi Vicenza. Insieme a Paolo Rossi sfiorò lo scudetto in maglia biancorossa. Mutti fece male nel suo unico anno a Massa e nessuno rimpianse la sua partenza. Mentre il 18 agosto del 1974, davanti a dei gremitissimi spalti, la Massese di capitan Vitali affrontò l’Inter di Suarez e del grande ex Cerilli. I bianconeri ressero per un tempo con un Bongiorni scatenato che fece venire gli incubi al compianto Giacinto Facchetti e passando addirittura in vantaggio al 15’ con Buttini. Prima della fine del primo tempo capitan Mazzola pareggiò la situazione e nella ripresa le reti di Moro e Cesati chiusero i conti prima del triplice fischio dell’arbitro Chiapponi di Livorno.

In foto Vitali scambia gagliardetto e saluti con l'allora capitano dell'Inter Sandro Mazzola prima dell'amichevole di lusso al "Degli Oliveti"

NICOLA BONGIORNI

Giovedì 28 maggio 2020 alle 09:01:00
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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