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Regolamento marmo in Consiglio a Massa: opposizione all'attacco

Il consigliere Berti: «Tutto in sordina e tutto in fretta». Left: «Il nostro distretto da lapideo a minerario»

le critiche
Regolamento marmo in Consiglio a Massa: opposizione all´attacco
Massa - Il consigliere di opposizione Uilian Berti (Articolo Uno) e Left, laboratorio politico Massa-Carrara, intervengono con dure critiche nei confronti dell'amministrazione comunale massese che questa sera porterà in Consiglio comunale la bozza di regolamento degli agri marmiferi. Riportiamo di seguito i loro interventi.

BERTI: «TUTTO IN SORDINA, TUTTO IN FRETTA»
Il Regolamento degli agri marmiferi sarà portato in consiglio comunale per l’approvazione. Tutto in sordina, tutto di fretta. Un documento importantissimo che andrà a definire il quadro normativo dell’attività estrattiva nel Comune di Massa negli anni a venire senza che ci sia stata una seria e approfondita discussione, con la politica, con le parti sociali e con gli stessi cittadini. Di fatto, è stato tenuto nascosto ai consiglieri comunali fino all’ultimo ed è passato al vaglio di pochissime sedute delle commissioni, così come alla città intera: zero trasparenza e partecipazione. Immaginiamo che passerà in consiglio con il solito ‘plebiscito’ degli yes man di questa giunta, pronti a votare qualsiasi cosa senza mai porsi domande e interrogativi sugli effetti che tale regolamento avrà non solo sulle attività estrattive ma anche sull’ambiente e la qualità della vita di tutto il territorio. Ma questa è ormai la misura con cui lavora l’attuale maggioranza. Eppure di domande ce ne sarebbero tante da farne. Interrogativi a cui dovremmo poter dare risposte come collettività e non come prova di forza di un manipolo di ‘comandanti’ al potere. Il Regolamento dovrebbe infatti farsi carico dell’allarme lanciato dalle recentissimi indagini di Arpat, che testimoniano il precario stato di salute dei nostri corsi d’acqua a causa della marmettola. Dovrebbe assicurare maggiori standard di sicurezza per i lavoratori del lapideo. Dovrebbe persino essere una risposta alla devastazione delle Alpi Apuane, testimoniata dalle denunce ambientaliste ormai arrivate a livello globale, come testimonia il documentario Antropocene. Insomma, un Regolamento per tutta la città che avrebbe dovuto essere scritto insieme a tutti gli abitanti, con un ampio dibattito pubblico che definisse con chiarezza i confini del conflitto fra ambiente e lavoro con obiettivi ben chiari: ridurre al minimo gli impatti negativi dell’escavazione e iniziare davvero a ridistribuire la ricchezza prodotta sul territorio. Questo molto prima di pensare all’apertura di nuove cave, cercando di cambiare l’attuale modello socioeconomico del lapideo locale. Una necessità che emerge anche dalle recenti inchieste sul settore: il ‘nero alle cave’, l’operazione ‘King’ che ha messo nel mirino, in particolare, proprio il versante massese e l’acquisto, nell’ambito di una procedura fallimentare, della cava Puntello Mucchietto. È prioritario, quindi, per l’amministrazione e per la città, fare un’operazione di trasparenza e chiarezza. È fondamentale che l’amministrazione comunale di Massa (così come quella di Carrara)  chieda accesso agli atti  desecretati durante la fase delle indagini preliminari oltre a riservarsi di costituirsi parte civile nell’eventuale procedimento nelle indagini aperte. Potremmo ricavarne  informazioni  estremamente utili in una fase cruciale come questa in cui il Comune è chiamato a varare i piani attuativi e il regolamento cave con relativa tassazione: dalle inchieste emergerebbe come il valore reale dei blocchi  sia pari addirittura al doppio del valore dichiarato, con evidente alterazione del valore medio di mercato utilizzato dal Comune per l’applicazione dei tributo di competenza. Di fronte a questa realtà non possiamo chiudere gli occhi e neppure pensare di liquidare il dibattito pubblico chiedendo agli ‘yes man’ della maggioranza di votare per partito preso.

