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Ultimo aggiornamento ore 12.49 del 14 Novembre 2018

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Tariffe marmo, Pap: «A Massa perdite comuni, utili per pochi». M5s: «Altro che rivoluzione»

cave e polemiche
Tariffe marmo, Pap: «A Massa perdite comuni, utili per pochi». M5s: «Altro che rivoluzione»
Massa - Male che vada le perdite vengono comunque (re)distribuite. Nella migliore delle ipotesi, invece, quella cioè di un profitto, meno si è meglio è. Questo sostanzialmente l’attacco di Potere al Popolo Massa che interviene in merito alle tariffe di escavazione del marmo annunciate dall'assessore al bilancio del Comune di Massa Pierlio Baratta. Molti i dubbi del movimento e i quesiti posti a mezzo stampa rivolti all'amministrazione comunale. «Molte cose non tornano. Primo dubbio circa il metodo attraverso il quale si è arrivati a determinare il valore medio di mercato. Non essendo pubblico lo studio dell'università di Siena risulta essere oscuro come si sia determinato il prezzo per ogni singola quantità. Indagine di mercato? Valutazione dei bilanci? Calcolo dei prezzi a valle della filiera? E' opportuno che l'intero studio venga reso pubblico in modo da capire come si è giunti a quei valori e poter fare corrette valutazioni».

Potere al Popolo chiede agli amministratori locali di condividere anche con la cittadinanza massese i parametri stabiliti per determinare le tariffe del marmo, in modo da concedere anche al “popolo” di avere voce in capitolo su un bene teoricamente appartenente alla collettività. Non solo quindi, affonda Pap, comunicare con gli «interlocutori privilegiati».

«Secondo dubbio il metodo di condivisione. La delibera di giunta è stata inviata ai concessionari, alle associazioni di categoria e alla camera di commercio i quali possono avanzare osservazioni. Siccome il contributo di escavazione rappresenta un'entrata del bilancio comunale e quindi determinerà le potenzialità di spesa dell'amministrazione, riteniamo che i soggetti che possano avanzare le osservazioni siano gli stessi cittadini. Aggiungiamo, perchè è sempre bene ricordarlo, che le cave appartengono alla collettività, il marmo appartiene alla collettività ed è un bene comune così come precisa lo statuto del Comune di Massa: ogni decisione relativa a beni comuni deve essere sottoposta alla partecipazione dei cittadini. Per questo ribadiamo la necessità di rendere pubblico lo studio dell'Università di Siena ed aprire un tavolo partecipativo che coinvolga tutta la cittadinanza. Scelte diverse da questa sono da ritenere ben precisi indirizzi politici di questa amministrazione che sceglie i propri interlocutori privilegiati».

«Terza perplessità è in merito alla scelta del valore medio che viene attribuito per cava e non per materiale come cita la legge. Ci domandiamo se il contributo quindi sarà calcolato sulla media, molto teorica, delle quantità estratte per singola cava, perché in quel caso l'utilizzo della media sarà a vantaggio, matematicamente dei concessionari. Oggi i sistemi di controllo e tracciamento dei materiali permetterebbero una valutazione puntuale di ogni materiale estratto e quindi una più equa applicazione del contributo, senza far ricorso alla semplificazione della media».

Non per ultimo, Potere al Popolo evidenzia gli effetti sull'ambiente che l’escavazione del marmo produce. «Sottolineiamo poi, prendendo come buoni i dati riassunti nella delibera e in particolare nella tabella allegata, come l'attività estrattiva ancora oggi, nonostante o forse grazie all'innovazione tecnologica, sia fortemente distruttiva. I blocchi estratti dalla montagna, cioè la parte buona del lavoro, rappresentano al massimo il 7,5% di quanto tolto dalla natura, il 92,5% è un sottoprodotto il cui valore, sempre da tabella, spesso è inferiore ai costi di escavazione. Un costo in termini ambientali e di protezione dei beni comuni che ricade completamente sulla collettività secondo il principio che si socializzano le perdite e si privatizzano i profitti. E' quindi indispensabile che sia aperto un confronto pubblico con la cittadinanza per evitare che le decisioni su un bene comune come il marmo vengano subite passivamente dalla nostra collettività».

L'INTERVENTO DEL MOVIMENTO 5 STELLE
“Finalmente il Comune di Massa sta cercando di mettersi in regola con i canoni da pretendere dai cavatori. Fino ad oggi l’amministrazione ha infatti richiesto un contributo unico per le varie tipologie di materiali estratti mentre la legge stabilisce di rapportare il contributo non solo alla quantità, ma anche alla sua qualità”. Esordisce così il consigliere del M5S Massa, Paolo Menchini, commentando la notizia dei nuovi valori base dei marmi massesi. “Attraverso una mozione presentata oltre un mese fa insieme alla mia collega Luana Mencarelli, avevamo sottolineato la situazione inverosimile dell’attuale tassazione, come già in passato: appena 17 euro alla tonnellata quando, prendendo a spunto il valore medio rilevato da ISPRA dei blocchi grezzi esportati dalla nostra provincia, si poteva ipotizzare tariffe anche doppie. Ora leggiamo di “rivoluzione cave”, ma sarebbe più opportuno parlare di “normalizzazione cave”, tanto che la mancata applicazione di una tariffazione che rispetti le indicazione di legge e che si attesti inferiore al valore medio di mercato costituirebbe un consistente danno erariale.”
Luana Mencarelli è netta: “Consideriamo poi che le misure intraprese sono comunque insufficienti. Nella nostra mozione invitiamo il Comune di Massa a prendere parte attiva all'Osservatorio prezzi del marmo - proposto dal Comune di Carrara - perché come è facilmente intuibile il valore delle pietre ornamentali è suscettibile di continue variazioni e un’amministrazione moderna deve saper stare al passo dei tempi, poi chiediamo finalmente di vedere la luce del Regolamento cave del quale il nostro Comune è ancora incredibilmente privo e anche in questo caso auspichiamo per la sua stesura definitiva un confronto con tutti i cittadini, anche organizzati nelle varie associazioni ambientaliste.”
Martedì 30 ottobre 2018 alle 18:40:08
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