LEFT: «CAVE, AMBIENTE LAVORO E... REGOLE»
Dopo anni di attesa, l’Amministrazione in carica ha deciso di far deliberare il Consiglio comunale su una proposta di “Regolamento degli Agri Marmiferi”. A ben guardare, si va verso la trasformazione del “nostro” distretto lapideo in distretto minerario con gravi ricadute sul territorio, rappresentate principalmente da un di più di inquinamento, di traffico pesante, di rischio idraulico e di dissesto idrogeologico.
Infatti “premiare” chi fa scempio delle montagne per ricavarne carbonato di calcio conferma la volontà di favorire le rendite “facili-facili” e il totale disinteresse per i bisogni della collettività e della tutela ambientale.
Il Comune di Massa avrebbe dovuto proporre, approvare e dotarsi di un Regolamento degli Agri Marmiferi in grado di contrastare efficacemente il “saccheggio” indiscriminato delle nostre montagne non solo per ottenere maggiori “entrate” alle casse dell’Amministrazione (da reinvestire su interventi a tutela del nostro territorio), ma anche per dare maggior valore al materiale prelevato. Al contrario, la proposta che approderà in Consiglio comunale si caratterizza per la continuità al sostegno del “business del carbonato di calcio” ignorando le emergenze ambientali, l’inquinamento delle falde acquifere, il dissesto idrogeologico e, non per ultimi, i temi della salvaguardia occupazionale, della sicurezza sui luoghi di lavoro e l’intenzione (almeno per le aree di maggior importanza ambientale che sono quelle comprese nel Parco delle Apuane) di favorire l’avvio della “trasformazione” dell’economia estrattiva in favore altri tipi di economia puntando con decisione (e con le conseguenti scelte normative e regolamentari) alla riconversione ecologica del settore. Purtroppo la proposta di Regolamento degli Agri Marmiferi avanzata Dall’Amministrazione comunale di Massa e, probabilmente, approvata dalla “sua” maggioranza politica è “alimentata” da un quadro normativo regionale spesso contraddittorio al punto che alla Toscana servirebbe una nuova Legge Regionale sulle cave che, attraverso il rilascio di concessioni sostenibili, consentisse in tempi ragionevoli di:
-contenere il dissesto idrogeologico, il rischio idraulico e mettere in sicurezza le lavorazioni;
- aumentare le entrate derivanti dalle cave di marmo, garantendo in tal modo la certezza delle previsioni del bilancio comunale;
- recuperare alla proprietà pubblica i beni estimati;
- sostenere la filiera locale, mantenendo la disponibilità di una quota rilevante di materia prima di qualità;
-avviare e sostenere la riconversione ecologica del settore lapideo.
E servirebbe che il Parco regionale della Alpi Apuane ritornasse “senza se e senza ma” alla sua “mission” originale e costitutiva e cioè (Statuto all’Art.3 – Finalità) a perseguire: “…il miglioramento delle condizioni di vita delle comunità locali; la tutela dei valori naturalistici, paesaggistici ed ambientali; il restauro dell’ambiente naturale e storico; il recupero degli assetti alterati in funzione del loro uso sociale; la realizzazione di un equilibrato rapporto tra attività economiche ed ecosistemi”; e di: “…garantire la conservazione, la valorizzazione e lo sviluppo dei beni protetti”. Insomma, questo Regolamento non sa d’approvare. Almeno così come proposto dall’Amministrazione al governo della città di Massa. Ritirare l’atto si rende dunque necessario al fine di proporre un percorso “alternativo” fondato sull’ascolto, sul confronto e sulla partecipazione della cittadinanza, attraverso il coinvolgimento attivo delle associazioni ambientaliste, di tutte le forze politiche e sociali oltre che dei lavoratori e degli imprenditori del settore. Invece, una “sua” approvazione a “colpi di maggioranza”, si risolverebbe in un “atto di forza” politicamente sbagliato, amministrativamente ambiguo ed ambientalmente disastroso!
Lunedì 23 dicembre 2019 alle 11:52:48
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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